In sala

Deadpool 2 – Come prima, più di prima (e sempre un po’ a pecorina)

Deadpool 2 – Come prima, più di prima (e sempre un po’ a pecorina) My rating: 4 out of 5

Ma, secondo voi, si può cominciare una qualsivoglia recensione di Deadpool 2 in maniera seria? O senza rompere almeno una volta la quarta parete della scrittura? Che poi, quale diavolo è la quarta parete della scrittura? Dirvi che sono in pigiama sul divano mentre digito queste esatte parole? Probabile. Per quanto riguarda la (non) serietà, togliamoci subito il patema: tette cazzo culo figa merda. A posto? Almeno Google è contenta e vi blocca l’articolo perché ci sono le parolacce.

Veniamo a noi. Ha, “veniamo a noi”, l’avete capita, l’avete…? Ok, l’articolo su Deadpool 2 non sarà tutto così, farò il possibile per trattenermi, ma non prometto niente. Un po’ quello che dico al mio intestino tenue quando passo davanti al McDonalds dopo una partita di calcetto.

Perciò andiamo subito a parlare del film, altrimenti continuo a cazzeggiare sui tasti e non è il caso. Ora, non so se fare spoilerz o meno, probabilmente no, anzi, li metto sotto il banner a tendina così potete andare avanti a leggere senza patemi. Che poi, non è che ci sia tutta sta roba da spoilerare sulla trama. Ops, vale come spoiler?

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Perché Deadpool 2 inizia subito con il botto, metaforico e non, citando la fine dello splendido Logan dissacrandone ogni singolo istante. Eccolo tutto il film, Deadpool questo è e questo da lui vogliamo: una bagascia dell’intrattenimento. Oh, non a tutti la cosa potrebbe piacere, e ci sta, ma sticazzi, io volevo 119 minuti di risate ignoranti, metacinema, scene d’azione girate come dio comanda e Ryan Reynolds che fa, beh, Ryan Reynolds, ormai. Pirandello si sarebbe divertito a incontrarlo. Deadpool 2 mi ha dato tutto questo, e anche un pelino di più, a essere onesti.

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La roba inaspettata che succede prima dei titoli di testa mi ha sinceramente (e piacevolmente) spiazzato, e grazie al cielo Deadpool resta Deadpool nonostante il tocco quasi (molto quasi) drammatico che il film prende. Perché l’ho già citato prima e non sapete quanto la cosa mi renda felice: Ryan Reynolds ha firmato (assieme ad altri due tizi che non conosco) la sceneggiatura. Capite? Quanto gli vogliamo bene a un matto che si prende per il culo giorno dopo giorno ma ha trovato la sua vera dimensione, il suo alter ego perfetto (sempre che Reynolds non sia l’alter ego di Deadpool)? Io tantissimo, e anche voi dovreste.

Bene, finito il siparietto sul fatto che mi coccolerei Reynolds solo per poter dire che grazie alla proprietà transitiva ho toccato Blake Lively.

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Deadpool 2 gigioneggia in continuazione, sfruttando l’onda del capitolo uno e cavalcandola in perizoma su un surf fatto di politicamente scorretto. E fa esattamente come il primo film, ma, ripeto, chissenefrega, perché questo è (e deve) essere Deadpool, una sorta di riflessione brutta, sporca e cattiva sul resto del comparto supereroistico (e non). Perché Deadpool è come Platinette, ci monda da tutti i nostri peccati, e Deadpool 2 è esattamente la locura che lo Sceneggiatore 1 di Valerio Aprea in Boris vuole far “acchiappare” a René: una strana, colorata, luccicante frociaggine. Smaliziata e allegra come una cazzo di lambada (mentre fuori c’è la morte). Colpito e affondato.

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È un problema mio se il metacinema mi provoca erezioni peggio di Salvini che sente pronunciare “John Deere”? Sì, ma è comunque bellissimo. Deadpool 2 ha talmente tanti inside joke sull’universo Marvel e DC che ho già prenotato quindici visite dall’andrologo (e un provino con Brazzers). Ve le metterò sotto spoiler da bravo bimbo, ringraziatemi.

