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L’uomo senza gravita: l’insostenibile peso della leggerezza

L’uomo senza gravita: l’insostenibile peso della leggerezza My rating: 2 out of 5

Negli ultimi anni si sta assistendo alla nascita di un cinema di narrazione dedicato ai supereroi made in Italy. Iniziare con Lo chiamavano Jeeg Robot e finire con L’uomo senza gravità, incrociando sulla strada Luca Argentero in Copperman e Il ragazzo invisibile.

Anche in questo caso l’idea di fondo è carina, però la messa in pratica si rivela un mezzo disastro.

Oscar, è un “bambino speciale”,  diverso dagli altri, vittima di una strana malattia: infatti il suo corpo sembra disobbedire alle leggi della fisica fluttuando in aria come un palloncino. Sua madre e la nonna con cui vive, decidono di chiuderlo in casa per proteggerlo dai pericoli del mondo esterno, costruendogli attorno una bolla tanto grande quanto fragile.

Un giorno però, a causa di una disattenzione, Oscar conoscerà Agata e la sua vita inizierà a cambiare.

Da queste premesse ci si aspettava un film poetico, dolce, divertente, ricco di leggerezza e tante altre belle cose. Purtroppo basta poco a capire che la realtà  è diversa e questi  si rivelano solo buoni propositi, come la frase da domani… aggiungere verbo a caso.

I più maliziosi diranno: “Eh beh cosa ti aspettavi? È sempre un film distribuito da Netflix.”

Effettivamente tutto ciò che non è una grande produzione con regista/attori della madonna, che hanno nel Dna la capacità di  saper fare cose fighe, si dimostra 9 volte su 10 una mezza ciofeca.

Elio Germano, da notare come e il suo nome sia lo stesso del gas con cui si gonfiano i palloncini, spero si tratti di una strana coincidenza se no rido veramente malissimo, si fa schiacciare e subisce passivamente il peso del personaggio che interpreta. Una costante rassegnazione nei confronti della vita, interpretato quasi con scazzo senza nessun guizzo o momenti indimenticabili.

Il tutto viene raccontato con un certo pietismo da far invidia persino Barbara D’urso. Ci sta che Oscar non riesca a capire il mondo che gli sta attorno, ovviamente non sarà ne il primo nell’ultimo, ma questa rassegnazione che si porta dietro diventa noiosa e stucchevole. Viene difficile anche provare ad affezionarsi alla sua storia, restando in attesa di una svolta che non arriva mai.

Si avvertono inevitabilmente delle mancanze. Probabilmente l’idea di rimanere minimalista è una scelta, se vogliamo anche coraggiosa, del regista. Sarebbe stato interessante saperne di più sulla vita e le emozioni degli altri personaggi che rimangono così troppo ai margini.

Anche il personaggio di Agata (Silvia D’amico) non viene approfondito in maniera adeguata. Riappare così all’improvviso, giusto per regalare un finale molto democristiano. Il suo essere una bambina felice, ricca di sogni e speranze, permette di far scoprire al piccolo Oscar l’esistenza di una felicità possibile, facendolo aprire al mondo esterno e imparare a convivere con il suo problema.

I due si ritrovano così in una situazione complicata, nella quale  ci sarà gioia per i fan di Gomorra che  riconosceranno Cristina Donadio.

L’uomo senza gravità tuttavia nella parte centrale offre uno spunto di riflessione sulla società dei media e la spettacolarizzazione del dolore o del disagio. Oscar, viene invitato in un tv, diventando, incosapevolmente, il più classico dei fenomeni da baraccone. Per girare alcune di queste scene si è lavorato sfruttando alcuni effetti speciale utilizzati da Alfonso Cuaron durante la realizzazione di Gravity, in modo da rendere il tutto più reale.

La cosa però che alla fine risulta più vera, è come il pubblico ami vedere queste storie appassionandosi ai problemi altrui.  C’è posta per te, Le Iene, Chi l’ha visto ecc, ne sono il più classico degli esempi.

Per fare un film del genere, era necessario osare un pò di più, lasciandosi trascinare maggiormente da quella forma di leggerezza chiamata Arte. Così, invece, si rimane schiacciati dal peso del dramma, e non si può neanche correre il rischio di volarsene via.

 

Article written by:

Nicolò Granone

Simpatico, curioso, appassionato di cinema, sono pronto a esplorare l'universo in cerca di luminosi chicchi di grano da annaffiare e far crescere insieme a voi, consigliandovi ogni tanto film da scoprire qui alla luce del Sole.

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