In sala

Hanno ucciso il cinema italiano, chi è stato si sa: The Broken Key

Hanno ucciso il cinema italiano, chi è stato si sa: The Broken Key My rating: 0.5 out of 5

Vediamo di capirci subito almeno non chiamate il manicomio per farmi internare. È andata così: dopo incessanti settimane di capillare trapanamento testicolare da parte di un mio amico, acconsento alla visione di The Broken Key, nonostante il trailer facesse presagire l’apocalisse in pellicola. Poi succede l’inaspettato: martedì 14 vado sul sito del cinema Ideal di Torino, tanto per dare uno scorcio alla programmazione, e vedo un mega giga annuncio per l’ANTEPRIMA MONDIALE del film. Ora, l’Ideal di Torino è un buon cinema mainstream come tanti. Fine. Perciò capite che ANTEPRIMA MONDIALE suonava una sinfonia così trash nelle mie orecchie, ma così tanto trash, che solamente un video perduto di Luca Giurato che solfeggia alcuni endecasillabi di Dante avrebbe potuto impressionarmi di più.

Avrete inteso che il mio viaggio nei gironi infernali di The Broken Key non comprende solo la visione del suddetto film. C’è tutto un comparto collaterale di indicibile trash che deve essere raccontato. Fidatevi e partite con me. A fine lettura avrete una storia simpatica da raccontare ai vostri amici, garantito come la Pepsi al gusto di melone.

(Se invece siete figli di Goebbels e volete leggere solo la recensione del film andate direttamente al paragrafo The Broken Key, nessuno vi giudicherà. A parte me).

IL PRIMO CONTATTO

Neanche a dirlo raccatto il tritatore di minchia di cui sopra (più un altro malcapitato che non aveva bene inteso il destino che lo attendeva) per andare a prendere i biglietti un pelo prima. Perché va bene l’anteprima mondiale, ma dai, ora non esageriamo.

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Lo spaesamento è stato graduale. Prima abbiamo visto i furgoni del catering, poi le transenne con il logo di The Broken Key, poi una sorta di red carpet, la sicurezza e due tizi all’ingresso vestiti da templari. Non sto scherzando. Io comincio a ridere perché mi sembra l’unica opzione disponibile, altrimenti il mio cervello sarebbe imploso di fronte a questa Cannes dei povery.

Uno dello staff ci spiega che tutti gli spettacoli sono praticamente sold out perché stasera c’è il cast.

IL CAST

Già, il cast. Vi chiedo scusa, forse avrei dovuto citarli prima. Lascerò qui i nomi, il resto fatelo voi: Rutger Hauer, Michael Madsen, Christopher Lambert, Geraldine Chaplin (sì, la figlia), William Baldwin, Franco Nero, Kabir Bedi più gente da Centovetrine.

Ora vi voglio esaltati come Kim Jong-un quando gioca ad “Ammazza il dissidente”.

GLI AZZECCAGARBUGLI

A questo punto noi cerchiamo di comprendere cosa significhi “tutto il cast”. Perché capite bene che la possibilità di incontrare anche solo uno fra Rutger Hauer, Michael Madsen o Christopher Lambert fa bagnare le mutande di un cinefilo peggio di un nerd che sente “ci saranno cosplayer donne sotto i 200 chili”.

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Una delle prime risposte che otteniamo è “ci devono essere, è l’anteprima mondiale”. Un’altra invece è molto meno vaga: “ora vado all’aeroporto di Caselle a prendere Christopher Lambert”. Io devo già cambiarmi le mutande, sognando di urlargli “ne resterà solo uno!” mentre i bodyguard mi portano via.

LA DECISIONE

Non vi tedierò con i tentativi online/telefonici di ottenere i biglietti. Perché, falliti quelli, siamo andati dritti per dritti alla biglietteria (pensando in un primo momento fosse raggiungibile come l’Area 51) dove, come un cherubino che scende dal cielo annunciando l’immacolata concezione, ci viene detto che sì, ci sono SOLO 4 biglietti rimasti. L’epicità sfrigola nell’aria. Ne prendiamo 3 per l’ultimo spettacolo. Ci sentiamo Dei. Non capiamo che il Ragnarok è appena iniziato.

