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Parigi a piedi nudi: giocare ai mimi lungo la Senna

Parigi a piedi nudi: giocare ai mimi lungo la Senna My rating: 4 out of 5

Adorabile. Se ci fosse bisogno di riassumere Parigi a piedi nudi in una parola, questa sarebbe adorabile. Colorato, divertente, tenero, autoironico; ma soprattutto adorabile. Ultima fatica del duo comico formato dal belga Dominique Abel e dalla canadese Fiona Gordon, duo la cui esistenza ho colpevolmente scoperto solo ora, è stato girato nel 2016, ma indovinate un po’, nelle sale italiane è approdato solo due anni più tardi in pieno deserto estivo. E in un certo senso per fortuna, altrimenti sarebbe stato oscurato da qualche filmone di supereroi, mostri e via dicendo.

Protagonisti di questa favola surreale sono proprio Dom e Fiona: lui è un piacente clochard che vive lungo le rive della Senna, lei una bibliotecaria canadese che da piccola sognava Parigi insieme alla zia Marthe. Zia che a Parigi in effetti ci si è trasferita qualche decennio prima, e che ora, per vie un po’ traverse, ha spedito una lettera all’adorata nipote: va bene che non è esattamente nel fiore degli anni, ma i servizi sociali vorrebbero addirittura spedirla in un ospizio. Questo pensionamento non s’ha da fare, soprattutto se hai la faccia di Emmanuelle Riva. È in questo modo che Fiona, nell’ordine, approda a Parigi, scopre la metro, perde il suo pittoresco bagaglio dopo un tentativo di foto finito male, conosce Dom, ci balla un tango, viene a sapere che il suo bagaglio ce lo ha lui, si arrabbia, lo incontra di nuovo, si rende conto suo malgrado di non poter fare a meno di lui. Ah, ovviamente della zia Marthe per un po’ neanche l’ombra, ma non preoccupatevi: è quella che si sta divertendo più di tutti.

Parigi a piedi nudi è francese sino al midollo, ma non c’entra niente con la Nouvelle Vague, le insolite commedie degli ultimi anni, e men che meno con quell’insopportabile accozzaglia di frasi fatte di Amélie; piuttosto, è la degna eredità di Jacques Tati, con una spruzzata di Wes Anderson nelle simmetrie e nei colori. Dom e Fiona volteggiano con grazia nei ristoranti alla moda, Marthe improvvisa un tip-tap, il nostro trio si arrampica fino alla cima della Tour Eiffel; nel mentre scene di inarrivabile comicità, cadaveri fraintesi, urne biodegradabili e bandierine canadesi dappertutto. Se lui riesce a essere affascinante anche in un maglione da donna giallo canarino, lei è bruttina, impacciata, svanita: come non amarla?

I dialoghi sono talmente scarni che Parigi a piedi nudi potrebbe sembrare un film muto. E in effetti sono i corpi di Fiona e Dom a parlare: ballano, saltano, cadono, si arrampicano, come dei mimi con un’intera città a fare da palcoscenico. Parigi è protagonista, ma non nel modo che ci si aspetta: più che la Tour Eiffel, a farla da padrone è la riproduzione della Statua della Libertà lungo il fiume. Ecco, in qualche modo la metropoli è come Fiona e Dom: irresistibile e inaspettata. Come passeggiare per i boulevard, ma senza scarpe.  

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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