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High Flying Bird: L’NBA al tempo della rivoluzione digitale

High Flying Bird: L’NBA al tempo della rivoluzione digitale My rating: 3.5 out of 5

High Flying Bird, scritto dallo sceneggiatore Premio Oscar di Moonlight Tarell Alvin McCraney e diretto da Steven Soderbergh, prende le distanze dal solito film sportivo tutto adrenalina e retorica e, anzi, si immerge nei back-stage del campionato più seguito a livello globale per procedere con un’analisi dei suoi meccanismi di potere e del suo rapporto coi mass-media.

Il lungometraggio racconta del cinico agente sportivo Ray Burke (André Holland), un uomo che vuole sconvolgere nelle fondamenta tutto il mondo dell’NBA e lanciare nel firmamento del basket il giovane Eric Scott (Melvin Gregg). La ghiotta occasione gli verrà fornita da un lock-out, una situazione di impasse che coinvolge tutte le tessere che compongono il complesso mosaico del campionato, dai giocatori ai capoccia che gestiscono il tutto.

Inserito con eleganza e coerenza nel percorso di Soderbergh incentrato su personaggi in lotta contro il sistema (basti vedere La truffa dei Logan o la trilogia di Ocean), High Flying Bird parla di avidità, razzismo e assenza di scrupoli con una cura particolareggiata e contundente per i dialoghi, trovando in una recitazione di livello un ulteriore elemento d’interesse per la buona riuscita del prodotto.

Il cast brilla di volti del calibro di Zazie Beetz (recentemente vista affianco a Joaquin Phoenix in Joker) e Zachary Quinto, ma a brillare di luce propria, oltre al già magnetico protagonista di Moonlight André Holland, troviamo il divino Kyle MacLachlan, coinvolto per concretizzare su schermo assieme al protagonista tutti i lati oscuri di un sistema fondato su prevaricazioni e idolatria.

Dopo il pregevole thriller sul tema dello stalking Unsane, Soderbergh si riconferma abile e versatile sperimentatore, impiegando esclusivamente un iPhone per girare l’intero film. Il dispositivo non va visto però come semplice strumento necessario al regista per testare le potenzialità tecniche raggiunte dal digitale, e assume una sua identità di funzionale allegoria metacinematografica. Soderbergh ci ricorda che il progresso tecnologico del mondo è solo una sofisticata facciata, poiché l’uomo non si è mai evoluto davvero dal suo stato di barbaro sopraffattore.

La precisione geometrica delle riprese è valorizzata da un montaggio fluido che si muove senza confusione tra galanti scenografie moderne e i numerosi punti di vista dei personaggi coinvolti, sopperendo così alla staticità del dialogo a discapito dell’azione frenetica sul campo da gioco. Pur richiedendo una certa dose di attenzione, la fruizione non è mai pesante e il look peculiare del film appaga l’occhio.

Estremamente moderno sul piano tematico, High Flying Bird è un’opera riuscita e dal retrogusto amaro che non manca di far riflettere su un ambiente che a conti fatti acuisce i divari tra persone di diversa etnia ed estrazione sociale anziché unirle attraverso il gioco.

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Classe 1996. Studente di lettere moderne a tempo perso con il gusto per tutto ciò che è macabro. Tenta di trasformare la sua passione per la scrittura e per il cinema in professione.

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