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Detroit: la mia predizione per i prossimi Academy Awards

Detroit: la mia predizione per i prossimi Academy Awards My rating: 4.5 out of 5

Detroit, nuovo film di Kathryn Bigelow, è una grande ricostruzione di quelli che sono stati gli scontri tra forze dell’ordine e afroamericani avvenuti negli anni ’60 nell’omonima città.

“Rimani in silenzio o il prossimo sarà per davvero.”

Finalmente, è arrivato nelle sale italiane con un ritardo di soli quattro mesi rispetto all’uscita statunitense, questo benedetto Detroit. E, se già negli USA la distribuzione di questa pellicola era stata limitata a venti sale, qui nel Bel Paese siamo riusciti a fare di meglio. Quindi, inizio subito ad invitare chiunque sia interessato, ad andare a vederlo al più presto, prima che lo tolgano per dedicare un’altra sala al nuovo “capolavoro” di Vanzina, Caccia al tesoro.

“This man is a soldier? His real name’s Clarence!”

Sotto il punto di vista narrativo, Detroit è davvero interessante. Questa signora della guerra AKA Kathryn Bigelow, supportata nella sceneggiatura dal solito Mark Boal, ha strutturato un film a tre episodi, che confluiscono, poi, nell’evento centrale della pellicola, ovvero gli avvenimenti dell’Algiers Motel di Detroit, nella notte tra il 25 ed il 26 Luglio del ’67.

Non so se si possa parlare di spoiler, se ci si riferisce ad un avvenimento storico, ma per evitare ogni tipo di flame, basta dire che, in quel motel, qualcuno è morto, ingiustamente.

Il film viene introdotto con una scena che spiega come sia iniziata la rivolta, ovvero con l’intervento delle forze armate in un bar privo di licenza, evento che scatena saccheggi e crimini, determinando la formazione di una vera e propria zona di guerra. 

Gli episodi/personaggi sono:

  1. L’agente Krauss: per ovvi motivi, il personaggio qui non mantiene il nome dell’uomo reale a cui si rifà, ovvero l’agente Ronald August. Krauss, agente razzista e dal grilletto facile, che nei primi minuti di film liquida il mio amatissimo Tyler James Williams (Chris in Tutti odiano Chris), è interpretato da Will Poulter (The Revenant), il 25enne più 15enne che esista. Nonostante nei primi minuti sia piuttosto strano vederlo calato nel ruolo del “cattivo” per il suo viso giovane e pulito, Poulter regala un’interpretazione M-O-S-T-R-U-O-S-A: riesce a far provare più volte allo spettatore l’istinto di tirargli una combinazione destro-sinistro-gancio alla Mike Tyson, cosa che è sintomatica di un’ottima prestazione.
  2. Dismukes: interpretato da John Boyega, che molti conosceranno per Star Wars: Il risveglio della Forzaè un Batman della rivolta, operaio di giorno e guardia di notte, che non sembra molto apprezzare il comportamento dei suoi colleghi poliziotti, e che, per casualità, finisce nel motel citato ad assistere agli eventi lì consumatisi. Boyega, per i pochi momenti in cui appare, dimostra di essere un attore con i controcazzi (che per la sua origine, potrebbero essere grossi. AHA! Battuta razziale in un film sulla discriminazione razziale! Ridete! Tra poco mi giocherò anche quella sui neri che muoiono per primi negli horror!)
  3. Larry e Fred: interpretati da Algee Smith e Jacob Latimore, attori relativamente sconosciuti. Entrambi mantengono lo stesso nome del personaggio reale a cui si riferiscono, ovvero Larry Reed, cantante dei Dramatics e Fred Temple, sua guardia del corpo. Entrambi, dopo una fallimentare serata in teatro, finita per l’inizio della rivolta, vanno a “rifugiarsi” proprio nel motel degli avvenimenti.
  4. Il motel: la parte restante dei personaggi è concentrata nel Motel, dove conosciamo le bellissime Julie (Hanna Murray) e Karen (Katilyn Dever), Greene, veterano di guerra (Anthony Mackie), Aubrey (Nathan Davis) e Carl (Jason Mitchell), nonché i restanti agenti coinvolti.

