The Vanishing
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The Vanishing – Il mistero del faro: quando l’idea non basta

The Vanishing – Il mistero del faro: quando l’idea non basta My rating: 2 out of 5

The Vanishing è tratto da una storia vera. Tre guardiani di un faro, Tom (Peter Mullan), James (Gerard Butler) e Donald (Connor Swindells), si apprestano a svolgere il loro lavoro per sei settimane su una remota isola nel mare della Scozia. Inaspettatamente, trovano, in una gola, il relitto di una barca e un cadavere apparentemente morto. I guardiani più anziani decidono di calare Donald, il più giovane, per prendere una cassa situata vicino al cadavere. Ma, mentre Donald sta prendendo la cassa, si scopre che l’uomo in realtà non è morto. Quello che sembrava un cadavere aggredisce Donald per riprendersi l’oggetto rubato, ma il ragazzo lo uccide.

Aperta la cassa, si scopre che è piena d’oro. I tre decidono di tenersi l’oro, ma non hanno tempo per gioire perché improvvisamente dei marinai giungono sull’isola per riprendersi ciò che gli appartiene. I guardiani riescono a difendersi dagli avversari esterni, ma poi lentamente si trovano da soli a fronteggiare i demoni della loro stessa avidità. Riusciranno a sopravvivere?

Un’isola deserta, lontana da Dio e dagli uomini. Il logorio del tempo che trascorre. La follia di tre uomini consumati dall’avidità. Come le onde del mare erodono le rocce della costa, così lo script di Celyn Jones e Joe Bonee scava a fondo nella psiche dei suoi tre protagonisti facendo crollare tutte le loro certezze sul mondo e sugli uomini. Il plot lavora molto per accumulazione, costruendo un sottile crescendo di tensione che da esterna diventa sempre più interna per poi esplodere pochi istanti prima della fine. Abissus abissum vocat, dicevano i latini. Ed è quello che succede in The Vanishing. I tre guardiani precipitano sempre di più nella loro stessa follia e nella loro paranoia, senza possibilità di sfuggire al loro destino di morte, fino all’ambiguo finale, in cui il più anziano, rimasto solo, si limita a guardare il mare.

The Vanishing

Dal punto di vista narrativo, The Vanishing non è strutturato così male come si potrebbe pensare, anzi penso che la trama sia la parte più solida del film. Certo l’ambiguo finale, che lascia allo spettatore la responsabilità di trovare un senso all’intero film, irrita e delude, ma non è il punto debole del film. Ciò che davvero manca all’interno della pellicola è uno stile preciso. Che intendo dire? Mi spiego meglio.

Ai giovani registi viene spesso detto che basta l’idea. Per fare un bel film, basta avere una bella idea di fondo, poi il resto viene da sé. Penso non ci sia niente di più sbagliato. Con questo non voglio dire che una bella idea sia inutile ai fini della realizzazione e non intendo dire che i film debbano basarsi unicamente sugli effetti speciali. No, quello che intendo dire è che bisogna trovare un giusto compromesso. E qui arriviamo al punto cruciale del mio discorso.

The Vanishing

L’idea è solo il punto di partenza di un film. Una volta trovata l’idea per il soggetto e poi scritta la sceneggiatura, si passa alla messa in scena e alla direzione degli attori. Il cinema non è un prodotto letterario, come può esserlo invece un libro o un dramma, ma anzi è una forma artistica che nasce dall’incontro di moltissimi linguaggi e forme diverse: fotografia, musica, recitazione ecc ecc. Sta proprio al regista mettere in relazione questi molteplici linguaggi secondo il proprio stile per trasmetterci la sua visione del racconto e mostrarci la sua sensibilità artistica.

Quindi un film che privilegia la dimensione del racconto e sminuisce la messa in scena è un film anonimo e un film anonimo è un film che fallisce in partenza. Fallisce non solo perché trascura la dimensione visiva, ma anche perché è facilmente dimenticabile. Non è infatti caratterizzato da uno stile chiaro e personale, ma si sottomette totalmente alla narrazione, demandando a essa il compito di trasmettere l’angoscia. Infatti, un film deve colpire i nostri sensi e, se non lo fa, non rimane impresso nella mente dello spettatore. La messa in scena viene potenziata dai tre attori protagonisti che riescono a trasmettere una forte emotività e a dare corpo a dei personaggi credibili e sfaccettati che non deludono nel loro realismo.The Vanishing

Bresson diceva che un film nasce dalle risorse che un regista ha a disposizione: è infatti il budget che deve stimolarlo a decidere cosa sia meglio fare per la realizzazione del suo film. Infatti, se il regista ha un ampio budget, può permettersi effetti speciali, attori famosi e location favolose. Tuttavia, se il regista non dispone di un ampio budget, come accade il più delle volte, deve lavorare per sottrazione, ovvero deve adottare uno stile minimalista che lasci allo spettatore la possibilità di dialogare col film, riempiendo quegli spazi vuoti che il regista ha lasciato. Questo stile crea un’atmosfera che, attraverso la mancanza di elementi, diventa più indefinita e trasmette un senso di sospensione più rarefatto.

Quindi per concludere, The Vanishing è un prodotto mediocre e il suo regista non spicca per una regia di stile che sappia valorizzare una trama dignitosa. Tuttavia ciò per cui mi dispiaccio davvero molto, vista la location che il regista aveva a disposizione e l’ampiezza del budget, è la sua incapacità di creare un’atmosfera davvero angosciante. Rifletteteci: un faro in mezzo al mare, tre uomini che impazziscono, il mare, la nebbia. Se Bergman o Villeneuve avessero girato un film con simili elementi a disposizione, The Vanishing sarebbe stato il thriller migliore della storia del cinema. Ma non lo è stato. E perciò vederlo è stato triste.

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