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Shazam! – Se hai 14 anni è probabilmente il tuo film preferito [No Spoiler]

Shazam! – Se hai 14 anni è probabilmente il tuo film preferito [No Spoiler] My rating: 2.5 out of 5

Spesso non avere aspettative funziona. Ormai è tristemente prassi per un film della DC: si chiede il compitino, un po’ come per Aquaman. Ti aspetti quella cosa lì, due ore in cui spegni il cervello e ti godi la corsa. Pure a Shazam! questo minimo sindacale sembrava richiesto, anche se i trailer lasciavano presagire qualcosina in più. E? Minimo sindacale sia, funziona così.

Eppure il materiale per spingere un po’ sul metacinema alla Deadpool c’era tutto… già nei trailer. Shazam! doveva (e poteva) andare ancora oltre, scardinando tutti gli stilemi del classico film sulle origini, giocandoci, mettendoli in un frullatore e poi bevendoselo in maniera eroicamente grezza, facendoselo colare dai lati della bocca come Joey quando finisce un gallone di latte in dieci secondi.

Non fraintendete, queste cose ci sono, e sono proprio i momenti di Shazam! che funzionano alla perfezione. Ma sono diluiti in un film decisamente troppo lungo, che arranca nella prima parte, che spezzetta il ritmo della battaglia finale peggio di Oda negli scontri di One Piece (quasi azzerando, quindi, il climax epico che film di questo tipo dovrebbero avere), e spiegando tutto fin nei minimi dettagli, come se il suo unico spettatore avesse… 14 anni.

Ecco, Shazam che balla le robe di Fortnite è emblematico. Purtroppo.

Forse Shazam! questo voleva fare, fin dall’inizio: essere un film per ragazzini. Perché la comicità (che spesso e volentieri funziona per tutti) vira molto su quella di un quattordicenne tipo, che si può identificare ancora meglio in Billy Batson e nella sua controparte pompata. Zachary Levi funziona benissimo, riesce a rendere vero il fatto di essere un ragazzino nel corpo di un adulto che potrebbe far crollare un grattacielo a pugni.

I problemi di Shazam! arrivano quando si vuole rendere seria la pellicola. Qui il film scivola, perché il tono cazzaro non si riesce a mescolare bene con gli intenti pedagogici del classico “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Insomma, di James Gunn ce n’è sempre e solo uno. Gestito meglio invece il discorso sulla famiglia (che ti scegli), soprattutto perché i ragazzini sono tutti adorabili e pure “mamma e papà” riescono a essere caratterizzati bene, nonostante il poco spazio.

Eppure le scene comiche, che funzionano (i tentativi sui poteri, la rapina al supermercato) non bastano a salvare completamente un film scritto, come al solito, in maniera piatta e scialba. Mark Strong è stato scelto solo perché ha la faccia da cattivo, e il tentativo, maldestro e banale, di caratterizzarlo come villain è solo una perdita di tempo: non serviva neanche dargli un nome, “Cattivo Precompilato #1” poteva bastare. Tanti snodi di trama sono ancora alla carlona: Sivana che capisce come arrivare a Billy, il “trucco” usato per sconfiggerlo, il passaggio dei poteri, per citarne alcuni.

David F. Sandberg prova a metterci del suo dietro la macchina da presa, soprattutto in questo sottotesto horror edulcorato dalla censura, che però, proprio perché il target del film sono i quattordicenni, male si amalgama con tutto il resto. Insomma, quando Shazam! tenta la sortita fuori dal tono caciarone viene fulminato appena il naso spunta dalla trincea. Complice anche una CGI barbina (le scene di volo sono quasi ai livelli di Justice League), il film fatica a prendere una vera e propria direzione. Vuol far ridere, riflettere, piangere, emozionare e, se si hanno quattordici anni, probabilmente ci riesce pure.

Shazam! resta quindi l’ennesimo film della DC che non riesce a trovare la sua vera identità. Ma che, almeno, un tentativo prova a farlo.

Article written by:

Edoardo Ferrarese

Folgorato sul Viale del Tramonto da Charles Foster Kane. Bene, ora che vi ho fatto vedere quanto ne so di cinema e vi starò già sulle balle, passiamo alle cagate: classe 1992, fagocito libri da quando sono nato. Con i film il feeling è più recente, ma non posso farne a meno, un po' come con la birra. Scrivere è l'unica cosa che so e amo fare. (Beh, poteva andare peggio. Poteva piovere).

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