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Il filo nascosto: l’ordinata sofferenza necessaria per amare

Il filo nascosto: l’ordinata sofferenza necessaria per amare My rating: 5 out of 5

Esistono film capaci di condurre lo spettatore all’esterno della sala con un’immensa soddisfazione sulle spalle e questi film sono rari e indimenticabili. Esistono tuttavia altri film che sono invece capaci di trasformare completamente le emozioni e gli stati d’animo dello spettatore, trasportandolo all’interno di un vortice che lo risucchia anche in senso fisico: questi film sono unici e inimitabili. Il filo nascosto sa fare entrambe le cose con un’eleganza ed una reverenza cinematografica da far impallidire. Dio benedica Paul Thomas Anderson.

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Conclusa l’introduzione seriosa possiamo passare a parlare del film in pieno stile. Come potete immaginare dal mio voto ho amato follemente quest’ultimo CA-PO-LA-VO-RO di Paul Thomas Anderson, il quale è ormai lanciato definitivamente nel mio personale olimpo dei giganti del cinema. E spero per voi che sia lo stesso, perché non apprezzare PTA è come non apprezzare la pizza. E la prima similitudine blasfema ce la siamo giocata.

Ma perché Il filo nascosto è così incredibilmente intriso di cinema nella sua pura essenza?

Un’ultima cosa prima di iniziare sul serio: il titolo originale sarebbe Phantom Thread che tradotto letteralmente significa “il filo fantasma”. Prometto con inflessibile diligenza che non oserò nemmeno avvicinarmi allo spoiler, ma credo che il titolo originale renda un’interpretazione di significato che applicata al film produce una sfumatura di senso più elaborata e intima. Ma queste sono le mie solite pare da preso male con le traduzioni: vedere per credere!

il filo nascosto

Ambientazione e scenografie

Siamo nella Londra anni ’50, nell’ambiente dell’alta moda inglese. Premessa piuttosto sontuosa ed eclettica ma che subito ci trasporta nel clima e nella predisposizione ideale per assorbire a pieno il film. Il filo nascosto infatti, seppur prendendosi un piccolo spazio introduttivo iniziale, comincia immediatamente e PTA, con formidabile maestria e senza bisogno di eccessivi virtuosismi, ci immerge totalmente nel mind-set perfetto, a tal punto da farci sentire il film addosso. E non è un’iperbole: durante la visione si ha la costante sensazione di vivere in prima persona gli avvenimenti di tutti i protagonisti. Un micidiale pugno allo stomaco, ma delicato e piacevolmente mediato dalla bellezza visiva.

Bellezza visiva che è appunto veicolata (soprattutto) dalle scenografie. La maggior parte delle scene della pellicola sono infatti ambientate nella casa-atelier dello stilista Reynolds Woodcock (interpretato da un magistrale Daniel Day-Lewis) e gli avvenimenti principali avvengono ovviamente proprio in questa location. Eleganza, ordine, cura, silenzio e rispetto degli spazi: sono questi gli ingredienti “essenziali” con cui PTA sospende la percezione della realtà e realizza la compenetrazione tra il cinema ed il suo spettatore.

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Recitazione senza macchia

Non sto qui a fare gli elogi a Daniel Day-Lewis, a questo arriverò dopo. Parliamo invece di quanto siano perfetti anche tutti gli altri attori de Il filo nascosto. Farò la persona mainstream e vi parlerò solo degli attori più di spicco. O spillo, visto che in questo film vengono cuciti molti vestiti…

Lesley Manville

lesley manville

Ammirevolmente austera

Interpreta la “tale e quale”, ovvero la sorella di Reynolds. Che dire: è fredda, impenetrabile, incorruttibile, rigida, fissa, completamente ordinata, non sbaglia una singola mossa e in tutto ciò è comunque capace di non apparire artificiale nella recitazione. BRAVA CAZZO!

Vicky Krieps

vicky krieps

Stupendamente inquietante

Sostanzialmente la co-protagonista del film. Ho subito una cosa da rimarcare con grande fervore: se esiste un dio, egli mi deve spiegare perché non ha destinato questa sua creatura terrena ad essere candidata all’Oscar per la migliore attrice protagonista. Rispondendo alla sant’Agostinus vs. Franciscus Petrarca: l’amore per una cosa terrena e per la ricerca della gloria impediscono di dedicarsi alle cose di Dio. Bene, però che quelli dell’Academy si fottano lo stesso, perché questa è un’autentica ladrata. Va bene che molto probabilmente l’Oscar lo vincerà Frances McDormand e che le statuette non vengono assegnate meritocraticamente, ma perlomeno candidatela, maledetto Odino.