Detroit funziona?

E grazie al cazzo, risponderei. La sceneggiatura racconta per filo e per segno gli avvenimenti emersi dalle testimonianze in tribunale e non, in quanto la verità sugli avvenimenti non è mai stata confermata, ma la Bigelow è, come sanno tutti, un asso della regia. La fotografia è, passatemi il termine, molto “scura” e cupa, e, forse, solo nell’introduzione risulta leggermente TROPPO scura (ovvero: non si vede un cazzo, ma poi passa), mentre l’operatore di camera è l’uomo a cui avrei stretto la mano appena uscito dalla sala: in un film di due ore e mezza ci saranno massimo un paio di riprese a camera fissa, il resto è a camera mobile e traballante. Spettacolo.

L’opera ha un carattere marcatamente iperbolico, con tutto che è buttato su un’esagerazione che inevitabilmente rappresenta la paradossalità di una guerra urbana sanguinosa e crudele del tutto senza senso. Basti pensare alle tattiche d’interrogatorio mostrate, o all’uccisione a sangue freddo di innocenti, o, ancora, alla scena della morte della bambina (non è spoiler, è una scena d’introduzione che mette i brividi.)

Detroit è DISGUSTOSO, nel senso buono della parola. Lascia nello spettatore un senso di rabbia ed impotenza funzionale al messaggio che il film vuole mandare, ed il tutto è studiato a tavolino sin dall’inizio, forse in maniera leggermente troppo visibile in alcuni momenti.

Ma allora perché non dare 5 stelle piene?

Semplicemente per un motivo: detesto dirlo, ma Detroit non è per tutti e non lo farei vedere a tutti. Ha un ritmo lento e non perfetto, a dirla tutta: si dilunga in scene che potevano tranquillamente essere accorciate (basti pensare all’imitazione che Carl fa del poliziotto, abbiamo capito che la polizia uccide ingiustamente, perché ripeterlo ancora?!), cosa che lo rende non adatto a qualche “cineasta della domenica pomeriggio”. Ciò non toglie che, comunque, rimanga un ottimo film, ma non un capolavoro.

Detroit è segnato, infatti, proprio dalla tematica di cui tratta, che è molto vincolante (ma sappiamo che alla Bigelow piace così: Zero Dark Thirty insegna) e che, quindi, non lascia un eccessivo spazio all’interpretazione, tanto che nel finale vengono aggiunte quelle scritte fastidiosissime che raccontano il “prosieguo” della storia reale, che non a tutti (A ME) potrebbero piacere.

Passo a spiegare il titolo.

Se fossi in voi, 5 euro su una probabile vittoria agli Oscar come Miglior Film, ce li punterei. Gli ingredienti ci sono tutti:

  • Kathryn Bigelow, che piace all’Academy tanto quanto gli piace prendere per il culo Di Caprio.
  • Minoranze etniche maltrattate.
  • Gente che s’indignerà nel caso non dovesse vincere Dunkirk.
  • Scene iconiche e significative (e queste sono davvero belle, tipo quella in cui Larry canta in un teatro ormai svuotatosi a causa della rivolta).

Ricordate che io ve l’avevo detto.

E se non dovesse essere nemmeno candidato, ancora meglio, diventerà un cult.

Detroit

Tralasciando le speculazioni scherzose, Detroit è un film ottimo, sicuramente tra i migliori di quest’anno: sarebbe cosa buona e giusta non farselo scappare.

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Nasce in quel di Napoli nel 1998 ma è rimasto ancora negli anni '80. Spesso pensa di esser stato un incidente ma i suoi genitori lo rassicurano: è stato molto peggio. Passa la totalità della sua giornata a guardare film e scrivere, ma ha anche altri interessi che ora non riesce a ricordare. Non lo invitate mai al cinema se non avete voglia di ascoltare un inevitabile sproloquio successivo, qualunque sia il film.

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