Film

La Llorona: stilemi orrorifici per condire una realtà che fa paura per davvero

La leggenda de La Llorona è una delle più fertili e famose delle migliaia che popolano l’America Latina. Le versioni sono varie a seconda del paese di riferimento, ma in generale la storia raccontata dalla leggenda è questa. Una madre, per motivi vari, perde i suoi figli (in numero variabile a seconda delle tradizioni) e successivamente muore. Il suo spirito è condannato a vagare lamentandosi con un pianto che terrorizza i vivi.

Siccome il film omonimo di cui andremo a parlare oggi è stato prodotto in Guatemala, andiamo a vedere la tradizione guatemalteca della leggenda. La Llorona qui è una donna di nome Maria che, mentre il marito è in viaggio, intrattiene una relazione con un giovane, rimanendo incinta. Per la disperazione annega il figlio (o i figli, a seconda delle versioni) e poi si toglie la vita. Ella vaga per le strade deserte e i luoghi d’acqua, spaventando le persone con le sue grida. Si racconta che quando si senta vicina è in realtà molto lontana; e viceversa.

La Llorona, film del 2019 di Jayro Bustamante, tematizza la leggenda attualizzandola e legandola al nucleo tematico della guerra civile guatemalteca.

la llorona

La guerra civile in Guatemala si combatté dal 1960 al 1996. E per la gioia di tutti noi – e, aggiungerei, come sempre – parte della colpa è degli Stati Uniti. Questi ultimi, “giustificati” dalla guerra fredda e dal Maccartismo, seriamente preoccupati della deriva comunista che il Guatemala rischiava di intraprendere, decisero di rovesciare il governo democraticamente eletto di Guzmàn organizzando un colpo di stato nel 1954 che portò a un regime militare guidato da Armas.

Da qui la situazione precipitò e iniziò lo scontro tra il governo guatemalteco e diversi gruppi ribelli orientati a sinistra, tra cui L’Unità Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca, il Partito Guatemalteco del Lavoro e le Fuerzas Armadas Rebeldes. Cose che ogni cittadino sogna.

Un’importante svolta avvenne nel 1982 quando, con un altro golpe, il generale Efraìn Rìos Montt prese il potere. Questo simpatico personaggio è stato accusato di genocidio per l’assassinio di oltre 1400 indigeni maya dello Ixil ritenutosi consumato nella regione del Quiché tra 1981 e 1983. Era stato dichiarato colpevole e condannato a 80 anni di detenzione, ma pochi giorni dopo la sentenza è stata cassata “per anomalie” e il processo è ripartito da zero. Ma in realtà no, perché nel 2015 è stato sospeso in quanto la Commissione medica ha dichiarato Montt mentalmente incapace di sostenerlo. Montt è morto nel 2018.

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Il pippotto storico è finito, ma come avrete capito i temi non sono leggeri.

Proprio l’ex dittatore è protagonista de La Llorona, anche se qui non è scritturato col suo vero nome, ma con quello fittizio di Enrique Monteverde.

Nella sua prima parte la pellicola di Bustamante ci mostra l’esecuzione del processo. Attraverso degli elaborati, eleganti e rarefatti long take il regista ci racconta questo scorcio nella storia recente del Guatemala dal punto di vista interno alla famiglia del dittatore, contrapponendolo al punto di vista dei superstiti indigeni rappresentati con forte devozione e commozione. La posizione politica di Bustamante è chiara.

Il ritmo, in questa prima parte, è sospeso e lento, contribuendo a un sentimento di angoscia che si instaura nello spettatore per divenire viscerale nella seconda parte.

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L’angoscia è amplificata dall’utilizzo che Bustamante fa dei topoi e dei meccanismi tipici del film horror, usati in maniera decisamente non convenzionale. Il buio, gli angoli di luce, le ombre e le inquadrature innaturali non servono al regista per spaventare o far paura, perché la realtà del Guatemala è già abbastanza spaventosa. Al contrario egli li utilizza per sottolineare lo sporco, la corruzione e le asperità della condizione socio-politica del paese. Salvo poi rovesciarli completamente di segno nella seconda parte di film.

Dopo l’annullamento della sentenza del processo la famiglia di Monteverde si barrica in casa perché la popolazione civile ha cominciato una manifestazione pacifica ma decisamente accesa. I manifestanti sono tutti riuniti all’esterno dell’abitazione di Monteverde, sostanzialmente assediandola.

In questo contesto Monteverde, gravemente malato, durante la notte ha episodi di sonnambulismo/allucinazioni che lo portano ad avere episodi di violenza nei confronti di alcune domestiche della casa. Ciò porterà la maggior parte della servitù ad abbandonare la famiglia per paura delle azioni che il generale potrebbe compiere.

