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Mutafukaz: le bizzarre avventure di Lino e Vinz

Mutafukaz: le bizzarre avventure di Lino e Vinz My rating: 4 out of 5

Il film che conclude il ciclo delle Anteprime Fantastiche è tratto dalla serie a fumetti Mutafukaz di Guillame Renard (in arte Run) pubblicata in cinque albi a partire dal 24 Agosto del 2006.  In questo, il mondo della fantascienza classica e cyberpunk, della cultura underground, della cultura giapponese e del Lucha Libre (il wrestling messicano) andavano ad intrecciarsi per creare una folle storia d’avventura.

Decisamente un ottimo punto di partenza per un film animato per adulti!

 

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E infatti, nel 2017, il fumetto ottiene la sua trasposizione dagli Studio 4°C (noti al pubblico occidentale per Animatrix, Tekkonkinkreet – Soli contro tutti e la trilogia di Berserk: L’età dell’oro) attraverso la società franco-nipponica Anakama (che si era già occupata di pubblicare il fumetto all’interno della sua collana 619 Label).

Lo stesso Run si è occupato della regia di questa trasposizione animata, aiutato, anche nel reparto artistico, da Shôjirô Nishimi (veterano di produzioni del calibro di Akira, Piccolo Nemo e Tekkonkinkreet). Il film è stato presentato al prestigioso festival internazionale d’animazione di Annecy (in Francia) e ora, grazie a Visioni Fantastiche, è arrivato qui in Italia.

Mutafukaz vede come protagonisti Angelino e Vinz, due ragazzi che abitano Dark Meat City. Il loro è un ambiente povero, dove la vita viene portata avanti a stento tramite lavori occasionali. Un giorno Lino (come viene chiamato dagli amici) finisce investito da un camion. Il trauma non è grave e Lino torna a casa il giorno stesso.

In brevi istanti, tuttavia, la vita dei due amici viene stravolta. Misteriosi uomini in nero li braccano senza tregua, appigli e rifugi diventano man mano impossibili da trovare e mentre Lino sente risvegliarsi strani istinti e poteri, diventa sempre più chiaro che qualcosa di molto grave sta per accadere.

Lino e Vinz

Confesso: ho sempre avuto un debole per quel genere di film che crea una storia, dei retroscena e dei personaggi per poi finire per concentrarsi su una figura esterna. Un  personaggio capitato lì per caso, che non intende prender parte alla vicenda. Questa scelta porta uno scrittore a rendere ciò che ha creato un background, di cui lo spettatore non vedrà che pochi spiragli, per concentrarsi sul percorso del piccolo protagonista, irrimediabilmente sconvolto da eventi più grandi di lui.

Questo genere di trama lo troviamo soprattutto nel noir. Basti pensare ad una qualsiasi avventura del detective privato Philip Marlowe, come Il grande sonno o Il lungo addio. Ma anche andando in tempi più recenti troviamo esempi di questo genere. I fratelli Coen creano in continuazione questo tipo di intreccio. Sono un esempio capolavori come L’uomo che non c’era, Il grande Lebowski, Burn After Reading, Ave Cesare.

Ebbene, gli autori di questo Mutafukaz non potevano scegliere un modo migliore per avere la mia simpatia se non applicando questo modello di scrittura al loro film. Perché i nostri piccoli protagonisti, Angelino e Vinz, sono personaggi che vivono la loro piccola avventura davanti ad un gigantesco sfondo di eventi.

I due ragazzi, sia pure nel momento in cui verranno trascinati fin nel mezzo di questa delirante vicenda, faranno di tutto per non venirne immischiati. Al punto tale che, facendo qualche riflessione, probabilmente nella risoluzione “del pasticcio” i due c’entrano ben poco, se non nulla.

Lino e Vinz non vogliono essere degli eroi, non vogliono far parte della vita da strada, ma non vogliono nemmeno solo sopravvivere. Loro vogliono vivere. E a testa alta, orgogliosamente in pace con loro stessi. Per questo Lino, in un momento cruciale, eviterà soluzioni che rischierebbero di corromperlo (di più non possiamo dire).

Ma anche i personaggi di contorno sono davvero interessanti: il capogang che parla solo attraverso citazioni di Shakespeare, i wrestler protettori del mondo, il codardo Willy.

Infiniti gli omaggi al mondo del fumetto e dell’animazione giapponese (basti pensare all’Uomo Tigre o ad Akira) e ancor di più quelli al mondo del Cinema (come l’idea dell’infiltrazione aliena in puro stile Invasione degli Ultracorpi o Essi Vivono). Sarebbe troppo ipotizzare, anche al mondo del giornalismo…? Trovo quel Vinz travestito sospettamente simile a Hunter S. Thompson (pur non avendo con sé sigaretta con bocchino).

Ci servono scarpe da golf, o non usciremo vivi da questo posto!

Realizzato con autoironia e con grande tecnica (la mano di Nishimi è ben visibile nel lavoro d’animazione e nei meravigliosi sfondi), Mutafukaz è un film che non dovete farvi scappare. Soprattutto se amate il Cinema d’animazione per adulti. Un piccolo gioiello.

Noi intanto… aspetteremo il seguito!

Article written by:

Marco Moroni

Nato nel maggio del 1995 a Terni, città dell'acciaio e di san Valentino. Dovete sapere che vicino alla mia città si erge, spettrale, un complesso di capannoni abbandonati. Quando eravamo bambini ci veniva detto che quelli erano luoghi meravigliosi, in cui venivano realizzati film come "La vita è bella" o "Pinocchio". Questo fatto ci emozionava e ci faceva sognare una Hollywood vicino casa nostra. Come il castello transilvano di Dracula, tutti cercano di ignorare quei ruderi ma, ciononostante, tutti sanno benissimo cosa siano e non passa giorno senza che si continui a sognare quel Cinema che nasceva a casa nostra. Chiedendomi cosa mi faccia amare tanto la settima arte, e perché mi emozioni così tanto al solo pensiero, potrei rispondermi in molti modi, ma sono sicuro che quel sogno di tanti anni fa abbia un ruolo più che essenziale. Che sia di genere o impegnato non importa, se un film lo merita ha il diritto di ricevere la giusta attenzione. Perfino un film brutto merita di essere rispettato, ponendo attenzione a quelli che sono i suoi elementi vincenti; anche in questi, infatti, possiamo trovare la bellezza creata da chi ha votato la propria esistenza a quest'arte meravigliosa.

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