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Tutti lo sanno, o di come rendere noioso Javier Bardem

Tutti lo sanno, o di come rendere noioso Javier Bardem My rating: 2.5 out of 5

Uno legge che alla regia c’è Asghar Farhadi, fresco di Oscar per Il cliente e soprattutto autore dell’ottimo Una separazione, che come protagonisti compaiono Penélope Cruz e nientepopodimenoche Javier Bardem, e si aspetta che Tutti lo sanno sia almeno almeno il film dell’anno. Anche perché la trama ha tutti i presupposti per essere sia un thrillerone che un’analisi familiare in pieno stile del regista iraniano: Laura ritorna dall’Argentina nel paesello natale nel cuore della Spagna per il matrimonio della sorella, si porta appresso i due figli ma non il marito, nel corso della rimpatriata riabbraccia tutti ma proprio tutti, ivi compresa una vecchia fiamma di gioventù, e durante i festeggiamenti qualcuno rapisce la figlia adolescente Irene (Carla Campra). Disperazione, sospetti, frasi non dette e tutte le tensioni che comporta una situazione del genere: ci sono le basi per un drammone, sì, ma di qualità.

E invece. Sarà che Farhadi per la prima volta non gioca in casa, sarà che ormai siamo assuefatti a Penélope Cruz nei soliti e un filino stereotipati panni della mediterranea focosa e piangente, sarà che a Bardem hanno dato un ruolo da gigante buono e un po’ tonto che riesce a levargli qualsiasi carica erotica – e io lo am(av)o dai tempi in cui giocava al cowboy psicopatico e di sensuale non aveva nulla –, fatto sta che Tutti lo sanno sembra il film perfetto per essere mandato in onda su Canale Cinque quando fanno il ciclo “alta tensione”.

Per un tempo interminabile ci vengono mostrati i preparativi per la festa: interessante se si è in cerca di una cartolina dall’entroterra spagnolo, che ovviamente è assolato e arretrato e pittoresco, ma non se si ha voglia di cinema. Finalmente arriva il matrimonio, finalmente vediamo schierati tutti i compaesani, ognuno con i propri demoni e le proprie invidie, finalmente, è il caso di dirlo, rapiscono la creatura: a questo punto iniziano a scorrere una ventina abbondante di minuti riassumibili in “Penélope Cruz piange”. Bardem naturalmente si prodiga per consolarla, la fidanzata di Bardem (Bárbara Lennie) naturalmente è gelosa, con comodo compare il marito (Ricardo Darín) che, pensate un po’, nasconde qualcosa. Ah, e naturalmente non ha una soluzione intelligente sottomano. Il torbidume generale è arricchito dal grande segreto che accomuna Cruz, Darín e l’ignaro Bardem, e che uno spettatore appena appena senziente intuisce circa dalla terza inquadratura.

Tutti lo sanno doveva essere un noir familiare e raffinato, ma sembra più una soap opera latinoamericana. Per carità, fotografia e inquadrature sono ineccepibili, i paesaggi interessanti e i personaggi di sfondo dei perfetti paesani spagnoli che non si sono mai mossi dal loro cortile; solo che non basta per fare un buon film. L’uso dei droni e le loro riprese dall’alto sono esteticamente appaganti e potrebbero persino sembrare innovative, se solo qualche anno fa non fosse stato girato La isla mínima: che di riprese dall’alto ne ha a iosa e pure più scenografiche, che è sempre un thriller ed è sempre ambientato in Spagna. Solo che è più bello.

Non abbastanza caustico per essere un nuovo Parenti serpenti, non abbastanza estremo per essere paragonato a un nuovo Almodóvar, non abbastanza intimo per ricordare i vecchi lavori di Farhadi; Tutti lo sanno, semplicemente, non è abbastanza.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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