Per sopperire alla mancanza di personale arriva una nuova domestica, Alma, il cui ingresso in casa cambierà del tutto le sorti e l’andamento del film.

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L’assedio praticato dai manifestanti crea una contrapposizione tra interno e esterno, secondo il tipico meccanismo da film horror: interno significa sicurezza; esterno significa pericolo. I migliori film horror ci insegnano, però, che la vera paura si manifesta proprio all’interno del nucleo domestico; e proprio perché quest’ultimo è visto come un nido in cui rifugiarsi. Pensate a Nightmare. Nel film di Craven la paura è viscerale perché invade la dimensione più intima dell’uomo: il sogno.

Ne La Llorona questa concezione è confermata, ma tralasciando le declinazioni sovrannaturali e mantenendo un registro di realismo che viene infranto solo nelle battute finali.

Alma rappresenta proprio la figura de La Llorona; anzi si potrebbe dire che Alma è La Llorona. Attraverso il suo personaggio accediamo ai segreti più nascosti della famiglia Monteverde, i quali evidenziano un ambiguo rapporto tra il generale e i maya.

Ad esempio la capo-domestica Valeriana, anch’ella indigena, è pronta a difendere e proteggere Enrique a qualsiasi costo. La questione è quantomeno strana, viste le accuse a carico del generale. Bustamante lascia intendere che Valeriana potrebbe essere una figlia illegittima di Monteverde.

Ma non solo. Tramite Alma scopriamo che il marito della figlia di Enrique è sparito e il sottinteso lascia pensare che sia stato proprio il generale a farlo sparire. In una scena in cui la figlia chiede al padre perché non gli era mai piaciuto suo marito, lui risponde che è a suo marito che non è mai piaciuto lui. Ma è poco convincente.

Infine anche Alma si rivela. Ha due figli, che poi si scoprirà essere morti, e non sa che fine ha fatto suo marito, pur confermando che non l’ha abbandonata. Bustamante ha preparato tutte le carte in tavola per far sprofondare la famiglia Monteverde nell’orrore.

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Più la presenza di Alma si prolunga più la casa sembra diventare infestata. Ed è a questo punto che il registro realistico si infrange e Bustamante ci rivela che Alma non è mai stata realmente presente, ma che era presente il suo spirito, quella de La Llorona. E qui inizia l’orrore nel senso più canonico che però rovescia il rapporto interno/esterno, infestando l’esterno di spiriti e rendendo l’interno un posto pericoloso in cui nascondersi. La corruzione ha corrotto i corrotti.

E quindi le presunte allucinazioni di Monteverde, di natura, non a caso, prettamente sessuale, in realtà erano dovute alla presenza dello spirito de La Llorona che infesta la casa in cerca di vendetta.

Ciò è confermato dal fatto che anche la moglie di Enrique inizia ad avere degli incubi in cui rivive la tragica vicenda della donna. Attraverso queste brevi ma intensissime (soprattutto a livello registico) sequenze apprendiamo perché La Llorona è in cerca di vendetta. Durante il genocidio operato dal generale la donna viene presa assieme ai suoi due figli. Il generale vuole sapere dove si trova suo marito, ma lei non lo sa. Per ricattarla Monteverde fa annegare i figli e allora lei, in un impeto vendicativo aggredisce il generale strozzandolo e perdendo la vita.

Nel piano reale la moglie sta strozzando Enrique Monteverde, portandolo alla morte e completando la vendetta.

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La Llorona è un documento di fondamentale importanza. Per dire, qualcuno vi ha mai parlato di guerra civile in Guatemala a scuola? L’immensa efficacia del film è dovuta alla riscrittura che Bustamante opera sulla leggenda per trasformare La Llorona in una vittima di una delle dittature più cruente che hanno caratterizzato l’America Latina.

Così facendo il regista unisce il folclore tradizionale guatemalteco alla storia nazionale producendo una narrazione efficacissima sia sul piano dell’immagine che su quello del contenuto politico.

Bustamante è un regista elegante e raffinato che, senza rinunciare al cinema d’autore, è stato capace di far penetrare una dura denuncia attraverso il filtro del cinema di genere, in questo caso quello horror, replicando quanto fatto con la leggenda sul piano cinematografico e permettendo così all’opera di veicolare concetti fondamentali ma attraverso un linguaggio accessibile.

L’orrore in La Llorona non è mostrato, è sentito e provato.

Mario Vannoni

Un paesaggio in ombra e una luce calante che getta tenebra su una figura defilata. Un poco inutile descrivere chi o cosa sono io se poi ognuno di voi mi percepirà in modo diverso, non trovate?
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