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Nathan’s Kingdom: il lato oscuro della “normalità”

Nathan’s Kingdom: il lato oscuro della “normalità” My rating: 3 out of 5

Lunedì 4 Novembre – Ed eccoci qui. Ad un giorno dalla conclusione del Nightmare, finalmente è il momento di parlare di Nathan’s Kingdom, vincitore dell’Anello d’oro (il premio del pubblico).

Giusto per farvi intuire il rapporto del sottoscritto con il film (oltre ad invitarvi a recuperare la news sulla premiazione) vi basti sapere che questa recensione fa parte di quegli articoli non scritti durante le giornate del festival. In questo caso, mentre il treno che mi riporta a casa sta lasciando la stazione di Genga – San Vittore Terme. Comunque sì, questi pezzi legati al Nightmare avranno tutti un mezzo sapore da diario, fino alla fine (uomo avvisato…).

Chiariamoci: questo film non ha richiesto tempo perché dotato di un qualche tipo di complessità. Avevo semplicemente bisogno che sedimentasse un pochino. Dovevo essere il più obbiettivo possibile, ora vi spiego il motivo.

Nathan’s Kingdom è la storia di una coppia di fratelli il cui scopo è tentare di trovare il modo di migliorare la propria vita, piena di disordini e grandissime difficoltà.

Nathan, il maggiore, è sullo spettro dell’autismo e Laura, la sorella minore, è decisa, sin dalla maggiore età, ad occuparsi da sola di lui, lavorando per mandare avanti la casa e dando tutta sé stessa. Ma non è mai facile gestire il comportamento irrequieto del fratello e spesso i due rischiano di incappare in grossi guai.

Se Laura è sempre più esausta dalla vita che ha scelto di condurre e rassegnata a quello status quo, Nathan è più che deciso a portare a fondo il suo sogno: trovare il suo regno. Un luogo di cui la sorella gli raccontò da bambina.

Solo trovato questo posto mitologico e risolti i problemi che lo attanagliano, la vita di Nathan e la sorella potrà avere una svolta positiva.

Sempre per evitare lo spoiler, anche se potete bene intuire quale sia lo sviluppo, non vi diremo la conclusione della vicenda.

Questo Nathan’s Kingdom è un film molto particolare. Alternando una dimensione di fantasia, graficamente modellata sui disegni e le composizioni di Nathan, alla realtà, il film ci immerge in una narrazione non particolarmente originale, ma comunque a suo modo intrigante. Il regno di Nathan e la sua mitologia, in particolare, sono molto accattivanti

Il film compie diverse scelte interessanti: una su tutte, il punto di vista. Mai il film si concentra solo su uno dei due ragazzi. Abbiamo occasione di empatizzare con l’esasperazione di Laura, che farà sempre più fatica a sopportare il fratello arrivando ad andare in collera e a comportarsi in modo crudele nei suoi riguardi, ma, vivendo il dolore di Nathan, possiamo assolutamente renderci conto di quanto quel comportamento sia egoista e sconsiderato.

Questo ci dà modo di ragionare sullo stress e la rabbia che possono accumularsi su chi si occupa a tempo pieno di una persona come Nathan. Una scelta che, se non condotta col giusto criterio e la giusta mentalità, può portare a danneggiare entrambe le parti.

Per me, però, rimane difficile dare un giudizio (del genere bello o brutto).

Concludiamo obbiettivamente. L’idea dei mondi fantastici paralleli alla realtà è molto carina e realizzata con con una bella tecnica. Gli attori reggono bene il film, tra loro c’è la giusta alchimia. Proveniente dalla Performing Arts Studio West (che si occupa della formazione e della tutela del lavoro di attori affetti da disabilità), Jacob Lince offre un’interpretazione molto delicata ed interessante.

Madison Ford riesce a rendere sia la forte malinconia sia la profondissima furia repressa del suo personaggio.

Ma, andando in fondo con l’obbiettività, va detto che non sempre le svolte dei personaggi sono sensate. Spesso diventano quasi ripetitive. Certi personaggi secondari vanno e vengono senza un vero e proprio senso. Questo film, inoltre, preme moltissimo sull’emozione (e questo potrebbe non piacere esattamente a tutti) e, sebbene si conceda a diverse tentazioni artistiche, nel complesso la forma del tutto rimane piuttosto convenzionale.

Quel che secondo me possiamo apprezzare di questo Nathan’s Kingdom, in fondo, sono i temi e le discussioni che potrebbe ispirarci la sua visione. Quasi come un film da assemblea d’istituto.

Come testa di ponte per discorsi complessi e scomodi, quindi, non è affatto male! E in questo senso possiamo anche comprendere la sua vittoria.

Article written by:

Marco Moroni

Nato nel maggio del 1995 a Terni, città dell'acciaio e di san Valentino. Dovete sapere che vicino alla mia città si erge, spettrale, un complesso di capannoni abbandonati. Quando eravamo bambini ci veniva detto che quelli erano luoghi meravigliosi, in cui venivano realizzati film come "La vita è bella" o "Pinocchio". Questo fatto ci emozionava e ci faceva sognare una Hollywood vicino casa nostra. Come il castello transilvano di Dracula, tutti cercano di ignorare quei ruderi ma, ciononostante, tutti sanno benissimo cosa siano e non passa giorno senza che si continui a sognare quel Cinema che nasceva a casa nostra. Chiedendomi cosa mi faccia amare tanto la settima arte, e perché mi emozioni così tanto al solo pensiero, potrei rispondermi in molti modi, ma sono sicuro che quel sogno di tanti anni fa abbia un ruolo più che essenziale. Che sia di genere o impegnato non importa, se un film lo merita ha il diritto di ricevere la giusta attenzione. Perfino un film brutto merita di essere rispettato, ponendo attenzione a quelli che sono i suoi elementi vincenti; anche in questi, infatti, possiamo trovare la bellezza creata da chi ha votato la propria esistenza a quest'arte meravigliosa.

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