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In sala

Volevo Nascondermi: orso d’argento all’orso buono

Volevo Nascondermi: orso d’argento all’orso buono My rating: 4 out of 5

Mi ritengo fortunato: fresco di premio per il migliore attore alla Berlinale, è uscito mercoledì 4 marzo Volevo Nascondermi per la regia di Giorgio Diritti con un’interpretazione incredibile di Elio Germano.

L’hype era tanto quante sono le probabilità di trovarmi il cinema chiuso a causa del coronavirus. Così riempiendomi di speranza, dopo la mia lezione di chitarra, mi accingo ad andare nel mio cinema preferito: aperto. Eureka! Il tempo di godermi il film, tornare a casa e dormire sonni tranquilli circa le aperture delle sale dopo una settimana di blocco, che il giovedì quello stesso cinema chiude nuovamente. Per cui sì: mi ritengo fortunato.

Volevo nascondermi: la vita è più spiegabile con l’arte

Elio Germano interpreta Antonio Ligabue in una biopic che ripercorre la vita dell’artista sfiorandone l’infanzia ed accompagnandolo fino al momento della morte, concentrandosi principalmente sulla nascita e  in seguito sull’esplosione del Ligabue come artista. La prima cosa che ci comunica Diritti è l’intenzione di non voler fare un film didascalico che celebri il mito. La seconda è l’assenza di morale che intelligentemente non spicca né caratterizza l’atmosfera del film. Tutto è incentrato sul pathos, sull’empatia. È un film che mi ha fatto emozionare, soffrire. È un film che mi ha scosso molto. Viene raccontato un personaggio estremamente fragile dal punto di vista più intimo e psicologico, che ha pagato le sue malattie e la sua condizione con lo scherno, l’umiliazione e l’incomprensione di una società che lo ha costretto sempre ai margini etichettandolo il più delle volte come un disturbatore, un matto, un pericolo.

Dentro ad Antonio Ligabue

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È anche dai suoi molteplici traumi che Ligabue sviluppa la sua sensibilità e la sua arte, trovandosi quasi costretto ad ottenere una fusione con la natura, sua unica vera amica. Vederlo spiegare ai passanti, agli osservatori la sua arte è una delle cose più viscerali che arrivano a chi lo guarda e a chi lo ha interpretato. Vederlo, in risposta, vittima di vandalismo e bullismo è una tortura. La cattiveria delle persone è gratuita, e la sua somatizzazione è straziante. Per noi ipersensibili è difficile non soffrire guardando certe scene, che sono al contempo una delle forze del film. 

Elio Germano

Il film è lungo. Diciamolo subito. I ritmi sono lenti, e a volte mantenere la concentrazione è difficile. Questo già seleziona e riduce naturalmente il pubblico a cui è destinata quest’opera. Successivamente lo stesso pubblico deciderà legittimamente se ciò che ha visto gli è piaciuto oppure no. Ciò che però è oggettivamente incontestabile è la mostruosa interpretazione di un Elio Germano ai vertici del suo professionismo. Raramente nel cinema italiano ho visto una tale immedesimazione in un personaggio così difficile, e per quanto sia tuttavia più facile lodare il lavoro di un attore quando questo è più evidente in personaggi fuori dalle righe, non è questo il caso in cui le lodi possano essere sprecate.

Ammetto di non aver visto gli altri film candidati, ma ho capito anche il motivo di un premio del genere, il quale è assolutamente meritato. Il prezzo del biglietto può valere benissimo anche solo per l’interpretazione di un attore che ha dato una prova eccezionale delle proprie capacità. 

Volevo nascondermi: bisogna conoscere Ligabue per apprezzare il film?

Sì e no.

NO PERCHÉ: un bel film è un bel film. Al di là di questo, poi, non c’è bisogno di conoscere in maniera approfondita Antonio Ligabue per entrare in empatia con il personaggio che viene rappresentato, in quanto viene raccontata la storia di un uomo più che quella di un artista dal punto di vista tecnico, sociale o  storico.

SÌ PERCHÉ: A tratti il film, comprensibilmente, omette certi dettagli. Non sempre sono così chiari i motivi per i quali il protagonista passi da una situazione ad un’altra. Non viene accennato alle sue malattie fisiche, tra cui il rachitismo, per quanto sia intuibile che di fronte non abbiamo una persona nel pieno della sua salute. Sono dettagli piccoli ai fini del film e generici per quanto riguarda la persona che viene raccontata. Nulla di disturbante, ma dare anche solo una lettura alla pagina di Wikipedia su Antonio Ligabue prima di entrare in sala può rendere più consapevole la visione del film.

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Volevo nascondermi: Diritti sfida il Coronavirus

La cosa che mi dispiace di più è che la maggior parte dei commenti che mi sono arrivati parlando di questo film sono del tipo: “vorrei tanto vederlo ma qui ci sono i cinema chiusi”. La situazione è davvero sconfortante e, come sempre, la cultura è sempre messa in secondo piano se non proprio all’ultimo posto delle priorità da parte delle istituzioni. Voglio sperare che gli esercenti possano rialzarsi da questo dramma e che i piccoli cinema non debbano subire una chiusura definitiva a causa della mancanza abnorme di entrate dovute alle situazioni di emergenza sparse qua e là per l’Italia. Io sono di Torino, città del cinema 2020… Sarebbe un paradosso, nonché una tragedia per me, diventasse una città di cinema chiusi.

 

Article written by:

Andrea Bruno

Classe 1996, musicista ed appassionato di cinema diffida dagli eccessi di felicità che molto spesso nascondo l'esatto opposto. Nostalgico amante del jazz e della filosofia (colonne portanti del suo progetto cantautorale come Andrea Millais), trova nel cinema la possibilità, per ognuno, di rispecchiarsi dentro a personaggi di film o serie tv al fine di alleviare quel frustrante senso di solitudine a cui ogni essere umano può essere soggetto.

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