L’ANTICAMERA DELL’INFERNO

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Torniamo lì un’ora prima, come ci era stato detto da uno degli azzeccagarbugli. Perché così potevamo entrare subito. Stolti. Noi avevamo il biglietto per l’ultimo spettacolo, la precedenza la si dava a quelli della proiezione intermedia. Però nel mentre inizia la parata della follia, questa fiera delle vanità made in Torino. Gente in smoking, in giacca e cravatta, donne con paralumi come copricapo, tacchi himalayani. “Io conosco il regista”, “sono amico del nipote del barbiere dell’attore protagonista”, “mio cuggino una volta è morto”. Ho quasi riso in faccia a un tipo che, praticamente in lacrime, millantava di amici all’interno che avevano il suo biglietto, mentre correva disperatamente da un’entrata all’altra come uno Speedy Gonzales con le emorroidi. Avrei avuto più rispetto per uno in fila da sedici giorni per l’iPhone ventordici.

IL PASSAGGIO DELLA SOGLIA

Il film era alle 22:15. Entriamo alle 22:05. C’è musica nell’aria. Un vocalist. Un dj. Tutto sta assumendo i toni grotteschi di un film di Edgar Wright. Se Edgar Wright avesse diretto La grande bellezza. Un attimo di spaesamento, una capatina al bagno per scaricare il mostro marino e via in sala.

LA PORTA DELL’INFERNO

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Sto simbolo con la Z c’è per tutto il film. Se solo avessero spiegato perché.

Ci mancava l’ultima chicca prima di vedere The Broken Key, il lecca-lecca al gusto di merda (cit.) da gustare durante i titoli di testa. Louis Nero. Il regista. Appare trafelato, dopotutto ha già presentato la sua opera più volte. Noi siamo gli ultimi, ma non biblicamente parlando. “Io volevo che il pubblico si identificasse con il protagonista, che avvenisse la catarsi come nel teatro greco”. Bene. Vi ricordate il trailer, sì? Ok. Le luci si spengono, la magia inizia. Sento il perineo stringersi.

THE BROKEN KEY

Descrivere The Broken Key è un po’ come tentare di comprendere perché Carmen Russo trovi eccitante Enzo Paolo Turchi. Il film è semplicemente aberrante. E io di bagashate rotanti ne ho viste a iosa. Eppure. Ah, per quel che vale, seguiranno inevitabili spoilerz.

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La trama di The Broken Key è essenzialmente questa: Tizio trova un manufatto, ha bisogno di Caio per capire cosa sia, Caio non ne sa abbastanza e allora li accompagna da Sempronio, poi Sempronio si rende conto che esiste qualcun altro che ne sa più di lui e allora ci vanno assieme e così via fino alla fine. Nel mentre morti varie ed eventuali. Ma non disperate: si scopre alla fine che l’assassino è un angelo che vede solo il protagonista. Però sgozza comunque le persone. Già.

E pure il protagonista a un certo punto muore. Cadendo da parecchio in alto. Senza ferite eh, figuriamoci, ma per fortuna c’è Fra Billy Baldwin che chiede a Dio di resuscitarlo e Mr. Big Man in heaven lo ascolta. Così, roba che Jon Snow levati.

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Lasciamo perdere tutto il comparto tecnico perché immaginare un qualsivoglia impianto registico dietro a The Broken Key sarebbe come aprire il Necronomicon per ordinare una pizza. Ci sono immagini aeree di repertorio sulla Sacra di San Michele. Prese da un tg, o da YouTube, o da un tg su YouTube. Credo possa bastare. Oltre a tutti gli snervanti primissimi piani sui protagonisti, la macchina a mano tenuta da Michael J. Fox ubriaco di grappa, la fotografia credibile negli interni ma che appena si esce diventa filmino di famiglia del ’98 girato da zio Fausto. E io non ho uno zio Fausto.

