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The Painted Bird – Una favola nera di odio e sadismo

The Painted Bird – Una favola nera di odio e sadismo My rating: 4.5 out of 5

L’Europa dell’Est nel periodo della Seconda Guerra Mondiale era un luogo pericoloso e pieno di morte. Qui, in una casetta sperduta in una prateria silenziosa, abita un ragazzo ebreo con la nonna. Aspetta con impazienza il ritorno dei genitori. Passa così i suoi giorni ad annoiarsi lungo il fiume e ad aiutare la sua vecchia. Un giorno, però, trova la nonna esanime sulla sedia, fredda. Per lo spavento, corre via. Vuole ricongiungersi con i suoi cari al più presto. E per farlo comincia un pellegrinaggio in quelle terre oscure, piene di odio e superstizione. Un’avventura, quella che lo attende, che difficilmente dimenticherà.

The Painted Bird è il film cliché che si palesa ad ogni Festival del Cinema di Venezia. Un’opera prima di un regista ceco di quasi tre ore in bianco e nero, senza dialoghi e senza colonna sonora. Messa così, sembra una mattonata notevole e allontanerebbe chiunque. E invece The Painted Bird non è nulla di tutto questo. Václav Marhoul confeziona un esordio esemplare, legato ad un costrutto classico dei romanzi di formazione, ma con uno sguardo unico, che difficilmente può lasciare indifferenti.

Il viaggio del ragazzo viene descritto nel noto libro omonimo di Jerzy Kosinski, che da giovane ebreo visse in prima persona i soprusi dei tedeschi nazisti e degli ungheresi, riuscendo a scampare all’Olocausto. Kosinski restituisce tutta la crudezza e l’odio che aveva provato in quegli anni nella vicenda di questo ragazzo senza nome e Marhoul fa lo stesso con la sua pellicola. Un’odissea orrenda e oscena divisa in capitoli. In ognuno di essi viene mostrato un personaggio che il ragazzo incontra.

Volti contriti e diffidenti sono quelli dei contadini superstiziosi, soldati spietati, ladri, pedofili, pazzi. Non tutti loro sono hanno cattive intenzioni: i grandi Stellan SkarsgårdHarvey Keitel, Barry Pepper interpretano delle anime giuste che aiutano il ragazzo a ritrovare la strada di casa. Ma gli altri (tra cui vi sono un Julian Sands aggiacciante e un Udo Kier mostruoso) riservano un trattamento sadico al povero ragazzo che subisce tutte le violenze senza battere ciglio. Le lacrime che ha da versare si esauriscono in poco tempo, trasformando il suo sguardo in vuoto e senza speranza. Solo la vendetta e l’odio del mondo lo fa rialzare quando viene frustato o lanciato in una latrina.

Ogni episodio è come un girone dantesco, un inferno pieno di razzismo e fanatismo religioso, fatto di faide tribali pseudo-medioevali e guerre nere e sanguinolente. Noi spettatori scendiamo con il ragazzo in questo nero bitume, nella vaga speranza di trovare salvezza e redenzione per un giovane. Un film duro senza mezze misure, necessario per capire quanto l’intolleranza possa offuscare la ragione e trasformarci in mostri.

Article written by:

Marco Perna

A volte mi piace credere che essere nato nello stesso mese di Fellini e un anno dopo la sua morte abbia influenzato, in qualche modo, la mia vita e di conseguenza anche il mio amore per il surreale e la settima arte. Poi torno in me e mi accorgo di non avere Borsalino grigio e sciarpa rossa ma una profonda passione per il cinema e tutto ciò che viene considerato bello. Mi sono cimentato dietro la telecamera ai tempi del DAMS a Torino, dove mi sono laureato, ma parlare di cinema mi piace quasi di più che farlo.

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