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J’accuse: Polanski sgancia la bomba

J’accuse: Polanski sgancia la bomba My rating: 4.5 out of 5

Appena presentato al Lido, J’accuse di Roman Polanski è una narrazione ampia e curata, di impostazione classica e in cui si respira il grande cinema. Alla faccia di chi gli vuole male. Senza spoiler per voi direttamente dal Festival di Venezia!

J’accuse: la soffocante ingiustizia del potere

Polanski in J’accuse racconta fedelmente la ricostruzione degli eventi che portarono alla condanna per alto tradimento del generale ebreo Alfred Dreyfus alla fine dell’800, e delle indagini che successivamente lo scagionarono.

Nel clima antisemita della Francia del 1894, Dreyfus è il capro espiatorio che gli alti gradi dell’esercito scelgono di mandare in esilio sull’Isola del Diavolo quando diventa evidente che una spia sta passando informazioni a un ufficiale tedesco.

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Sarà il neo eletto capo del controspionaggio Jacques Picquard, negli anni successivi, a rendersi conto del pressapochismo con cui erano state svolte le indagini e a lottare per consegnare alla giustizia il vero colpevole ripulendo il nome di Dreyfus, e servendosi dell’appoggio di intellettuali come Zola (e del suo celebre J’accuse).

Dai magistrali campi lunghi della scena iniziale al senso crescente di soffocamento e impotenza nei confronti della macchina del potere, Polanski accompagna lo spettatore in una narrazione perfettamente dosata e ben interpretata, con un Jean Dujardin in grande forma nei panni dell’integerrimo Picquard.

J’accuse… le futili polemiche

Ha fatto parlare di sé Lucrecia Martel, presidente della giuria veneziana, con le dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa: ha detto di non volersi presentare alla prima di Polanski a causa delle accuse di stupro a suo carico (un episodio noto, risalente a una cinquantina d’anni fa, e a proposito del quale il regista si è sempre dichiarato non colpevole).

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A questo proposito vorrei dire solo tre cose, perché mi è salita la carogna. Aggiungete le vostre considerazioni sulla pagina Facebook di TheMacguffin:

  1. Di Lucrecia Martel come regista non ho grande conoscenza, ho visto solo Zama. Basandomi esclusivamente su quel film, fossi in lei mi sentirei in imbarazzo a prescindere a muovere qualsiasi critica a proposito di Polanski. Questa è una considerazione un po’ a margine ma mi esce dal cuore.
  2. Separare l’uomo dall’artista non è difficile, su. Non so se Polanski sia uno stupratore, e in quel caso posso solo augurarmi che giustizia sia fatta nelle sedi competenti, ma nulla vieta a uno stupratore di essere un grande regista. O un grande scrittore. O un grande pittore, musicista, e così via. Ce la possiamo fare, a giudicare un film senza preoccuparci della condotta morale del regista? Ma soprattutto: che acciderbolina ne sappiamo, in assenza di cause legali, della condotta morale di un regista?
  3. Dimettiti. Serio. J’Accuse è in concorso, te sei la presidente della giuria. Evidentemente non condividi i valori di un festival che inserisce in selezione ufficiale il film di un presunto stupratore. Coerenza vuole che tu lo dica: “Signori, non siamo in linea dal punto di vista morale. Me ne vado.” E invece no. Ce ne rimaniamo ben sedute in poltrona e lanciamo frecciatine in conferenza stampa. Molto coraggiosa e soprattutto molto credibile. Sempre per la rubrica “sputtaniamo a caso un movimento serio con dichiarazioni fuori luogo.”

Ho sfogato la bile. Ora posso dirvi solo: andate in pace a vedere Polanski, che non so dirvi niente sull’essere un buon candidato per la galera o meno, ma per quello che ci riguarda di sicuro è un buon candidato al Leone d’Oro.

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l'illusione che sia una persona pignola.

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