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The Grudge, il reboot horror che non serviva

The Grudge, il reboot horror che non serviva My rating: 1.5 out of 5

“Non aprire quella porta!”, il mostro sotto al letto, la casa infestata, sagome che sfilano nei corridoi bui, “C’era qualcosa, l’ho visto!”, un manicomio, il detective troppo curioso per non addentrarsi nel pericolo…e si potrebbe continuare all’infinito ad elencare la miriade di luoghi comuni, banalità e stratagemmi triti e ritriti che vengono adoperati in The Grudge, il reboot del remake statunitense di Ju-on, l’horror diretto da Takashi Shimizu nel 2000. 

 Per questa operazione di riattualizzazione di una pellicola del passato, come se ne vedono diverse di questi tempi, Nicolas Pesce scrive e dirige The Grudge rielaborandolo e diversificandolo ampiamente dall’originale. Traspone l’intera vicenda originariamente ambientata in Giappone (perchè è di una maledizione giapponese che si parla, o meglio si dovrebbe parlare) negli Stati ovviamente Uniti, dove una donna trasporta involontariamente la maledizione infestando una casa. Su piani temporali diversi, prima un agente immobiliare, poi un detective e poi la detective protagonista (Andrea Riseborough), entrano nella casa venendo contagiati dall’infermabile maledizione, psicosi di mostri, ombre e sangue, derivata da un genocidio famigliare, che porta alla pazzia.

Se nel Ju-on del 2000 gli archi temporali incuriosivano lo spettatore inizialmente spaesato, che man mano ricostruendo i pezzi riusciva attivamente a coniugare le tre temporalità che si riunivano consequenzialmente sul finale, in The Grudge i piani temporali, seppur esplicitati sin da subito da scritte cubitali, generano un turbine confusionario la cui pecca più grande è quella di non permettere a chi guarda di creare un benché minimo feeling con i personaggi, sparsi e disomogenei per tutta la pellicola. Un film che nel momento in cui decolla dal suolo orientale in direzione Hollywood si tramuta in una standardizzazione filmica sia dal punto di vista registico che del racconto, creando svariate dissonanze tra stereotipi orrorifici e non, che conducono verso una totale perdita di credibilità rispetto al suo antenato. 

Tra i già citati e scontati espedienti horror, i soli che innescano un mediocre salto sulla poltrona sono quelli ripresi dalla pellicola genitrice, in essa terrificanti, qui premeditati. Da ciò scaturisce inevitabilmente un’impostazione, anche dal punto di vista recitativo, troppo finzionale e quasi mai invogliante. Altro elemento straniante è una colonna sonora che in un film, horror, del genere dovrebbe pizzicare le membra dello spettatore con disarmante puntualità; in The Grudge i ritmi appaiono spesso discordanti, ma soprattutto le scelte e le partiture stesse sembrano eccessivamente sovrabbondanti, come un insieme di suoni ammucchiati per creare un caos che distragga da una storia vuota. Detto questo, la fotografia cupa e gli effetti speciali sulle creature demoniache non sono male e costruiscono un’atmosfera potenzialmente e macabramente corretta.

Prodotto dalla forse non troppo sapiente mente di Sam Raimi e diretto da Nicolas Pesce, noto per esperimenti filmici apprezzati come The Eyes of My Mother e Piercing, The Grudge (qui il trailer) è un reboot telefonato e confuso che sarà in sala dal 27 febbraio. 

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