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The Party: una perfetta black comedy in salsa liberal. Ma neppure troppo

The Party: una perfetta black comedy in salsa liberal. Ma neppure troppo My rating: 4 out of 5

Londra, interno notte – o meglio, orario aperitivo. Janet (Kristin Scott Thomas), sedicente liberale di ampie vedute, è appena stata nominata ministro del governo ombra, e decide di festeggiare il successo con il marito Bill (Timothy Spall) e gli amici più cari: April (Patricia Clarkson), cinica e brillante americana, il suo quasi ex marito tedesco Gottfried (Bruno Ganz), cultore di medicina alternativa, teorie new age e pace nel mondo, Martha (Cherry Jones), accademica lesbica che manco a dirlo si occupa di gender e molestie sulle donne, la sua giovane compagna Jinny (Emily Mortimer), incinta di tre gemelli non si sa quanto davvero voluti, e per finire Tom (Cillian Murphy), giovane e rampante manager. All’appello manca solo Marianne, la di lui moglie, che non preoccupatevi, ha avuto un contrattempo ma sta per arrivare. Ci sono tutti gli ingredienti per la riuscita di The Party, la cena perfetta.

O almeno sulla carta: perché sotto la facciata liberal, tollerante e aperta al mondo, basta un nulla per veder vacillare le proprie posizioni e tuffarsi in men che non si dica nel reazionarismo più spinto. La confessione di una malattia, per esempio – o meglio, del modo in cui si è deciso di affrontarla, in barba a qualunque principio di egualitarismo e sanità pubblica. O, peggio ancora, di un tradimento, anzi di più tradimenti: la molla che, dall’alba dei tempi, trasforma il più raffinato degli interlocutori nell’uomo delle caverne.

The Party è uno dei migliori esempi di black comedy degli ultimi anni: la regia e la sceneggiatura di Sally Potter, qui al suo primo confronto con le risate, sarebbero perfetti per un palco teatrale, eppure riescono a scintillare sulla celluloide. Sarà merito del bianco e nero livido che sottolinea la ferocia dei protagonisti e delle loro interazioni, di una Kristin Scott Thomas in stato di grazia e perfetta nel ruolo di intellettuale nevrotica, di un esilarante Bruno Ganz che riesce a dar vita all’ossimoro di un tedesco hippy, fatto sta che questo film è un piacere per gli occhi. E per lo spirito, naturalmente: perché The Party è poco più di un’ora di dialoghi serrati, pungenti, spietati. Uno su tutti: una April indignata si rivolge a Bill dicendo che pensava fosse un femminista, lui ribatte che con gli anni si cambia, Gottfried chiosa rimarcando, con un’aria da santone indiano, che il cambiamento è positivo. Chapeau.

Splendida anche la coppia di Martha e Jinny, pure loro di sinistra e pure loro dispostissime a ricorrere a cure “molto private e molto costose” non appena se ne presenti la necessità, e tutti i loro tic e le loro nevrosi degne del miglior Woody Allen. Una menzione a parte la merita poi il personaggio di Tom, forse l’unico sincero in questo The Party: cinico, ma in modo meno elegante di April, innamorato dei soldi, naturalmente cocainomane, incapace di comprendere il sacrificio di Bill di mettere da parte la sua carriera in nome di quella della moglie. Ma, dopotutto, neppure lo stesso Bill comprende così bene questa scelta.

Se avete amato Perfetti sconosciuti, Carnage o Cena tra amici non potete lasciarvi scappare The Party: perché, oltre alla vena teatrale, ai dialoghi che alternano brividi e risate, alla bravura degli attori, aggiunge un pizzico di Tom Wolfe, tanto da sembrare un’edizione di Radical Chic aggiornata al XXI secolo. Nonostante sia stato presentato a Berlino nel 2017, nelle sale italiane esce, con la consueta rilassatezza, solo ora: perciò affrettatevi, ché è una chicca da non perdere.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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