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Halloween (2018) – Quella sensazione di Déjà-vu e di esaltazione

Halloween (2018) – Quella sensazione di Déjà-vu e di esaltazione My rating: 3.5 out of 5

7:30 di mattina. Nell’aria un vago odore di caffè e cera per pavimenti. L’Auditorium ha appena aperto e io ho già sete di sangue. Oggi guardiamo il sequel di Halloween, firmato dall’eclettico David Gordon Green. Non conoscete il regista? È la mente dietro a quelle follie di Pineapple Express e Sua maestà, presente a Roma lo scorso anno con Stronger. Caldamente consigliati, fidatevi di un MacGuffer.

I’m back… BITCHES!

Aspettative? Abbastanza alte; il ritorno del mio ammazza-babysitter preferito, Jame Lee Curtis invecchiata e incazzatissima e la Blumhouse alla base di un progetto che si prospettava interessantissimo. Come sarà andata?

“Mica potremmo cancellare Halloween!”

Dopo 40 anni di prigionia, due giornalisti di inchiesta fanno visita a Michael Myers, pochi giorni prima del suo trasporto presso un nuovo istituto, per ricostruire i fatti della notte di Halloween del 1978. Nel frattempo, Laurie Strode è invecchiata, diventata paranoica e ha bruciato i ponti con la sua famiglia perché spaventata dall’idea che The Boogie Man possa tornare a farle del male. Insomma, il mostro sembra proprio la protagonista dell’originale. Sarà mica che in mezzo a tutto questo casino, Myers riuscirà ad evadere?

La storia, sostanzialmente non cambia: adulti rincoglioniti e felici, quartiere borghesuccio e pieno di ragazzini perfetti per le armi bianche di Michael. Il cast è calzante, recita il giusto sopra le righe ed è “ignorante” quanto basta, in linea con l’idea di slasher anni ’70; a tutto questo aggiungeteci una siringata di adrenalina e tamarraggine da teen movie e la mia droga preferita è bella che servita. Un punto in più per aver mantenuto l’immortale colonna sonora originale, composta da John Carpenter in persona. Spumeggianteeeeeeee!

L’Halloween di Gordon Green è citazionista, devoto come pochi sequel al primo capitolo, tanto da riprenderne alcune scene in copia carbone; G.G. non è Carpenter e in alcuni momenti lo si nota parecchio, soprattutto per la costruzione della tensione (esplosa al meglio solo sul finale, *scena nella casa da cardiopalma*), ma si difende con le unghie e con i denti, mettendo in scena il SUO sequel. Irriverente, violento, tamarro e senza grandi pretese. D’altronde, mica si può cancellare Halloween!

E qual è il problema allora?

Solo cose positive fino ad ora… dov’è la pupù allora? Secondo me, il difetto più grosso… è proprio l’attrazione principale, l’uomo più atteso: Michael.

Dall’affascinante uomo deviato sessualmente e figlioccio del demonio, perdiamo totalmente l’influenza del Norman Bates di Psyco per arrivare a una macchina omicida che non segue una logica. Un mostro che si nutre di mera libidine con l’assassinio e la vendetta, come testimoniano la varietà sorprendete di vittime e non le solite coppiette di innamorati e le babysitter isolate. Uno dei più bei serial killer di sempre privato del suo spessore. Non dovevate farmelo.

In più, il più “grande” colpo di scena è così telefonato che l’avevo capito ancora prima di entrare in sala. Della serie, “ho la faccia cattiva, ma fidatevi di me che non farò nulla!”. Nella mia mente è rimasta tremendamente una frase detta da un accreditato stampa all’uscita dalla sala: “Sì sì, interessante… ma è tutta roba già vista! O no?”.

Amichevolmente non ho potuto che annuire. Nonostante tutto, nonostante il divertimento e la completezza del film, devo ammettere che a gli spettatori più navigati o a gli appassionati della saga questo capitolo possa sembrare un filino… riciclato, ecco. Ma io mi schiero apertamente e vi dico che la formula è vincente, esaltante e perfetta per gli amanti del genere.

Lo Slasher che ci piace scuote anche la Festa di Roma. Perché non è una mostra, altrimenti Monda si arrabbia.

Felice Halloween!

Article written by:

Davide Casarotti

Antipatico e logorroico since 1995. Scrivo di Cinema da quando ho scoperto di non saper fare nulla. Da piccolo volevo fare il cuoco, crescendo ho optato per il giornalista; oggi mi limito ad essere pessimista, bere qualche birra con gli amici e andare al Cinema da solo. Giuro, non sono una brutta persona.

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