Tomb Raider
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Tomb Raider: finalmente un buon film tratto da un videogioco?

Tomb Raider: finalmente un buon film tratto da un videogioco? My rating: 3 out of 5

Il mondo è un posto strano. Fino a poco tempo fa nessuno aveva un’alta considerazione dei due Tomb Raider con Angelina Jolie nei panni di Lara Croft. Sia il primo film, quello del 2001 diretto da Simon West, sia il sequel del 2003 (La culla della vita) di Jan De Bont, non avevano infatti convinto la critica e, riguardati oggi, continuano a essere dei B-movie divertenti ma privi di mordente. In sintesi, gli ennesimi adattamenti mediocri di un videogioco.

Eppure, quando è stato annunciato il reboot della saga (se così si può chiamare una serie di appena due film), tutti i fan sono insorti al grido di “Questo non è Tomb Raider!” e “Angelina Jolie è l’unica Lara!”. Un inaspettato scoppio di nostalgia di cui proprio non riesco a capacitarmi, soprattutto ora che il nuovo film è uscito.

Alicia Vikander

Sul serio c’è gente che preferisce i film con la Jolie?

Il Tomb Raider del norvegese Roar Uthaug (già autore del pregevole disaster movie The Wave) prende le dovute distanze dalle pellicole precedenti e, traendo ispirazione dagli ultimi due titoli videoludici e da quello del 2013 in particolare (a sua volta un riavvio della vecchia serie), mette in scena una origin story con una Lara ancora agli inizi.

Vediamo quindi l’iconica eroina ancora ventenne, tormentata dalla misteriosa scomparsa del padre, il professor Richard Croft, avvenuta sette anni prima. Talmente restia ad accettarne la presunta morte da rinunciare alla cospicua eredità che le spetterebbe di diritto, preferisce guadagnarsi da vivere con l’umile (e sottopagato) lavoro di corriere. Almeno finché non scopre che l’amato genitore stava svolgendo delle ricerche sulla principessa Himiko, sovrana apparentemente dotata di poteri maligni e sepolta sull’isola giapponese di Yamatai. Senza esitazioni Lara si dirigerà verso quel luogo sperduto, dove però si scontrerà con la sinistra organizzazione della Trinità, anch’essa interessata ai segreti custoditi nella tomba.

Naufragio

L’approdo non è dei migliori…

È bene precisarlo subito: Tomb Raider non è un film privo di difetti. Colpa principalmente della sceneggiatura della semi-esordiente (e si vede) Geneva Robertson-Dworet. Il plot è basilare, privo di particolari guizzi narrativi, se non alcuni plot twist tutto sommato prevedibili. Non è neanche particolarmente originale, visto che pesca a piene mani, oltre che dall’omonimo videogioco, pure da altre opere, prima fra tutte la saga di Indiana Jones. È soprattutto a L’ultima crociata che il film guarda: lo si nota nel rapporto tra Lara e il padre, tanto simile a quello tra i due Jones, così come nelle sfide da affrontare prima di raggiungere la tomba di Himiko, che non possono non ricordare le prove del Graal. Giurerei inoltre di aver visto un po’ del primo Uncharted nel finale (chi ci ha giocato capirà che intendo).

Ciononostante, il film non è affatto orribile come molti si aspettavano, tutt’altro in effetti. Pur non eccellendo, Tomb Raider si presenta come un prodotto d’intrattenimento onesto e avvincente, che dura il giusto (2 ore) e scorre bene senza intoppi dall’inizio alla fine. Il regista dal nome più ruggente che ci sia gestisce bene il materiale affidatogli e lo dimostra in particolare nelle scene d’azione che, malgrado un montaggio a volte un po’ troppo serrato e una CGI discutibile, sono sempre chiare ed emozionanti. Va poi ammirata la minuziosità con cui sono stati riprodotti su schermo, quasi shot-for-shot, alcuni dei passaggi più celebri del gioco, come ad esempio la sequenza dell’aereo.

Scena aeroplano

Cose che faranno felici i fan

La parte migliore del film è comunque proprio la protagonista. Analogamente a quanto accade nel reboot videoludico, la Lara interpretata da Alicia Vikander non è una supereroina ipersessualizzata e invincibile come quella classica. Al contrario è una ragazza normale, giovane, inesperta, più umana e vulnerabile, sia fisicamente che emotivamente, ma non per questo meno tosta.