Ma parliamo della nostra Vicky. Credo abbia dato tutto quello che poteva dare, una prestazione anzitutto corporale che lascia senza parole, senza parlare dell’incredibile espressività dei suoi occhi, i quali spesso sono in grado di dire tutto ciò che c’è da dire. Ammirevole anche la sua trasformazione nel corso del film. Un grande applauso.

Brian Gleeson

brian gleeson

Per quanto appaia per un minutaggio complessivo pari a circa 300 secondi e venga sostanzialmente preso per il culo per tutti questi 300 secondi, ha saputo interpretare bene questa parte, restando nel suo e senza stare sopra le righe.

Colonna sonora

jonny greenwood

Proprio lui

Sì, esatto: è il chitarrista dei Radiohead. Anche se chiamarlo solo chitarrista è quasi un insulto, dato che suona più strumenti di tutti i Green Day messi insieme. Sì, mi fanno schifo i Green Day, finti punk del cazzo.

Greenwood ha composto una colonna sonora monumentale, che non stona mai, che accompagna le immagini con scioltezza e le fa scivolare tra una scena e l’altra, tra una transizione e la successiva. La cosa più bella di questa colonna sonora è che non risalta: la sua presenza si sente solo perché è musica e quindi si sente… cazzate a parte, la sua presenza si fa sentire solo perché è completamente amalgamata a tutto il resto.

Costumi

mark bridges

Vorrei fare un commento malevolo ma lo lascio a voi

Credo che se un film che ha come protagonista uno stilista presentasse dei costumi di merda, allora ci sarebbe qualcosa di sbagliato in partenza. E questo lo sa bene Mark Bridges, il quale ha realizzato dei costumi a dir poco perfetti e assolutamente scenici: questo è il luogo in cui maggiormente si doveva riflettere l’ordine e l’eleganza e Bridges è stato all’altezza.

Regia

paul thomas anderson

“Hey tu, la vuoi un po’ di…”, ok basta.

So che elogiare l’abilità registica di PTA è come scegliere Lisa Ann nella categoria milf, ma qualcuno mi spieghi com’è possibile che quest’uomo non sbagli mai. Per l’ennesima volta, anche ne Il filo nascosto, è stato capace di realizzare una regia dalle geometrie perfette, nessun passo falso, sempre una grandissima intensità che tiene incollati allo schermo e soprattutto sempre una minuziosa cura del dettaglio. E questo è il punto chiave de Il filo nascosto: il regista e il suo protagonista sono entrambi ossessionati dalla precisa cura del loro lavoro e sono incredibilmente innamorati di ciò che fanno; questo si riflette da PTA su Reynolds, ma è anche lo stesso PTA a ricevere forza dal suo personaggio. Io spero ti diano l’Oscar Paolo Tommaso, lo spero davvero. Non succederà mai.

Daniel Day-Lewis

Ho lasciato per ultimo il vecchio Daniel per una serie di motivi: è l’anima e il modello portante di tutto il film, è performante dall’inizio alla fine, dà dinamicità a tutti i personaggi intorno a lui e, per ultimo, questo è il suo ultimo ruolo in un film, in quanto egli ha annunciato il ritiro dalla carriera attoriale. E quindi parliamo di Day-Lewis.

Ho letteralmente amato Reynolds Woodcock. Day-Lewis è stato incredibile, non sbaglia niente e regala al film tutta la sua passione e tutta la sua voglia per questa sua ultima fatica. E che fatica. Un personaggio difficile, ostico, a tratti fastidioso ed esigente e che, in quanto tale, vuole un attore che sappia rispondere a una serie di doti che spaziano dalla mimica facciale alla postura. Tutto è perfetto nella sua recitazione ed è per questo che il suo personaggio funziona maledettamente bene. Senza dilungarmi oltre: so che Day-Lewis è un attore già negli annali del cinema (e con pieno merito) e so anche che ha già vinto 3 Oscar come miglior attore, che non sono affatto pochi. Tuttavia credo che ne Il filo nascosto sia stato capace di spingersi ancora oltre, fino a raggiungere il suo apice in quella che, con ovvio giudizio parziale, credo essere la sua migliore interpretazione di sempre. Ha messo in scena un personaggio che sa affascinare, sedurre, dominare, essere dominato, fa piangere, talvolta fa anche ridere, ma soprattutto è tremendamente umano, in un senso fin troppo classico per essere salutare. Quindi il mio buon auspicio è quello di vincere il quarto e ultimo Oscar, che seppur non modificherebbe il suo prestigio e la sua qualità, sarebbe la definitiva coronazione di una carriera immensa di successi la quale gli permetterebbe di andarsene, ancora una volta, come il migliore di tutti.

daniel day lewis

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Un paesaggio in ombra e una luce calante che getta tenebra su una figura defilata. Un poco inutile descrivere chi o cosa sono io se poi ognuno di voi mi percepirà in modo diverso, non trovate?

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