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The Laundromat – Il gusto ironico dei soldi

The Laundromat – Il gusto ironico dei soldi My rating: 3.5 out of 5

Nel 2016 scoppiò il caso Panama Papers negli USA. La Mossack-Fonseca era il principale protagonista di questo scandalo finanziario. Jürgen Mossack e Ramón Fonseca, cofondatori dello studio legale panamense, fornivano informazioni dettagliate su centinaia di migliaia di società offshore, documenti che mostrano come i ricchi, compresi funzionari pubblici, siano riusciti ad occultare le proprie entrate al fisco. Nel giro di pochissimo, un hacker anonimo portò a galla i dati di tutte le frodi commesse dai due imprenditori, facendo affiorare anche le storie di chi a quelle società aveva investito.

The Laundromat di Steven Soderbergh ci racconta di Ellen Martin (Meryl Streep), Charles o Mirand in un caleidoscopio di vicende ritmato e ironico e di come le loro vite sono destinate a un tracollo finanziario. L’ironia che da corpo all’opera è già stata ben usata da Soderbergh in svariate occasioni come ne La truffa dei Logan. Ma al contrario del goffo piano dei due fratelli Logan, qui Mossack e Fonseca, interpretati rispettivamente da Gary Oldman e Antonio Banderas, sono dei navigati finanzieri che conoscono ogni cavillo burocratico per massimizzare il loro profitto. Loro ci prendono per mano e ci conducono nel fantastico mondo delle truffe finanziarie con semplicità e scherno. Un viaggio atemporale, dal preistorico baratto al credito e tutte le declinazioni del caso (bond, trust, margin call, ecc.). Tutto descritto parlando direttamente a chi quella realtà non la vive. La quarta parete non esiste in questa pellicola. Il materiale che ci viene esposto è una satirica visione di uno Stato che non funziona.

Soderbergh punta il dito contro un capitalismo marcio e vecchio. Le leggi che governano i rapporti tra gli uomini sono fatti di imbrogli per il proprio tornaconto. Nessuna via di scampo, tranne un piccolo spiraglio nel finale. Per svelare nel complesso questa “lavanderia automatica” si usano espedienti vari: micro narrazioni, suddivisioni in capitoli, info grafiche, fino a sfociare nel meta-cinema. La struttura si fa complessa e dispersiva, ma il carismatico cast stellare di The Laundromat fa da spina dorsale e tiene salde le redini della pellicola, fino ad arrivare all’augurio che il regista fa agli americani: trovare un metodo più onesto e corretto di vivere il mercato e anche, un po’, la vita.

Article written by:

Marco Perna

A volte mi piace credere che essere nato nello stesso mese di Fellini e un anno dopo la sua morte abbia influenzato, in qualche modo, la mia vita e di conseguenza anche il mio amore per il surreale e la settima arte. Poi torno in me e mi accorgo di non avere Borsalino grigio e sciarpa rossa ma una profonda passione per il cinema e tutto ciò che viene considerato bello. Mi sono cimentato dietro la telecamera ai tempi del DAMS a Torino, dove mi sono laureato, ma parlare di cinema mi piace quasi di più che farlo.

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