Spoilerini metacinematografichini
Dopo tipo venti minuti scarsi sentir dire “ho lottato contro un tizio ma poi ho scoperto che anche sua madre si chiamava Martha e abbiamo smesso” valeva già tutto il film. Un salutone a quella palta fumante di Batman v Superman.

Aspettavo solo che Deadpool chiamasse Josh Brolin Thanos, ed è successo. Ho riso comunque, forte. Grazie.

Occhio di falco che è un cancro ambulante con le frecce, ho sputato un polmone.

Il riferimento a John Wick e al cane morto, secondo polmone che vola in sala.

Brad Pitt. Gente, Brad Pitt. Così, dal nulla. Come tutti i giovani mutanti di First Class chiusi in una stanza. Chapeau.

Io giuro che rivedere quella scena di X-Men le origini con QUEL Deadpool e il vero Deadpool che lo ammazza è poesia pura, così come Ryan Reynolds accoppato dopo aver letto la sceneggiatura di Lanterna verde. Doppio metacinema, metacineminception. Lo splendore.

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Ma poi Peter, tutto Peter è qualcosa di perfetto in una scala che va da 0 a Peter. E la X-Force, ogni cosa relativa alla X-Force va oltre qualsiasi sogno bagnato di uno stronzo spettatore stanco del buonismo cinematografico e televisivo.

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Note dolenti? Alcuni passaggi di trama un po’ così (ma, dopotutto, la sceneggiatura è deboluccia), il ragazzino che ha scoperto i suoi poteri alla dodicesima sega giornaliera che è fastidioso quanto una scheggia sottopalle, il direttore lasciamo perdere. Sapete cosa mi sarei aspettato? Che Deadpool 2 evidenziasse ancora di più queste parti scritte molto alla buona, dicendo apertamente “siamo un film cazzaro, sbattetevene della trama come abbiamo fatto noi nello scriverla”. Ryan, so che stai leggendo, per il terzo fai così: sottolinea i passaggi deboli volta per volta, rendi perfetto il film.

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Ma poi c’è Cable, un bellissimo Cable, che formerà una coppia fantastica con Deadpool nel prossimo capitolo. Perché un prossimo capitolo ancora più cazzaro, esagerato, cinecomicamente scorretto deve e dovrà esserci. Nessuno ha parlato dell’acquisizione della Disney, oltretutto, volete davvero dirmi che non se lo stanno tenendo per Deadpool 3?

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Perciò che dirvi ancora? Godetevi le migliori (sì, le migliori mai fatte) scene post-credit di sempre (e non state fino in fondo ai titoli lunghi perché tanto non c’è niente, prego). Dopinder uber alles, sempre, ovunque e comunque. Confermate Leitch alla regia, vi prego, se lo merita alla grande, e continuate così. C’è il rischio che il giocattolino inizi a scricchiolare, un po’ come il secondo Guardiani della Galassia (scricchiolare eh, mica è un brutto film il Vol. 2, certo, avesse avuto una trama sarebbe stato meglio, ha!), ma Deadpool 2 ha un’arma in più sul lungo periodo rispetto al supegruppo orchestrato dal buon James Gunn: il metacinema. Se sfrutta quello alla perfezione non potrà mai stufare.

Quello e Morena Baccarin, si capisce.

(Mi sono appena reso conto di aver terminato la recensione scrivendo di “sfruttare Morena Baccarin”, che in tempi in cui è quasi reato dire presidente, invece che presidenta, a una donna, non è per niente male. Sono fiero di me).

Article written by:

Edoardo Ferrarese

Folgorato sul Viale del Tramonto da Charles Foster Kane. Bene, ora che vi ho fatto vedere quanto ne so di cinema e vi starò già sulle balle, passiamo alle cagate: classe 1992, fagocito libri da quando sono nato. Con i film il feeling è più recente, ma non posso farne a meno, un po' come con la birra. Scrivere è l'unica cosa che so e amo fare. (Beh, poteva andare peggio. Poteva piovere).

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