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Cleaners: racconti e critica sociale (in stop motion) dalle Filippine

Cleaners: racconti e critica sociale (in stop motion) dalle Filippine My rating: 3 out of 5

Tra le proiezioni del Torino Film Festival si possono trovare prodotti molto particolari, tra cui questo Cleaners, decisamente peculiare nel panorama cinematografico odierno.

Se vi va, vi faccio da Cicerone.

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La critica si è sperticata in altissime lodi parlando di Cleaners, e il motivo è presto detto. Non ci troviamo di fronte a un normale film, girato con una macchina da presa e composto attraverso il montaggio. Innanzitutto questa è una pellicola in stop-motion. I fan di Burton sono già eccitati.

Solitamente la stop-motion prevede la realizzazione di pupazzetti, nella maggior parte dei casi in plastilina, snodabili, di modo che possano assumere diverse posizioni. Ve la sto facendo semplice, non fate i radical chic.

Bene. Nel caso di Cleaners non ci sono pupazzetti. La stop-motion è realizzata attraverso un collage di fotografie. Figo? Sì. Folle? Ancora di più.

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Capiamoci bene bene. Già di solito la stop-motion è una pratica realizzata da pazzi criminali. Cioè avete presente cosa significa animare dei pupazzetti in plastilina? Prendo un esempio non troppo mainstream. Per La mia vita da Zucchina erano al lavoro 9 animatori che operavano su 15 set diversi e costoro riuscivano a realizzare circa 30 secondi di film al giorno. Fate un calcolo considerando che le scenografie e i personaggi di questo film sono tutto sommato semplici.

Ma non solo. L’animazione stessa è una follia artistica. Un giorno un saggio mi disse che animare è da pazzi perché costa di più, richiede più tempo e il prodotto che ne ricavi verrà visto come un film per bambini. Severo ma giusto.

Ok, Cleaners a ‘sto punto supera ogni soglia di pazzia.

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Io non riesco nemmeno ad immaginare il mal di testa nell’allineare e sincronizzare tutte le fotografie per dare la parvenza del movimento. E vi posso giurare che il movimento in Cleaners è fluidissimo. Sembra di guardare uno di quei libricini disegnati che poi fai scorrere sul pollice e che danno l’impressione di essere animati. Scusate la perifrasi, non ricordo come si chiamano quelle diavolerie.

E poi pensate che una volta ottenute le immagini in movimento queste stesse vanno sonorizzate. Quindi vanno registrati i dialoghi, i suoni ambientali, le musiche, tutto quanto. Pensate a che lavoro della madonna che c’è dietro.

Inoltre questo meccanismo di produzione costringe a una riflessione non indifferente sul mezzo cinematografico. Componendo immagini in movimento col procedimento suddetto significa letteralmente fare il lavoro che solitamente fa in automatico la macchina da presa, ovvero catturare uno ad uno i fotogrammi.

Continuo a pensare che tutto ciò sia follia. Ma senza dubbio una follia altamente degna di lode.

Aggiungeteci poi che alcune sequenze prevedono la colorazione a mano dei fotogrammi. Voi avete del talento e sto iniziando a provare un profondo senso di inferiorità.

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Il problema è che gli aspetti positivi di Cleaners si esauriscono, tutto sommato, qui. Certo, è da apprezzare la colorazione, che svolge un ruolo espressionistico-simbolico, ma per il resto il film risulta un po’ sottotono.

L’operazione è pregevole, in quanto non è fine a se stessa, ma finalizzata a una feroce critica sociale che mira a smascherare le contraddizioni che caratterizzano un paese come le Filippine.

Tuttavia la trama è pressoché inesistente e per giunta difficile da seguire, perché si tiene in piedi solo per sommi capi. Sicuramente Cleaners presenta scene molto forti e d’impatto, una su tutte il taglio di un prepuzio in diretta. Sì, anch’io ho sentito dolore. Ma oltre a ciò, nient’altro.

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Mi spiace anche ribadirlo, ma il problema è vecchio come il cucco. Un film può essere tecnicamente eccelso quanto volete, ma se poi quella tecnica non è controbilanciata da una consistenza di contenuto, allora resta solo un esercizio di stile.

Cleaners sta un po’ a metà, in quanto, come vi dicevo prima, la finalità esiste, anche se resta piuttosto inconsistente.

Vi faccio un esempio parallelo. Al Ravenna Nightmare Film Festival è stato proiettato Stranger. Quest’ultimo è un film eccellente dal punto di vista della tecnica, ma assolutamente vuoto e ridondante per il resto. Risultato: mi ha fatto cagare e una palla mi è rotolata lungo tutta la Pianura Padana.

Nel caso di Cleaners è un peccato, perché un’operazione così innovativa, che però risulta così inconsistente, suona tanto di occasione sprecata.

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Un paesaggio in ombra e una luce calante che getta tenebra su una figura defilata. Un poco inutile descrivere chi o cosa sono io se poi ognuno di voi mi percepirà in modo diverso, non trovate?

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