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Queen & Slim – “Can I be your legacy?”

Queen & Slim – “Can I be your legacy?” My rating: 3.5 out of 5

Slim è in cerca di divertimento. Queen di qualcuno con cui stare per non rimanere sola quella sera. Si “matchano” su Tinder ed escono assieme. Già si vede che non sono fatti l’uno per l’altro, ma l’appuntamento si rivela comunque piacevole. Slim accompagna Queen a casa in macchina. L’auto viene fermata per un futile motivo. Il poliziotto si mostra da subito scontroso con entrambi e, convinto che il nero nasconda qualcosa, gli perquisisce la macchina. Ad una semplice sollecitazione di Slim a sbrigarsi perchè fuori faceva freddo, l’agente sfodera la pistola per arrestarlo. Nel farlo però fa partire un colpo che ferisce Queen alla gamba e,  per difenderla, Slim riesce a rubare l’arma allo sbirro e a sparargli, lasciandolo a terra esanime. Da qui l’avventura di Queen & Slim ha inizio.

L’incipit della vicenda mostra subito la lettura sociale e politica dell’opera. Sulla falsa riga di Thelma & Louise e Una vita al massimo, il film è un viaggio in un America profondamente divisa nei suoi valori, come la giustizia, la fratellanza e la libertà. Ed è proprio la libertà il perno su cui fa leva la sceneggiatrice Lena Waithe per dar vita ad una realtà sovraccarica di tensione e attriti, ma anche di amore e coesione. La storia dei protagonisti, Queen (Jodie Turner-Smith alla sua prima interpretazione) e Slim (Daniel Kaluuya già famoso per il suo ruolo in Scappa – Get out), inizia quasi come un buddy movie; le due parti convivono mal volentieri aiutandosi per mero istinto di sopravvivenza. Queen è avvocato difensore, sa come funziona la macchina giustizia e sa come far perdere le proprie traccie. Slim no. Lui è un bravo ragazzo che ha tutta l’intenzione di costituirsi. Nella loro convivenza forzata, però, il loro punto di vista cambia evolvendosi con gli eventi. Loro malgrado si trovano al centro di una rivolta violenta contro le forze dell’ordine e ne diventano il simbolo. Man mano che vanno avanti, rimangono stupiti da quanti pur riconoscendoli non provino a denunciarli, ma anzi, li aiutino. I più poveri e più deboli si identificano in loro. La loro fuga diventa l’ultimo grido di dolore e di aiuto di una classe che non si sente più rappresentata.

Presentata all’ultimo Torino Film Festival, l’opera prima di Melina Matsoukas si inserisce perfettamente nel suo percorso artistico. Seppur non abbia mai girato per il grande schermo, la sua carriera si è consolidata grazie a innumerevoli videoclip musicali per le grandi pop star (da Beyonce a Snoop Dogg, da Lady Gaga a Rihanna). E anche se il mezzo espressivo dei videoclip predilige un aspetto più superficiale e ricreativo, Melina fa tutt’altro. Impegno sociale, la perdita della propria identità nel turbolento mondo odierno e il femminismo sono una costante nella maggior parte dei suoi lavori. Queste caratteristiche le possiamo anche riscontrare in Queen & Slim, anche se l’aspetto più politico e sociale della vicenda diventa di secondo piano. Perchè i due protagonisti, come abbiamo detto, non sono interessati a quello che gli succede attorno e non vogliono modificare il corso degli eventi. La loro fuga non è una protesta contro le autorità e un potere costituito che ignora gli emarginati, ma piuttosto una liberazione da una società oppressiva che li circonda. E così facendo si vestono di una nuova pelle, diventano persone nuove, in qualche modo migliori, sicuramente più liberi.

Su una colonna sonora R&B e soul, Queen & Slim è un sprono per tutti quelli che non si sentono se stessi a perseguire il giusto e anche l’egoismo per rendere le proprie vite migliori. Quasi un edonismo sociale.

Article written by:

Marco Perna

A volte mi piace credere che essere nato nello stesso mese di Fellini e un anno dopo la sua morte abbia influenzato, in qualche modo, la mia vita e di conseguenza anche il mio amore per il surreale e la settima arte. Poi torno in me e mi accorgo di non avere Borsalino grigio e sciarpa rossa ma una profonda passione per il cinema e tutto ciò che viene considerato bello. Mi sono cimentato dietro la telecamera ai tempi del DAMS a Torino, dove mi sono laureato, ma parlare di cinema mi piace quasi di più che farlo.

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