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Window Horses: cosa vuol dire essere un poeta?

Window Horses: cosa vuol dire essere un poeta? My rating: 4 out of 5

Recentemente sono molti e molto interessanti i progetti realizzati grazie a campagne di raccolta fondi online.

A Visioni Fantastiche di Ravenna ho avuto l’occasione di vedere Window Horses: The Poetic Persian Epiphany of Rosie Ming di Ann Marie Fleming, che nasce non solo grazie al sostegno dell’attrice Sandra Oh (Grey’s Anatomy) e ai finanziamenti pubblici del National Film Board of Canada, ma soprattutto grazie ad una campagna online lanciata su Indiegogo.

Sandra Oh e Ann Marie Fleming

La nostra protagonista, Rosie Ming, ventenne canadese di padre iraniano e madre cinese (interpetata con dolcezza e brio dalla produttrice Sandra Oh), ha una profonda passione per la poesia. Il suo lavoro desta l’attenzione degli organizzatori del Festival di Poesia di Shiraz (in Iran), che decidono di invitarla. Decisa a portare fino in fondo la sua passione, accetta l’invito e si reca in Iran. L’esperienza sarà complessa per lei da gestire, ma, a contatto con i vari partecipanti del festival, Rosie andrà più a fondo nelle sue radici culturali iraniane e cinesi, scoprirà diverse cose riguardo il suo passato e suo padre, che la lasciò a sette anni per tornare in Iran. Questo la porterà a conoscere sé stessa e a crescere come poetessa.

Window Horses è la penultima tappa del programma Anteprime fantastiche, ed è davvero un film adorabile, fantasioso e brillante.

Gli argomenti affrontati sono molti. Ma, in sostanza, i vari nodi (la poesia, l’Iran, le sue lotte, le sue guerre e i suoi poeti, la scoperta di sé stessi, il padre della protagonista) possono essere risolti in uno solo: Rosie. Stilisticamente parlando quasi un pesce fuor d’acqua in questo film, data la sua natura di ragazza stecco.

Curiosa scelta grafica, che si presta a varie interpretazioni. Possiamo leggerla attraverso la componente di formazione del racconto: una ragazza, molto naive, che cresce nel corso della storia, imparando cose importanti su suo padre, sulla poesia e sulla sua identità (come ipotizzava Carlo Tagliazucca, programmer del festival, presentando il film). Possiamo pensare ad uno stato d’animo di Rosie: una ragazza che parla sempre della Francia pur non essendoci mai stata, distaccata dalla famiglia e dalle amicizie (che non sanno della sua passione per la poesia), a disagio in un ambiente che non conosce. Quasi un’estranea nel mondo reale.

Ma non sono i soli aspetti della crescita e dell’identità i temi di questo film.

Window Horses medita anche sulla poesia. Su cosa significhi essere un poeta, cosa voglia dire mettere sé stessi in una composizione, ma, soprattutto, ragiona su chi la poesia l’ascolta e ne rimane coinvolto.

Il film comincia con un’atmosfera ed uno stile molto leggero, delizioso, ma quando Rosie arriva al festival di Shiraz, qualcosa cambia. Ann Marie Fleming decide di renderci spettatatori non solo della storia, ma anche dell’immaginazione della sua protagonista. Ogni volta che verrà raccontato qualcosa a Rosie, vedremo la sua fantasia all’opera.

Se lo stile è molto marcato nella sua semplicità e sinteticità, nelle sequenze di narrazione, nei momenti di fantasia, legati all’ascolto, la regista decide di sciogliere le briglie dell’animazione. Quando poi questa sentirà una poesia, assisteremo ad un magnifico e delicato spettacolo visivo di colori e immagini. Queste sequenze non dobbiamo vederle come esercizi di forma, come virtuosismi. Tutto ciò ha come scopo creare l’idea di una mente che compone immagini e crea emozioni, anche ascoltando parole che non comprende.

Sono già stati dedicati film (anche di animazione) al mondo della Poesia e della letteratura, ma questo Window Horses non posso non consigliarvelo. La narrazione è molto gradevole e viene incontro a molti spettri del pubblico (non solo agli appassionati). La scelta stilistica può lasciare un momento perplessi, ma la visione dà modo di abituarcisi in fretta. Inoltre il modo in cui molti e importanti temi vengono trattati è davvero interessante, diretto e mai banale.

Il tutto confezionato con una grazia e con una gioia che non può non conquistarci.

Article written by:

Marco Moroni

Nato nel maggio del 1995 a Terni, città dell'acciaio e di san Valentino. Dovete sapere che vicino alla mia città si erge, spettrale, un complesso di capannoni abbandonati. Quando eravamo bambini ci veniva detto che quelli erano luoghi meravigliosi, in cui venivano realizzati film come "La vita è bella" o "Pinocchio". Questo fatto ci emozionava e ci faceva sognare una Hollywood vicino casa nostra. Come il castello transilvano di Dracula, tutti cercano di ignorare quei ruderi ma, ciononostante, tutti sanno benissimo cosa siano e non passa giorno senza che si continui a sognare quel Cinema che nasceva a casa nostra. Chiedendomi cosa mi faccia amare tanto la settima arte, e perché mi emozioni così tanto al solo pensiero, potrei rispondermi in molti modi, ma sono sicuro che quel sogno di tanti anni fa abbia un ruolo più che essenziale. Che sia di genere o impegnato non importa, se un film lo merita ha il diritto di ricevere la giusta attenzione. Perfino un film brutto merita di essere rispettato, ponendo attenzione a quelli che sono i suoi elementi vincenti; anche in questi, infatti, possiamo trovare la bellezza creata da chi ha votato la propria esistenza a quest'arte meravigliosa.

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