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The Hunt: il cortocircuito del politically correct tra humour e botte da orbi

The Hunt: il cortocircuito del politically correct tra humour e botte da orbi My rating: 3 out of 5

The Hunt sembra un film maledetto: girato nella primavera del 2019 da Craig Zobel, sarebbe dovuto uscire negli Stati Uniti nell’autunno dello stesso anno, ma a causa di un paio delle “solite” sparatorie a cui sono avvezzi da quelle parti la produzione ha deciso di rimandare la distribuzione, perché il problema è vedere qualche pistola sul grande schermo, non tra gli scaffali dei supermercati veri e propri. Già. Comunque: finalmente approdato nelle sale nel marzo 2020, a causa dell’epidemia che tutti ben conosciamo non ha neanche avuto il tempo di farsi conoscere; fortunatamente, in questi giorni sta venendo rilanciato da svariate piattaforme di streaming e noleggio. Fortunatamente, perché The Hunt è un thriller gustosissimo, perfetto per l’intrattenimento di queste lunghe serate, e con un sottotesto politico che non guasta mai.

Un gruppo di americani si risveglia misteriosamente in un bosco, imbavagliati e con un cassone pieno di armi a disposizione: ma che succede, che ci facciamo qui? In fondo siamo solo persone qualunque. Errore: voi vi considerate persone qualunque, onesti lavoratori e buoni padri di famiglia, ma per le élites contro cui vi accanite durante la bevuta al pub con gli amici siete rednecks, bifolchi. Quelli che negano il cambiamento climatico, “usano la parola con la N”, ritengono che i gay siano contro natura e dopo la terza media hanno deciso che l’apice del loro livello di istruzione era raggiunto, per intenderci. Neanche il tempo di realizzare la cosa, che tre quarti del gruppo viene allegramente fatto fuori: chi con un fucile a distanza, chi con una granata, chi con una freccia, chi con tutte e tre le cose insieme e anche di più. Signore e signori, benvenuti al Manorgate. Ma sì che lo sapete che cos’è, ne avrete sicuramente discusso nel deep web con i vostri amici di estrema destra: una volta all’anno, l’intellighenzia del paese si riunisce in una lussuosa villa in campagna, raccoglie una manciata di americani medi e si diverte a dar loro la caccia. The Hunt, per l’appunto. Peccato solo che tra le prede ci sia anche Crystal (Betty Gilpin), ex veterana in Afghanistan, e che giocare al tiro al piattello con lei sia particolarmente difficile.

Non aspettatevi velleità alla Black Mirror: The Hunt non intende mostrare il possibile mondo distopico in cui ci ritroveremo a vivere fra qualche tempo, né suscitare nello spettatore riflessioni profonde o indurlo a scrivere un trattato sociologico. The Hunt vuole prima di tutto divertire, e ci riesce alla grande: quasi un mix tra lo splatter alla Sharknado e l’ironia politicamente scorretta nei confronti dei liberal alla The Party, ma senza risparmiare i nostri cari, vecchi white trash. Già solo l’inizio è grandioso: il film ci mostra i possibili protagonisti della storia, due su tutti i bellocci Emma Roberts e Justin Scott Hartley, per farli saltare in aria pochi secondi dopo. Ci illude così per un po’, finché diventa chiaro che solo Crystal, una specie di Clint Eastwood bionda, ha qualche chance di farcela.

Ma la vera chicca arriva dopo un po’, quando si scopre il volto a capo della banda di cacciatori super istruiti, incredibilmente corretti e decisamente incattiviti dopo uno scandalo che ha mostrato che tanto corretti poi non sono: ecco a voi Athena, al secolo Hilary Swank, che con un Oscar e una carriera impeccabile alle spalle ha deciso di divertirsi un po’. Amministratrice delegata in caduta libera a causa di qualche sms sfuggito di mano, Athena chiama a raccolta i suoi amici e decide di vendicarsi: se quei rednecks incapaci di distinguere uno scherzo dalla realtà hanno pensato che le nostre chiacchere avessero qualcosa di fondato, beh, allora troviamoli e diamo loro ciò che si meritano, e da che ci siamo ispiriamoci a La fattoria degli animali, ché veniamo pur sempre da Harvard. Perché il popolo è meraviglioso finché si comporta bene, altrimenti diventa solo un fastidio da irridere e possibilmente da cancellare. Non per niente la parola che usano è deplorables, utilizzata a suo tempo da Hillary Clinton per indicare i possibili elettori di Trump. Strategia elettorale efficacissima, non c’è che dire.

Leggenda vuole che il titolo originale di The Hunt avrebbe dovuto essere Red State vs Blue State, e che sia stato cambiato per non suscitare troppa irritazione nei sostenitori dell’Alt-right e dintorni. In realtà, in The Hunt ad uscirne peggio sono proprio i democratici, dal manager di colore che si presta alla parte dell’immigrato clandestino, all’impiegata che invoca la parità di genere nel bel mezzo di un massacro, alla coppia che dopo essere stata sbattuta in prima pagina ha bisogno del terapista invece di darsi ad alcool e droga come i comuni mortali. Ma queste sono solo pillole di umorismo che intervallano sparatorie, spargimenti di sangue e botte da orbi. Perché The Hunt è prima di tutto un ottimo blockbuster, e se avete ancora bisogno di conferme al riguardo gustatevi la scazzottata tra Athena e Crystal, alias la mora e la bionda. Però occhio a quello che scrivete ai vostri amici, che c’è sempre il troll di turno pronto a trasformare una burla in una fake news. E ora scusate, vado a cancellare qualche chat.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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