Ultras
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Ultras: Scontro generazionale tra cuore e pallone

Ultras: Scontro generazionale tra cuore e pallone My rating: 4 out of 5

Ultras non è un film di scazzottate, assalti alle tifoserie, esultanze sfrenate, ciucche domenicali. Queste cose ovviamente ci sono però non sono il fulcro della storia. Lettieri gira un film poetico al limite del neoralismo, dove le varie generazioni prima di vivere lo stadio, vivono, in tutto e per tutto, le strade di Napoli.

È  anche un film  pieno di tipi zarrissimi, tatuati e rozzi che fumano canne, si muovono in branco, senza casco sui motorini, organizzano riunioni, hanno dei loro riti tribali. Il tutto amplificato da fotografia pazzesca (Gianluca Palma)  e colonna sonora affidata a Liberato. Si quello di 9Maggio. Se non ne avete mai sentito parlare diminuiranno di almeno 20% i vostri motivi per guardare Ultras.

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Non è un documentario, quindi le situazioni rappresentate sono vere? In parte si  anche se prevale la classica rappresentazione dell’Ultras come persona violenta e da evitare, che nella vita oltre all’amore per una squadra non ha nulla, neanche l’intelligenza.

Qualcuno infatti si è incazzato, facendo scoppiare parecchie polemiche. Centinaia tra i tifosi azzurri  si sono sentiti offesi lanciando parecchi “Kittamuort” soprattutto sui vari social.

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Il protagonista, ormai sta cercando di distaccarsi da questo mondo anche se, inevitabilmente, tutto ciò fa parte della sua essenza.

Stiamo parlando di Sandro, conosciuto da tutti come Moicano, fondatore del gruppo Apache, obbligato a stare lontano dallo stadio causa provvedimento di Daspo. Ogni domenica, sia che il Napoli giochi al San Paolo o in trasferta, si deve recare al commissariato per mettere una firma.

Il suo modo di vedere le partite è cambiato. C’è chi va al bar con i soliti amici, ascoltando le partite alla radio e chi trova altre soluzione per riuscire comunque ad emozionarsi e gioire per una squadra che, dopo tanti anni, si sta giocando lo scudetto.

Nell’euforia generale, sta avvenendo una scissione  tra gli anziani ormai hanno già dato tutto e i volti nuovi degli Apache che  stanno iniziando a prendere consapevolezza. I giovani capitanati da Pechengo e Gabbiano, stanno approfittando di questo vuoto, prendendo il comando, progettando così un nuovo saccheggio su Roma, in occasione dell’ultima giornata di campionato.

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Il giovane scugnizzo Angelo, che ha perso un fratello durante uno scontro, non ha più un padre. Ha bisogno di cercare un punto di riferimento che sembra trovare proprio nell’amicizia e nell’affetto che crea con Sandro.

I racconti delle vecchie imprese, pieni d’orgoglio e malinconia, lasciano una traccia in Angelo. Anche lui ora non vede l’ora di mettersi alla prova e andare in battaglia per difendere la sua fede azzurra. Queste storie, smuovono qualcosa nel ragazzo e nei suoi amici, facendoli inconsapevolmente avvicinare però alla nuova guardia degli Apache.

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In questo contesto le figure femminile rappresentano perfettamente l’ago della bilancia. Terry, farà perdere la testa a Sandro mentre Angelo, in una scena emblematica, liquiderà, addirittura durante un momento a luci rosse e in tempo zero, una bella ragazza per raggiungere gli altri.

Sandro pian piano si fa persuadere dall’amore, provando ad abbandonare sempre più il pallone, mentre il giovane farà l’opposto.

In questa scelta ideologica il regista vuole metterci difronte a un bivio? Vuole criticare atteggiamenti violenti? Vuole riflettere su come possono cambiare le prerogative a seconda del contesto nel quale ci troviamo?

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La capacità di Lettieri di esaltare gli spazi dentro i quali si muovono i protagonisti, con suggestivi piani sequenza o soffermarsi su piccoli dettagli sono sicuramente il valore aggiunto di questo film. Dopo aver rivoluzionato i videoclip dando vita allo stile indie ( Calcutta primo esempio) vuole provare a dare una nuova linfa al cinema italiano. Magari  tra qualche anno, spariamola pure grossa,  Francesco Lettieri potrebbe essere definito come erede di Fellini, Sorrentino e allegra compagnia.

Ultras non sarà mai l’Hooligans italiano, ma rimarrà il primo film di Francesco Lettieri. Per questo motivo è importante vederlo. Chissenefrega delle polemiche, gustiamocelo in quanto pura  arte.

Purtroppo la sua programmazione in sala è saltata causa Virus. Non ci resta che recuperarlo su Netflix. 

Anche questa può essere una soluzione per dare un po’ di gioia alle nostre anime cinefile.

 

Article written by:

Nicolò Granone

Simpatico, curioso, appassionato di cinema, sono pronto a esplorare l'universo in cerca di luminosi chicchi di grano da annaffiare e far crescere insieme a voi, consigliandovi ogni tanto film da scoprire qui alla luce del Sole.

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