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La ballata di Buster Scruggs: i Coen ai tempi di Netflix

La ballata di Buster Scruggs: i Coen ai tempi di Netflix My rating: 3.5 out of 5

Non è un paese per il cinema: il Festival di Venezia difende la scelta di inserire in selezione titoli che non troveranno distribuzione in sala ma solo su Netflix, come il nuovo lavoro dei fratelli Coen. La ballata di Buster Scruggs è una miniserie, presentata nella rassegna sotto forma di film a episodi (e forse il binge è in effetti la sua fruizione più naturale, per una durata complessiva di poco più di due ore).

La ballata di Buster Scruggs: il western che non ti aspetti

Siamo nei luoghi narrativi della frontiera, del Far West ancora da esplorare. Ma siamo soprattutto in territorio Coen: La ballata di Buster Scruggs si inserisce nel filone più umoristico e grottesco della loro filmografia.

Gli esiti degli episodi sono altalenanti, così come il registro – pur stazionando sulla leggerezza. Il primo episodio, omonimo alla serie, è una chicca: il fuorilegge baritono che infrange continuamente la quarta parete fa ridere, e anche tanto. Il secondo episodio, con protagonista il bandito James Franco, si mantiene quasi sullo stesso livello di divertimento e originalità.

Erano le otto del mattino di una disgraziata proiezione stampa ma nonostante tutto a quel punto ero davvero felice: pregustavo due ore di risate che avrebbero reso secondaria la mia astinenza da caffeina. E invece…

Qualcosa va storto

Gli episodi centrali de La ballata di Buster Scruggs calano, insieme alla mia palpebra, mentre l’astinenza da caffeina si fa pressante. Si vira verso il drammatico nel capitolo dedicato allo spettacolo itinerante dell’uomo senza braccia e gambe, si esplora la poetica della frontiera in quello della caccia all’oro. Non decolla l’episodio della carovana e si risale con la carrozza di viaggiatori verso la morte dell’ultima puntata, che sembra quasi strizzare l’occhio ai Monty Python.

La cornice tra gli episodi – un vecchio libro illustrato di racconti della frontiera,  funziona, così come la coesione interna della “raccolta”.

Eppure qualcosa manca: forse quel guizzo di follia che mi aveva fatto quasi dimenticare il caffè per pochi minuti all’inizio della proiezione. Un guizzo che sicuramente vale il metaforico biglietto ma che resta una promessa non mantenuta in buona parte del resto della serie.

La ballata di Buster Scruggs come prodotto ibrido

Forse la scelta più interessante è proprio il formato: un prodotto ibrido, a metà tra la miniserie e il film lungo a episodi. Una formula già sperimentata la scorsa stagione da Woody Allen su Amazon Prime e che sembra attrarre sempre più autori.

Un’evoluzione nella direzione di narrazioni “parcellizzate”, lontane dalle sale, con ritmi (anche di fruizione) più rapidi e meno impegnativi: sembra essere questa la “nuova frontiera” da esplorare. Un selvaggio West che offre terreno di sperimentazione e ricerca ma che rischia ancora, in queste prime produzioni, di scivolare nel “bello, godibile, dimenticabile”.

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l'illusione che sia una persona pignola.

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