E poi i soldi, The Broken Key deve essere costato parecchia pecunia: Torino nel film è stata trasformata in una sorta di copia ritardata di Blade Runner, con taxi volanti, schermi touchscreen infilati ovunque e pubblicità del “Buon Riso” al posto dell’asiatica che ingolla pasticche. Sento Stanis LaRochelle che si lamenta. E in un momento si cita pure Brazil. Così, giusto perché scomodare un capolavoro non era abbastanza. (Ad essere onesti viene pure ““““omaggiata”””” l’impiccagione de Il padrino – Parte III).

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La sua espressione per tutto il film.

E io vi giuro che ho provato a seguire la storia, ma il nonsense (purtroppo non voluto) regnava sovrano. Verso fine film il protagonista (interpretato da un incrocio tra Ben Barnes e Adam Driver con le capacità attoriali della Pimpa stitica), si rende conto che è tutto collegato. Ma proprio tutto eh. Inizia un elenco che comprende gli antichi egizi, Dante, Hieronymus Bosch, Torino, il Graal e se non ho capito male pure Magalli e il pupazzo Uan. Il codice da Vinci mi fa una pippa, peccato che non spieghi PERCHÉ/COME STRACAZZO sia tutto collegato. Lo è e basta. “Sapevate che c’è una correlazione diretta tra il declino dello spirografo e l’ascesa delle bande delinquenziali?”.

Lo sconforto dato da un film più brutto del brutto era tale che pregavo finisse. Perché non contento Louis Nero lo ha pure infarcito di migliaia di inutili inquadrature diverse per descrivere la stessa scena. Roba che il découpage di Michael Bay in confronto è Ejzenstejn.

The Broken Key

Ma i peccati capitali. Gli stracazzo di peccati capitali. Ogni personaggio in teoria ne rappresentava uno. Ecco, Michael Madsen dice “a me piacciono i soldi” e Billy Baldwin invece se ne esce con un “che buono il panino con la mortazza”, mentre Christopher Lambert diventa il marchese de Sade. Fine. Gli altri li ho capiti leggendo il cartellone fuori dal cinema perché erano scritti sopra le facce degli attori. Servono ai fini della trama? Forse era più utile il Joker in Suicide Squad.

E manco il finale fa il suo lavoro. La tagline del film era “the secret of eternal life on earth”, che si risolve in un “conosci te stesso” e torna bambino che vivrai felice. Wow. Wanna Marchi mi dava più certezze.

E QUINDI USCIMMO A NON RIVEDER LE STELLE

“Anche l’ultimo spettacolo è finito, ora la festa può cominciare!”. Il vocalist ci accoglie così. Io mi sento in debito con il mio cervello. Ma c’è una speranza: trovare Christopher Lambert e dare un senso a questo sfacelo. Ci barcameniamo tra un remix di Comprami e uno di Bella vera, tra vecchie con il bastone di fine ‘800, il Re Quercia della Melevisione, gente che si spara selfie con il regista e la coppia di protagonisti credibili come Ventura quando… no dai, come Ventura in generale. Troviamo solo cocktail a dieci euro e tanta sofferenza.

The Broken Key

Già. Scena del film. Già.

Niente Christopher Lambert (pare si sia decapitato in bagno dopo la visione di The Broken Key all’urlo di “non ne rimarrà più uno”), niente foto con lui che avrebbe almeno compensato questo micromondo trash che mi ha scudisciato le viscere per una serata intera. Ce ne andiamo afflitti, ma con una storia da raccontare. Magari non ai nipoti, però a dei matti che sono arrivati a leggere fino a qui sì, loro se la meritano.

Ah, secondo voi posso chiedere un risarcimento per danni morali al Cinema?

Article written by:

Edoardo Ferrarese

Folgorato sul Viale del Tramonto da Charles Foster Kane. Bene, ora che vi ho fatto vedere quanto ne so di cinema e vi starò già sulle balle, passiamo alle cagate: classe 1992, fagocito libri da quando sono nato. Con i film il feeling è più recente, ma non posso farne a meno, un po' come con la birra. Scrivere è l'unica cosa che so e amo fare. (Beh, poteva andare peggio. Poteva piovere).

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