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Jojo Rabbit – “Decisamente non è un buon momento per essere un nazista”

Jojo Rabbit – “Decisamente non è un buon momento per essere un nazista” My rating: 3.5 out of 5

Il suo nome è Johannes Betzler ma tutti lo chiamano Jojo. E’ un ragazzino di 10 anni come tanti. Solo che è cresciuto all’ombra della Germania nazista. Uniformi, svastiche, manifesti di regime e “Sieg Hail!” sono il suo pane quotidiano. Arriva addirittura a prendere il Führer in persona come amico immaginario. Ma tutto il suo mondo crolla quando scopre che un’ebrea fuggitiva è nascosta in casa. Convinto che Elsa stia manipolando sua madre, Jojo le proverà tutte per sconfiggere la nemica giudea, anche a costo di diventare suo amico.

Taika Waititi ha già dedicato la sua filmografia all’infanzia e alla crescita (Boy e Selvaggi in fuga su tutti) e grazie all’enorme successo riscosso con Thor: Ragnarok oggi si può permettere di realizzare progetti più ambiziosi. Per Jojo Rabbit, infatti, si è avvalso della partecipazione di Scarlett Johansson e Sam Rockwell nei ruoli rispettivamente di Rosie Betzler e del Captain Klenzendorf. Waititi invece, da sempre avvezzo a ritagliarsi parti nei film che dirige, si è tenuto per sé il personaggio più ambito: Adolf Hitler. Il suo Führer è un’ottima fusione fra Charlie Chaplin de Il grande dittatore e l’atmosfera parodistica del The Producers – Una gaia commedia neonazista di Mel Brooks. Ne traspare un dittatore buffo ma mai crudele come era in realtà.

Jojo ha un’immaginazione sfrenata. Vede in Hitler la figura di un padre che non ha mai avuto, lontano per la guerra. Familiarizza poco con i suoi coetanei. L’unico suo amico, Yorki, è più interessato a entrare in un baby-esercito di “Andersiana” memoria. Così quando appare Elsa, si ritrova disarmato e fragile davanti un nemico che crede pericoloso e demoniaco. Elsa, dal canto suo, non prova a contraddire questa sua superstizione. Anzi, si diverte a raccontargli ogni favola che riesce ad inventarsi sulla “razza ebrea” che vuole conquistare il mondo. Un passatempo pericoloso quello a cui giocano, che Elsa porta avanti per vedere fino a che punto il fanatismo può corrompere il cuore di un bambino e per scoprire se nella sua anima si cela ancora qualche sentimento umano.

Sulla carta Jojo Rabbit rischia di apparire come l’ennesima parodia sui totalitarismi e come essi deviano le giovani menti. Ma i colori sgargianti, la musica pop e le battute brillanti danno al tutto una veste Disneyana all’opera del regista neozelandese, conferendo al finale una morale un pò troppo buonista e semplificata. La qualità della scrittura e delle interpretazioni, però, lo rendono un irrisolto gradevole, caratterizzato da alcuni momenti potenti ed efficaci. Tanto da lasciare la vaga sensazione allo spettatore di aver assistito ad una grottesca favola che insegna più agli adulti che ai ragazzi quanto c’è di sbagliato nel ceco fanatismo.

D’altronde come dice Yorki: “Decisamente non è un buon momento per essere un nazista“.

Article written by:

Marco Perna

A volte mi piace credere che essere nato nello stesso mese di Fellini e un anno dopo la sua morte abbia influenzato, in qualche modo, la mia vita e di conseguenza anche il mio amore per il surreale e la settima arte. Poi torno in me e mi accorgo di non avere Borsalino grigio e sciarpa rossa ma una profonda passione per il cinema e tutto ciò che viene considerato bello. Mi sono cimentato dietro la telecamera ai tempi del DAMS a Torino, dove mi sono laureato, ma parlare di cinema mi piace quasi di più che farlo.

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