In sala

Hereditary è il primo della classe: però, impara tutto a memoria per le interrogazioni

Hereditary è il primo della classe: però, impara tutto a memoria per le interrogazioni My rating: 3 out of 5

Aspettavo ormai Hereditary dall’alba dei tempi e, dopo innumerevoli rimandi, è arrivato al cinema il 26 di questo mese. Inutile dire che mi sono fiondato in sala appena ne ho avuto la possibilità, cosciente di non trovarmi di fronte a un “horror estivo”: e, effettivamente, così è, solo che, tra chi lo esalta a capolavoro e chi lo distrugge, io mi trovo esattamente nel mezzo. Proprio per questo ho deciso di parlarne in maniera più dettagliata in due parti, di cui una senza spoiler e un’altra con. Ovviamente avvisandovi prima, non sono (così) stronzo.

Il polpettone della nonna è sempre buono, ma va prima riscaldato

Evitando di soffermarmi troppo sulla trama di Hereditary, mi limito a dirvi che si tratta di un dramma familiare, che è un neologismo molto generico ma funzionale. Dopo la morte dell’odiatissima nonna, a casa dei Leigh iniziano ad accadere strane cose. Oscure presenze? No, è la bambina. Oppure no? Ve lo dirò dopo. Ecco, passo a spiegare: mentre si guarda Hereditary, si ha la sensazione di essere accompagnati per mano. Ari Aster ve la prende dolcemente, vi accompagna a destra, a sinistra, dopo la prima ora vi sposta un po’ più in là, flette i muscoli e cade sulla spalla creando un effetto catapulta che vi lancia dall’altro lato. Molti diranno che non è un difetto, a ragion di causa, poiché c’è un motivo se tutti o quasi lo stanno apprezzando, ma per me si chiama “non tenere bene le redini della narrazione”.

Per chi abbia visto un minimo di cinema di genere, è quasi impossibile non pensare a quanto Hereditary sia un film furbetto (o del PD, che dir si voglia): non solo si prende i suoi tempi, si dilata – in alcune situazioni inutilmente – come la camicia dello zio al pranzo di Natale, mescolando insieme elementi verosimili e inverosimili in maniera confusa e, in linea di massima, senza dare una spiegazione, cosa che concedo poco non perché sia riluttante ad accettare il patto narrativo, ma perché riconosco che l’idea, che molto probabilmente era chiara nella testa del regista, sia stata mascherata dall’inspiegabile nel momento in cui si sono presentate le difficoltà del portarla avanti, ma cerca di spaventare molto con cose che, in fin dei conti, non sono il perno centrale della storia. E gli spiegoni, cazzo. Ci sono scene in cui si è coscienti di star assistendo a uno spiegone che, però, spiega solo il cazzo che gli pare.

Ed è proprio il regista di Hereditary il punto forte

Già da giovane, è un virtuoso. Si vede che in molte scene la regia è maniacalmente curata e, soprattutto, fatta per essere goduta al cinema, con particolari non visibili nel piccolo schermo e con un gioco portato avanti grazie al sonoro incredibilmente efficace. E, se nella prima parte mi stavo inquietando per la costruzione della tensione ed ero curioso (e sicuro di non aver bisogno di Rosemary’s Baby 2), nella seconda tutta l’aspettativa creatasi va scemando per delle scelte davvero discutibili, ma con trovate singole piuttosto interessanti. Il problema di fondo, per me, è che lo spaventarsi con le scene di Hereditary equivale allo spaventarsi con i video di apparizioni su YouTube: potranno anche farti paura, ma sono saltelli senza contesto e slegati tra loro. Se all’inizio, scene come l’apparizione della nonna nell’angolo (parlo dei primi 5 minuti) erano davvero disturbanti, Ari Aster decide, di punto in bianco, che deve diventare un motociclista tocco: stava facendo delle curve della madonna alle prove libere del Mugello, appoggiava addirittura l’orecchio a terra… poi, a un certo punto, si è fermato, asserendo che “preferiva farle sulla superstrada di Poggibonsi”.

Ma, in fin dei conti, queste sono solo elucubrazioni inutili: concludo la prima parte dicendo che, nonostante non l’abbia visto come il capolavoro di cui si parla in giro, Hereditary è degno di visione al cinema, ed è uno dei progetti più interessanti dell’anno. Anche solo il fatto di vederlo, guardare ai particolari che il regista pone nella casa, persino il non farvelo piacere, vale il prezzo del biglietto, poiché il lavoro dietro al film si vede tutto, e la sciatteria è l’unica cosa impossibile da imputare alla pellicola.