Durante tutto il film viene picchiata, ferita, rapinata, schiavizzata, sbattuta contro i rami degli alberi e persino impalata (più o meno). Ma, come direbbe Rocky Balboa, l’importante non è colpire, è saper incassare e avere la forza di rialzarsi quando si è al tappeto. Così Lara non si limita a subire, ma reagisce, contrattacca, affronta con costanza le sfide che le si presentano dinnanzi, maturando fino a diventare l’eroina che noi tutti conosciamo. Attraverso una struttura da romanzo di formazione, Tomb Raider offre dunque al pubblico un personaggio coraggioso e affascinante, nonché un modello femminile forte di cui è facile innamorarsi. E nel portarlo sullo schermo la Vikander fa un ottimo lavoro.

Certo, potremmo stare ore a discutere sulle scarse misure (leggi “tette piccole”) dell’attrice svedese, fortemente in contrasto con l’immagine dell’eroina pettoruta che tutti i nerd hanno in mente quando si parla di Lara Croft (e che la Jolie in effetti incarnava in pieno). Una differenza sì stupida, ma che è bastata per attirare le critiche dei fan duri e puri, con un vigore che non si vedeva da quando Heath Ledger fu confermato nei panni del Joker. Ma, esattamente come in quel caso, anche qui gli scettici dovranno ricredersi perché la Vikander è semplicemente perfetta.

Lara Croft

“Tette piccole” a chi?!

Se Angelina, nonostante la somiglianza fisica, sembrava spaesata nel suo stesso film, l’attrice premio Oscar per The Danish Girl si impegna veramente, riuscendo a essere credibile ed espressiva sia nelle scene più intime sia in quelle d’azione. Che Alicia, va detto, ha girato senza controfigure, dimostrando un’intraprendenza e un senso dell’avventura ammirevoli, nonché perfettamente in linea con lo spirito del personaggio.

Intorno a lei si muovono vari comprimari, non tutti purtroppo adeguatamente sviluppati. Se il Richard Croft di Dominic West riesce a convincere anche grazie al forte legame con la figlia (tralasciando alcuni momenti troppo strappalacrime), purtroppo non si può dire lo stesso di Lu Ren. L’alleato di Lara interpretato da Daniel Wu avrebbe tutte le carte in tavola per brillare, purtroppo però non gli viene dato il giusto spazio, specialmente verso la fine.

Senza il fucile è anche inutile

Un discorso a parte merita invece il villain della pellicola, Mathias Vogel, che malgrado la scarsa caratterizzazione risulta un personaggio molto interessante e per nulla scontato. Principalmente per due motivi. Prima di tutto perché a dargli volto è Walton Goggins, uno dei migliori caratteristi del cinema contemporaneo (Tarantino lo sa bene). In secondo luogo, per via delle motivazioni più che condivisibili (in fondo vuole solo tornare a casa) che lo allontanano dai soliti stereotipi legati all’antagonista.

Walton Goggins

Prova tu a stare 7 anni su un’isola deserta senza il wi-fi. Vediamo se non diventi cattivo!

Concludendo, si può considerare questo nuovo Tomb Raider un film completamente riuscito? Non proprio. Come ho spiegato, soffre di alcuni problemi di trama e di gestione dei personaggi. Inoltre, non lo nascondo, avrei preferito che la parte centrale fosse un po’ più lunga e articolata, con una maggiore varietà in fatto di location. Bisogna tuttavia tenere a mente che Tomb Raider appartiene a un club esclusivo, quello dei cinegame, che non ha mai prodotto nulla di particolarmente memorabile (eccetto forse Silent Hill). Visto in questa prospettiva, il film risulta a mani basse uno dei migliori adattamenti di un videogioco al cinema, se non proprio il migliore.

Potrà sembrare poco, ma anche solo essere riusciti a realizzare una pellicola quantomeno decente rappresenta un miracolo, che spero possa ripetersi in futuro. Anche perché il finale lascia intendere un possibile proseguimento della storia, con una Lara completamente formata e la Trinità come SPECTRE della situazione. Solo il box office potrà dirci se tale eventualità si avvererà o meno.

Article written by:

Fabio Ferrari

Classe 1993, laureato al DAMS di Torino, sono un appassionato di cinema (soprattutto di genere) da quando sono rimasto stregato dai dinosauri di "Jurassic Park" e dalle spade laser di "Star Wars". Quando valuto un film di solito cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma talvolta so essere veramente spietato. Oltre che qui, mi potete trovare su Facebook, sulla pagina "Cinefabio93".

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