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Ready Player One: non date medicine a Spielberg

Ready Player One: non date medicine a Spielberg My rating: 4 out of 5

Leggendo un po’ in giro su Ready Player One, o – come nel mio caso – origliando i parerei altrui stesso in sala, ci si rende conto di come le opinioni su questo film si dividano sostanzialmente in due: Lo adori – Lo odi. Le solite opinioni che sono o bianche o nere, per carità c’è anche qualche grigio – come è giusto che sia – ma il grigio sa troppo di perbenismo, non si fa degli amici il grigio, oddio ci prova pure, ma finisce per giocare da solo in cortile. Vuole accontentare tutti il grigio, ma non accontenta nessuno e diventa impopolare. Povero. Non è considerato valido come il nero o il bianco.

Ci sarà un motivo se Gandalf ritorna come Il Bianco e non più Il Grigio, mica scemo lui. Chissà se gli sarebbe potuto piacere il film, e in un certo senso ci fa anche la sua comparsata all’interno. Ma procediamo per gradi.

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Innanzitutto se volete subito sapere che ne penso del film, se volete la recensione più veloce di sempre (7 secondi giuro) cliccate qui e poi, se volete, potete pure chiudere l’articolo. Il film vale la visione solo per due scene. Che tratterò più avanti per evitare spoiler.

Adesso c’è la parte in cui vi dico brevemente la trama, ma tanto la sapete. In ogni caso, mi tocca scriverla.
Futuro prossimo, il pianeta è in declino e quindi le persone, tutte le persone, amano rifugiarsi in questo mondo virtuale detto Oasis, che funziona esattamente come un videogame MMORPG in VR. Oasis è così giocato e radicato  nella società che diventa la prima forza economica mondiale, di conseguenza con la morte del suo creatore James Halliday, si darà il via ad una caccia all’Easter Egg. Una caccia al tesoro dove tutti i giocatori – buoni e cattivi – si ritroveranno coinvolti nella ricerca dell’Egg per diventare padrone del mondo di gioco.

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Ora passiamo a quello che ci interessa di più. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Ernest Cline del 2010, che ci ricorda come, grazie a una sola idea ben fatta, si possa vivere di rendita a vita. È lui che ha dato il via al nostalgismo anni ’80, è lui l’inizio di tutto, colui che ha fatto nascere questo movimento di esaltazione della coltura pop. Abbiamo un colpevole. Potete ringraziarlo o potete maledirlo. L’importante è che non facciate i grigi.

E Spielberg, che ha fatto i compiti e ha letto il libro, probabilmente ha fatto uno dei migliori adattamenti libro – film degli ultimi anni, distaccandosene ma rendendo tutto ugualmente fruibile e adatto al tempo. Ricordiamo che uno degli sceneggiatori è proprio Cline in persona, ma i pareri su Ernest Cline li trovate sul sito della Feltrinelli, noi ci soffermeremo un attimo su zio Steven.

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Spielberg, che pochi mesi prima aveva girato The Post, ora manda in sala un film diametralmente opposto, sbattendo in faccia ai cinefili del bar sotto casa mia delle scene incredibili che a 71 anni non solo, sono difficili da girare, ma anche da immaginare, a prescindere da che età si abbia. Una delle due scene a cui accennavo prima la troviamo a inizio film e anche nel trailer, ed è una gara automobilistica che davvero ha dell’incredibile. Sì, perché quel dannato di Zio Steven si è divertito come un matto e si vede. Ci fa divertire.

Metti il T-Rex di Jurassic Park, metti uno dei migliori King Kong di sempre, il soverchiare la visuale (quando lo vederete capirete), un cucchiaio di zucchero, una tazza d’amore, e abbiamo una corsa da applausi.

Se a 71 anni si riesce a fare questo, allora, vi prego, non date medicine a Spielberg e lasciatelo continuare a fare quello che vuole nel suo delirio di potenza. Un po’ come nel caso di George Miller, che prima ti dirige Babe maialino va in città, e non appena gli togli i sedativi ti tira fuori dalla casa di riposo quel capolavoro moderno che è Mad Max: Fury Road.

C’è l’altra scena poi di cui vi parlavo, che è un grosso spoiler, non tanto sulla trama in sé, ma in quanto sorpresa del film. Quindi se non vi fanno paura gli spoiler proseguite pure, sennò saltate queste righe e  passate all’immagine successiva.
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Se Cline nel libro Ready Player One declina le sue passioni – i videogiochi, Spielberg fa lo stesso con le sua di passione – i film. Quale contesto e occasione migliore se non questo. Il regista ne approfitta per prendere uno dei mostri sacri della cinematografia, Shining di Kubrick, riuscendo a inserire i protagonisti all’interno dell’opera. Quello che vedrete non è solo una ricostruzione dell’Overlook Hotel, ma un inserimento dei personaggi di Ready Player One (fatti in digitale) all’interno del girato originale di Kubrick. Un esperimento o un gioco, qualunque cosa sia, è stato inaspettata, lasciando cadere a terra la mandibola dei più patiti spettatori in sala.

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Ready Player One di per sé non pesa nonostante le due ore e passa, all’interno ci sono talmente tanti riferimenti alla cultura pop che è impossibile scovarli tutti e anche con un fermo immagine a ogni scena sarebbe difficile. In questo video ne trovate alcuni. Se ovviamente non amate tutto questo effetto nostalgico e non conoscete nemmeno le grosse citazioni, il film probabilmente vi deluderà – sarà piacevole – ma non vi conquisterà. Non vi farà uscire le bolle di sapone dalla fauci come è successo a chiunque abbia visto, anche solo per un attimo, un pilastro della sua infanzia fare la sua comparsa nel film. Quindi è sicuramente un’opera che divide in due, un blockbuster mirato ma con un pubblico troppo vario, che comunque riserva sorprese.

Ci sono anche aspetti negativi d’altronde. Non è un film con grosse pretese se non quella di divertire – lo abbiamo capito – ma, da un lato, i rapporti umani risultano veramente un pelo troppo accelerati, i “ti amo” dopo solo qualche dialogo sono roba da chat erotica per sessantenni. Ma, battute a parte, i personaggi che invece piacciono e non poco, sono proprio quelli più adulti. Non tanto il villain che è un po’ “meh” quanto i due creatori di Oasis. Interpretati da Mark Rylance e Simon Pegg. Altro plauso alle musiche che, al momento giusto e con lo stile ancor più giusto, citano anch’esse capolavori passati.
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Comunque, a prescindere da come la pensiate, che siate per il bianco o siate per il nero, ricordate che il Grigio prima o poi salva il culo a tutti.

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Di giorno filantropo miliardario, di notte tenta di diventare il vostro amichevole scrittore di quartiere. Citazioni improprie a parte, Pierluigi Mautone non sa chi è, non sa cosa fa, ma diventa metodico solo quando scrive (male). Guarda al futuro con l'inguaribile ottimismo di un Dodo.

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