Da qui inizierò a fare spoiler, siete avvisati.

Aster, nel suo film, si è spinto un po’ troppo oltre, in tutti i sensi. Metterei la mano sul fuoco sul fatto che la sceneggiatura sia buona, il problema fondamentale è che Aster non è Polanski. Dalla seconda parte in poi, e in particolare, dal momento in cui Joan si fionda davanti alla macchina di Annie, capisci il film dove stia andando a parare, e il problema è che vada a parare proprio lì. Su Rosemary. Il finale di Hereditary ha il difetto fondamentale di cercar di spiegare in modo vago quel che è successo nelle due ore precedenti, e lo fa perdendo dei pezzi per strada e prendendone da altri. Davvero, mancava la culla nera, e a quel punto avrei mandato a quel paese tutto. Veramente, però, è riduttivo confrontare questo film con un capolavoro del cinema di tutti i tempi come il film di Polanski, ma il dubbio arriva: Hereditary è davvero un Rosemary’s Baby con una critica più vaga e, soprattutto, meno fine? Sicuramente no, ma, se fosse una citazione, sarebbe, per i miei gusti, troppo accentuata, e se fosse un plagio, sarebbe come fare un quadro ed intitolarlo “L’ultimo pranzo”

Ora, lo necessito, muoio dalla voglia di farlo…

Ho bisogno di dividere in punti delle cose che mi hanno portato a non apprezzare a pieno la pellicola.

  • La morte di Charlie: non che io non abbia apprezzato la scena della morte, che è spettacolare, inquietante, ed il modo in cui viene scoperta è anche straziante. Non ho apprezzato il dubbio sorto nel finale: fino a dove arrivano i poteri della setta? Perché la madre avrebbe mandato la figlia alla festa? Se fosse stata pilotata nel farlo, che bisogno ci sarebbe di invocare ‘sto Paimon, quando si dispone di poteri di persuasione così accentuati?
  • La miniatura della casa: a che serviva? Solo per fare la transizione figa all’inizio?
  • Il passato della nonna & il sonnambulismo: okay, stai cercando di creare un background ai personaggi. Perché sto ridendo, allora? La variabile umana è imprevedibile, lo so, ma il modo in cui la prima volta Annie racconta la storia della nonna come se stesse parlando della lista della spesa è comica, mentre la seconda in cui racconta del sonnambulismo è pressoché inutile. Tu pensi che voglia andare a legarsi al fatto che il fratello fosse schizofrenico e quindi anche lei e bla bla bla. E invece no, è una caratterizzazione che serve ad approfondire il rapporto tra lei ed il figlio, che, per quanto mi sia piaciuta la seconda volta, nel momento in cui si ritrovano a parlare in sogno bagnati di acquaragia, non mi è piaciuta nel primo dialogo, dove sembra buttata a caso. Ecco, sarebbe stato meglio approfondire altro piuttosto che questo.
  • Joanie: chi è? Perché Annie non aveva mai visto quelle foto? E, soprattutto, con chi cazzo parlava nella prima seduta spiritica? Era un trucco del mago Casanova la lavagnetta? Quando si trovano al negozio d’arte, Annie non domanda che cazzo ci faccia lì?
  • Il marito: tutto il film a non capire un cazzo, poi prende fuoco. Perché? Charlie ha lasciato in vita la mamma per possederla? Perché devo immaginarmelo io?
  • La casa: trovi il cadavere della nonna in soffitta, stanno succedendo cose orribili, tuo figlio si è appena rotto il naso da solo sul banco, perché riportarlo lì? Secondo uno schema logico lineare, lo porteresti più lontano possibile, o sbaglio?

Lascio, quindi, a voi il piacere della scoperta, e, soprattutto, il diritto (e dovere) di scriverne le vostre impressioni, possibilmente senza bruciarmi casa!

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Nasce in quel di Napoli nel 1998 ma è rimasto ancora negli anni '80. Spesso pensa di esser stato un incidente ma i suoi genitori lo rassicurano: è stato molto peggio. Passa la totalità della sua giornata a guardare film e scrivere, ma ha anche altri interessi che ora non riesce a ricordare. Non lo invitate mai al cinema se non avete voglia di ascoltare un inevitabile sproloquio successivo, qualunque sia il film.

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