In sala

Domino e la caduta degli Dei del passato: è davvero la fine?

Da quando vidi il trailer di Domino, in sala, e lessi “diretto da Brian De Palma” il mio cuore non potè fare a meno di ricevere un leggero, ma entusiasmante, colpetto. Sì, perché Brian De Palma non solo, storicamente, è stato la mente dietro ad alcuni dei capolavori che più amo, quali Carrie, o Carlito’s Way, Black Dahlia, Scarface, Gli Intoccabili, ma anche perché ora questo signore ha pressoché 80 anni, e, solo per il gusto di dire “guarda questo ad 80 anni che tira fuori e io invece a 20 non sono capace di aprire lo yogurt senza spezzare la plastica sopra” l’avrei visto.

E quindi, Domino esce in concomitanza con Spiderman: Far From Home, in estate, con una durata strana (intorno agli 89 minuti, però controllando velocemente online, si nota che in realtà, dovrebbe durarne 120), e in più si apprende la notizia che De Palma stesso l’ha disconosciuto. Non sono buoni auspici.

Parto con ordine, non c’è bisogno di parlare del film, sembra assurdo, e infatti non inserirò un rating, ma la pellicola è letteralmente un colpo al cuore: una Ferrari di quelle visivamente spettacolari, con un cartello sopra che segnala il fatto che non può salire sopra alla seconda marcia. Questo è Domino. Un cast di attori decente, con Coster-Waldau e Van Houten che vengono dal Trono di spade e che ormai regalano in blocchi (e questo è il primo segno della disapprovazione di De Palma, che si ritrova con attori che, evidentemente, non gli andavano a genio). Una trama che offre degli spunti che, visti i precedenti del regista, gli avrebbero permesso di approfondire temi importanti e ci tornerò tra poco. Il tutto culmina in un montaggio a dir poco inspiegabile, che anche un orbo scoprirebbe essere incompleto nella versione finale.

E tutto questo non sarebbe stato nemmeno un problema reale, se solo il tutto non fosse stato strappato, ancora più visibilmente, dalle mani di De Palma. 

«Domino non è un mio progetto. Non ho scritto la sceneggiatura. Ho avuto un sacco di problemi coi finanziamenti, non ho mai avuto un’esperienza così orribile sul set. Una gran parte del nostro team non è ancora stata pagata dai produttori danesi. Questa è stata la mia prima esperienza in Danimarca, e quasi sicuramente sarà l’ultima»

E nonostante questo, per quel di buono che si vede, sembra tutto una parodia: a partire dall’incipit, con il nostro Christian che dimentica la pistola perché intento in giochi amorosi, punto iniziale che conferisce al personaggio quell’aria da spastico che non abbandona per tutto il tempo. In più l’azione tra CIA e Isis, la vendetta, e, in pratica, la sostanza del film, è tutta nei telefoni e nelle foto. Ho omesso, infatti, un punto importante: il film è ambientato nel futuro, ma non un futuro lontano, anzi, ci troviamo a Copenhagen, nel 2020 (e questo dovrebbe farvi capire quanto a lungo possa esser stato rimandato). Tornando ai telefoni, qui ho visto il De Palma che conosco: lo schermo, l’apparenza, la deriva tecnologica del mondo… è tutto lì, lo si vede da lontano e non viene approfondito.

Sarà lecito, dunque, chiedersi il perché? Io non credo che il regista dopo 60 anni di onorata carriera possa aver dimenticato il cinema, e non credo nemmeno che nei malvagi produttori ci sia da vedere un nemico, perché, senza di loro, l’industria probabilmente non progredirebbe. Ma, allora, dov’è il problema? Perché De Palma non può più fare quel che vuole con i suoi film? Sarà scontato, ma un action di matrice hitchcockiana come questo non “tira” più in sala. Come non tirano drammi, commedie non demenziali, thriller psicologici et similia. E, ovviamente, non è sempre stato così. Come si accontenta quindi un pubblico saturo che ora ha già visto tutto, che va avanti a Cinecomics e Annabelle? Non (sempre) con l’autorialità, è palese. Il pubblico è rincretinito? Non saprei, probabile. Forse è anche per questo che il cinema in sala sta per essere soppiantato dall’on-demand.

Questo, però, sì che è un male.

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Nasce in quel di Napoli nel 1998 ma è rimasto ancora negli anni '80. Spesso pensa di esser stato un incidente ma i suoi genitori lo rassicurano: è stato molto peggio. Passa la totalità della sua giornata a guardare film e scrivere, ma ha anche altri interessi che ora non riesce a ricordare. Non lo invitate mai al cinema se non avete voglia di ascoltare un inevitabile sproloquio successivo, qualunque sia il film.

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