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Venom: l’entrata in scena di un nuovo successo o l’ennesimo fallimento?

Venom: l’entrata in scena di un nuovo successo o l’ennesimo fallimento? My rating: 3.5 out of 5

Venom lo aspettavano tutti. Era il cinecomic che molti desideravano dopo il disastro del 2007. Sony ci ha proposto questa versione sotto la direzione di Fleischer. Avrà fatto centro?

L’attesa per Venom era per lo più palpabile. In molti aspettavano il 4 ottobre e una grossa fetta dei fan del Simbionte era letteralmente impazzita davanti all’annuncio di un film tutto dedicato all’antieroe e arci nemico di Spider-Man.
Di certo i rischi erano grandi, le certezze di un buco nell’acqua erano ben visibili per molti che temevano un ritorno del Simbionte in stile Raimi; o altri si preoccupavano che questa potesse essere la visione di un semplice film d’azione o di un ennesimo prodotto cinefumettistico creato con lo stampino e privo di originalità.

A fronte di queste incertezze di cui il pubblico si è comunque rivestito come cinico, Venom divide sin da subito una critica pesante contro fan e non che hanno omaggiato l’antieroe per la sua buona riuscita.

Qual è il vero problema di Venom? Sostanzialmente è una pellicola che sa intrattenere, davanti, però, a molti errori di produzione.

UN’ALTRA MINACCIA EXTRATERRESTRE

Ciò che colpisce dopo i quaranta minuti è per lo più il tempo materiale che viene impiegato dall’incontro tra la minaccia di questo parassita e il nostro protagonista, Eddie Brock. Si avverte con leggero ritardo che il regista si sta concedendo il suo tempo prima di far entrare in scena quello per cui il pubblico ha pagato per vedere. È una sorta di visibilio. Un’innata sete nel guardare uno dei personaggi più famosi prendere vita in uno schermo. Smorzata subito da un entusiasmo che confonde tutti.

Eddie Brock è un giornalista affermato e, ritrovandosi casualmente a intervistare il direttore del dipartimento scientifico Life Foundation, Carlton Drake, scopre segreti occultati che metterebbero a rischio l’intera popolazione e il dipartimento stesso. Questo segreto altro non è che un parassita in grado di appropriarsi del corpo di un essere vivente con l’intento di vivere in simbiosi, donando nuova vita all’occupato o – nel peggior dei casi – uccidendolo.

Quello che emerge sin dai primi minuti del film è un prodotto che contrasta con grande coraggio le tinte fresche e frizzanti palpabili all’interno delle pellicole dei suoi colleghi del Marvel Cinematic Universe o di Deadpool.

Poiché Venom non condivide quasi nulla con i colleghi dello stesso universo fumettistico, i primi segnali stanno proprio nelle sue tinte: a volte dark con qualche punteggiatura di malinconico, altre volte comico e divertente. Un connubio ricreato per rendere la pellicola più leggera, rispetto a ciò che i vari trailer hanno mostrato durante i mesi di post-produzione.

Il rapporto tra eroe e simbionte è allegro, ma allo stesso tempo conduce ad una paralisi dell’intera macchina di produzione che non accetta mezzi termini tra fedeltà e giustizia all’alter ego di Brock dei fumetti. L’energia per un rinnovamento rispetto ai colleghi distribuiti da Disney, tuttavia, c’è.

IN CONTRASTO CON IL MONDO FUMETTISTICO

Un’altra caratteristica che accenna ad un piccolo passo falso è la scelta di un’antagonista celato in un malcapitato qualsiasi del film; per poi giungere di sana pianta nell’ultimo atto con le sue vere intenzioni, accompagnato dal potente pericolo per l’umanità.

Di certo queste cose si accumulano nell’atto conclusivo fino a rendere il finale veloce, immediato e al cardiopalma, ma che, per questioni narrative, si è optato per tralasciarle fino all’ultimo, facendo ruotare la scena attorno al nostro Eddie; impastando una causa dell’antagonista ad un ospite che – impossibilmente – deve andare da un capo all’altro del mondo per raggiungere il suo scopo.

A questi si aggiunge il personaggio di Anne Weying, interpretato da Michelle Williams. Fondamentale pedina della vita di Eddie, l’attrice fa del suo meglio solamente nella seconda metà del film con un risveglio catartico, rendendo la recitazione del primo atto legnosa e statica, come se il suo personaggio fosse stato scritturato e lasciato come una bozza in quella sceneggiatura poco elaborata.

VIVERE IN SIMBIOSI

Quanto al protagonista, Tom Hardy conduce per tutti i 113 minuti un personaggio descritto in maniera diversa dall’originale Eddie Brock dei fumetti, ma che riesce a rendere l’interpretazione piacevole agli occhi dell’astante.

Non stiamo parlando di un possente mercenario con l’intenzione di dare redenzione ad una città malfamata. Si parla, invece, di un giornalista qualsiasi che deve fronteggiare la nascita del suo alter ego spiritoso e affamato. Inoltre nasconde, sotto strati di maglie larghe e camicie aperte, una corporatura che rispetta i canoni del Brock dei fumetti; in contrasto con una debolezza fisica che descrive l’animo buono del protagonista.

Venom, dal canto suo, è una creatura che vuole uccidere, vuole cibarsi e vuole appropriarsi del posto in cui si è ritrovato, facendolo in maniera elegante. Lo fa quasi a sostegno del bene del suo padrone, lontano dai canoni del personaggio e con un’onnipresenza che diventa la vera chiave per la sopravvivenza del genere umano.

REGIA SIMBIOTICA

Che Ruben Fleischer fosse al suo esame definitivo lo sapevano molti fan di Benvenuti a Zombieland. Ma rimandando il tutto alla domanda iniziale: qual è il vero problema del film Venom? Generalmente è una pellicola che sa intrattenere, al pubblico piace, ed è una gioia per gli occhi vedere il Simbionte nella sua versione 2018.

Quello che non rende è l’assoluto contrasto, un divisorio creato da amore e odio, tra drammaticità e pesantezza che si svolgono durante le scene molto tese e dalle tinte oscure.

Fleischer lavora comunque molto egregiamente alla cinepresa. Racconta con azione frenetica l’ascesa della forza bruta di Venom, anche se – per certi versi – il lavoro dei dialoghi risulta frustrante nella comprensione; ammonito da musiche troppo marcate per comprendere alcune parti di dialogo del Simbionte. Forse una peculiarità, questa, che fa testo soltanto al doppiaggio italiano, ma che penalizza l’esperienza visiva.

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Non chiedetegli di leggere libri o guardare film perché ha già la sua carrellata di cose in lista. I viaggi sono come l'ossigeno: senza non si respira. Scrive di tutto e in qualsiasi momento! La musica rock è un altro tipo di ossigeno benefico. Inaspettata passione per la Computer Grafica. Piuttosto, chiedetegli perché del numero 25...

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