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Gifted – Il dono di essere bambini

Gifted – Il dono di essere bambini My rating: 5 out of 5

Gifted – Il dono del talento fa riflettere con delicatezza, senza mai scadere nel banale.

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** occhi a cuore per lui **

Avete presente Chris Evans, il biondo e patriottico Capitan America?

Spogliatelo per un attimo di scudo e tuta (e soffermatevi su questa immagine meravigliosa): avrete davanti un bravissimo giovane attore, capace di portare sullo schermo tante diverse – e realistiche – versioni di se stesso. È a suo agio nei film romantici, grazie alla bella presenza; non sfigura in quelli comici, quella faccia da schiaffi è fatta per sfornare battute a raffica. Ed è sorprendentemente intenso nei ruoli drammatici. Guardatelo in Snowpiercer e ne avrete la prova.

talentoIn Gifted – Il dono del talento abbiamo di nuovo un Chris (lo chiamo per nome perché siamo grandi amici e ci vogliamo bene) intenso e profondo. Il film, uscito nelle sale la scorsa settimana, racconta la storia di Frank (Evans) e della nipotina Mary (Mckenna Grace, anni 11, film fatti DIECI), una bimba dalle geniali capacità mentali. Sua mamma, la sorella di Frank, a sua volta una brillante matematica, si è suicidata quando Mary era ancora in fasce e ha deciso di affidare la figlioletta al fratello, chiedendole di farle vivere una vita “normale”. Quando conosciamo questa strana coppia, li vediamo vivere in una casetta in Florida, dove lui lavora riparando barche mentre la bimba cerca di ambientarsi a scuola. La sua insegnante Bonnie (Jenny Slate) realizza immediatamente l’incredibile talento della piccola Mary, che a sette anni sa già moltiplicare a mente numeri di tre cifre, e cerca di affrontare la situazione con Frank.

Contemporaneamente fa la sua entrata in scena la nonna, Evelyn (Lindsay Duncan), che cerca di togliere Mary dalle braccia amorevoli – seppur anticonformiste – di Frank per farla studiare in un ambiente più appropriato a qualcuno con le sue abilità (il MIT). Nascerà, da questo conflitto, una straziante battaglia legale che strapperà a noi spettatori più di una lacrima.

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Non sono una persona che tende a commuoversi facilmente per i film sentimentali, anzi, in generale non apprezzo molto i film che sembrano studiati per intenerire. Bimba bionda con occhioni azzurri, parenti serpenti, separazioni, lacrime… Anche Gifted – Il dono del talento sembrerebbe avere tutti luoghi comuni ideali per far piangere le donne sensibili alle tenerezze (e alla bellezza ruvida del protagonista). Eppure il film mi ha stupita per la sua capacità di suscitare tenerezza e commozione senza scadere quasi mai nel banale. Probabilmente grazie alla commistione di ironia, soprattutto nella prima parte, e dramma, Il dono del talento non appesantisce gli animi ma ci fa piangere e sorridere sinceramente.

Il merito è del regista, Mark Webb, che già con 500 giorni insieme aveva saputo raccontare un dramma reale con la stessa dose di innata simpatia e profondità, rendendolo, appunto, veritiero. La sceneggiatura di Tom Flynn, poi, permette a Evans e Grace di dare il meglio di sé: lui interpreta bene la parte di un uomo tenero ma pieno di rancori e sensi di colpa; lei suscita a pelle una simpatia e una dolcezza infinita, sono adorabili gli sbuffi con i quali risponde agli adulti, uno più insensibile dell’altro. Per non parlare del rapporto col micione di casa, Fred, rosso e monocolo, protagonista di alcune tra le più dolci scene del film.

talentoWebb e Flynn indagano insieme non tanto il dono del talento in sé, quanto piuttosto le relazioni che questo dono rivoluziona. Come ci si comporta in una famiglia quando ci si trova di fronte ad un simile genio? E non si parla necessariamente di una famiglia convenzionale, fatta di legami di sangue, ma anche di quella creata da tanti rapporti di affetto, come tra Mary e la vicina di casa Roberta (Octavia Spencer) o con la sua insegnante Bonnie. La famiglia vera, in questo caso, diventa invece motivo di dissapori.

Brillante matematica a Cambridge, la nonna Evelyn dopo essersi sposata è diventata solo una moglie, e dunque prima con la figlia e poi con la nipote cerca di ri-vivere ciò che lei stessa non è riuscita a completare. Ma è giusto? Allo stesso modo Frank, forse inconsciamente o forse no, si ostina a far condurre a Mary un’esistenza ordinaria per permetterle di crescere come una bambina, ma anche per allontanarsi da quello che Evelyn vuole costringerlo a fare.

Ovviamente la soluzione sta nel mezzo, questo è chiaro fin da subito, ma Gifted non ce lo spiega mai in maniera banale né scontata. Il talento geniale di Mary è il pretesto per parlare di affetto, di amore, di famiglia, di dolori da affrontare e superare insieme. Ma senza mai dimenticarsi dei bisogni sostanziali dell’altra persona, indipendentemente da ciò che la rende diversa. “È una brava persona, mi ha voluto bene prima che fossi intelligente” dice Mary a un’assistente sociale, parlando di Frank. E in questa semplice frase si riassume tutta la delicatezza e sensibilità del film.

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Article written by:

Giulia Cipollina

28 anni, laureata, lavoro in un negozio di ottica e fotografia. Come se già non bastasse essere nerd: leggo tanto, ascolto un sacco di musica e guardo ancora più film – ma almeno gli occhiali per guardare da vicino posso farmeli gratis.

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