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Velvet Buzzsaw – La satira/horror molto poco satira e troppo poco horror

Velvet Buzzsaw – La satira/horror molto poco satira e troppo poco horror My rating: 2.5 out of 5

Manco il tempo di chiudere i battenti che dal Sundance sbucaVelvet Buzzsaw, l’ultima fatica di Dan Gilroy, ovvero la mente malata dietro ad uno dei film più belli degli ultimi anni: The Nightcrawler. Se vivete su Marte e non lo avete ancora visto, è la storia di Jake Gyllenhaal dimagrito, sfatto e scavato nella sua scalata verso il successo nel sanguinario mondo dell’informazione.

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Colti sul fatto

Senza contare che le esperienze recenti del buon Dan l’hanno portato a lavorare con Denzel Washington, in End of Justice. Eeehm… Non l’ho visto; questo mi manca, anche perché parliamo di un progetto passato abbastanza sotto traccia.

Eppure Velvet Buzzasaw ha riesumato il regista californiano dall’anonimato del web, grazie anche ad una pubblicità asfissiante da parte di Netflix. Secondo i critici americani si starebbe parlando di una folle satira sul mondo dell’arte losangelino, mescolata ad una sottospecie di film horror. Uno dei lanci di punta della stagione invernale che insieme a Polar (sulla carta) avrebbe dovuto consacrare la piattaforma streaming. Anche perché a nomi abbiamo davvero un cast di puledri di razza: Toni Colette, Rene Russo, John Malkovich, Natalia Dyer e… Proprio lui, Jake Gyllenhaal!

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Sono quasi stufo di ripete “Le premesse sono buone”.

Parallelismi ed una satira fiacca

Morf Vandelwalt (Jake Gyllenhaal) è una divinità della critica artistica; il suo mondo fatto di ipocrisia e vanità è costellato da personaggi che considerare eclettici è dir poco. Si tratta però di un periodo crisi, oltre che artistica, economica: il commercio e la vendita sono in forte diminuzione, anche per colpa di un riscoperto interesse verso la pop-art da parte del pubblico. Sarà l’assistente di Rohdora Haze (Rene Russo), Josephina, a portare alla ribalta gli straordinari quadri di un artista sconosciuto di nome Vetril Dease… trovato morto nel suo condominio. Se solo non fossero stati dei dipinti demoniaci, sarebbe andata decisamente meglio.

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Velvet Buzzsaw prova con tutto sé stesso ad essere una parodia del mondo dell’arte, legandosi con un filo neanche troppo sottile alla decadenza dell’industria cinematografica americana (ormai fossilizzata al blockbuster), finendo per raccontare una storia di ossessioni e possessioni. Gilroy spinge meglio sul lato più creativo del film attingendo dalla letteratura e dal Ritratto di Dorian Grey, richiamando a gran voce il grido dell’horror gotico e “primordiale”. Ahimè, ne viene fuori un qualcosa a metàVelvet Buzzsaw è un grosso minestrone pieno di buone idee e di spunti ben abbozzati che non trovano una degna chiusura nella sceneggiatura. La satira non graffia quanto deve, la gestione dei tempi è estenuante e la metafora impiegata è tanto efficace quanto convenzionale. Vi ho già detto quanto sia stufo di ripete sempre le stesse cose per un film Netflix?

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Un puzzle senza incastri

Solo uno stupido o un ubriaco darebbe al buon Dan dell’incapace: la mano registica c’è, si vede e riesce ad esaltarsi in un finale al cardiopalma. Buona parte del fascino (innegabile) di Velvet Buzzsaw risiede nella regia e nella fotografia di Elswit, che però sono solo una bella cover che mascherano le crepe di un iPhone dal vetro rotto. Il risultato finale è tutto tranne che omogeneo, troppo separato e sconclusionato; le storie e le trame narrative dei vari personaggi sono pezzi di puzzle che non combaciano e addormentano la voglia di sangue dello spettatore oltre che la curiosità. Ad una certa ho pensato di aver messo su un Final Destination per palati fini.

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Fatemi mettere una gigantesca nota di demerito al Morf di Gyllenhaal: qui Jake si lascia andare nella sua (forse) peggior interpretazione di sempre insieme a quella vista in Okja; costantemente su di tono, ben oltre il grottesco… Netflix non fa decisamente bene alla tua carriera amico. Piuttosto, parlerei di un nostalgico e magnifico John Malkovich nei panni di un artista alcolizzato in cerca di ispirazione. Una libidine… La nota dolce di un cast che strappa la sufficienza per i capelli.

Velvet Buzzsaw è il classico film troppo poco mainstream per le piattaforme streaming in grado divertire e far riflettere i fissati/perversi come me, ma che in realtà ha molto meno da dire di quanto sembri. Molto poco rewatchable ed allo stesso tempo godibile, l’opera di Gilroy è una gigantesca contraddizione destinata al dimenticatoio nonostante alcuni buoni spunti. Spero di essere smentito un giorno dai posteri.

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Si scherza eh… Ma a quando un sequel di NightcrawlerCi vorrà un po’ per ripagarmi tutto questo hype in fumo.

Article written by:

Davide Casarotti

sono un ergastolano from Val d'Ossola; nella mia prigione fatta di montagne e natura, sogno ad occhi aperti di vivere in un film di Scorsese. Nei weekend, volo sul pianeta dei fratelli Coen e una volta al mese faccio tappa sul satellite Tarantino. Potrebbe sembrare, ma non faccio uso di sostanze stupefacenti. Do solo sfogo alle mie visioni scrivendo di cinema, pur non capendoci un tubo.

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