Spotlight

Madoff VS The Wizard of Lies: Dreyfuss, De Niro e lo schema Ponzi

Il 29 aprile 2021 Bernard Lawrence Madoff avrebbe festeggiato 83 anni. Ma non ce l’ha fatta: ironia della sorte, è passato a miglior vita appena un paio di settimane prima. Però, se esiste un aldilà, ché considerando il soggetto parlare di paradiso è eccessivo, Bernie starà probabilmente replicando lo stesso ghigno che qualche anno fa lo ha portato agli onori della cronaca: avrebbe infatti dovuto spegnere le candeline nella prigione federale di Butner, North Carolina. Il motivo, nel caso aveste passato l’ultimo decennio su un altro pianeta, è presto detto: nulla di particolarmente creativo per i corridoi di Wall Street. Uno schema Ponzi, pratica fraudolenta che deve il suo nome a un immigrato italiano di inizio secolo, e che in poche parole consiste in una truffa piramidale nella quale tutti i partecipanti sono convinti di ricevere lauti rendimenti dai loro investimenti, quando invece i soldi semplicemente non esistono; gli interessi arrivano dal denaro incassato dalle tasche degli ultimi investitori, e così via, all’infinito. Finché qualcuno non decide di uscire dal gioco, e quindi di ritirare l’investimento; a quel punto, la piramide crolla come un castello di carte.

Certo, non serve essere dei Nobel dell’economia per rendersi conto che rendimenti così alti e così ravvicinati potrebbero forse avere qualcosa di sospetto; ma lo schema di Bernie ha fregato i soggetti più disparati, da Steven Spielberg a Elie Wiesel a, non ultime, Unicredit e HSBC. Il motivo? L’avidità, che domande. La stessa che mettono in luce due notevoli opere del piccolo schermo che ripercorrono le prodezze di colui che, tra le altre cose, è stato presidente del Nasdaq: Madoff e The Wizard of Lies, rispettivamente. La prima è una miniserie del 2016 in quattro episodi accorpati in due tranche, e racconta l’ascesa di Bernie Madoff dalle (quasi) origini fino al carcere. Il secondo è invece un film HBO del 2017, che ripercorre la vita di Madoff a ritroso, basandosi sull’intervista che la giornalista Diana B. Henriques condusse in carcere. Sia Madoff che The Wizard of Lies schierano dei pezzi da novanta: Richard Dreyfuss nel primo caso, Robert de Niro nel secondo. E Blythe Danner e Michelle Pfeiffer nei panni della moglie Ruth, che in entrambi i casi fa la magra figura dell’elegante, biondissima, ignara o quantomeno sedicente tale compagna, incapace di reagire a qualsiasi tipo di tradimento, finanziario o coniugale che sia. Barry Levinson alla regia di The Wizard of Lies, Raymond De Felitta dietro la macchina da presa di Madoff.

Entrambi i prodotti sono interessanti, epperò: se vi piacciono le saghe familiari, i magheggi nella contabilità, e se in generale avete un lieve complesso di superiorità nei confronti del creato, buttatevi su Madoff. Se invece alle parole “Ponzi” e “Nasdaq” siete stati colti dalla sonnolenza, ma non vedete l’ora di scandagliare le profondità dell’animo umano, allora The Wizard of Lies è ciò che fa per voi.

Madoff è quasi una cronaca di mezzo secolo di storia economica: un accenno all’infanzia non proprio agiata del nostro Bernie, per poi passare a una galoppata frenetica tra brokeraggio, accenni di matematica, analisti molto poco fascinosi ma parecchio svegli – al secolo Harry Markopolos – che scoprono la truffa con anni di anticipo ma vengono ignorati dalla SEC, la Securities and Exchange Commission, insomma l’ente preposto alla vigilanza della borsa valori. Nel mezzo, blande scappatelle, un’immersione nel mondo degli ebrei della New York più agiata, e il cancro, in sottofondo, che accompagna la dinastia Madoff come una maledizione.

The Wizard of Lies punta tutto su De Niro, che tuttavia risulta molto meno convincente di Dreyfuss, e assume un’aria da nonno bonario un po’ fuori luogo. Markopolos quasi non viene citato, la SEC viene menzionata solo per dovere di cronaca, e il famigerato diciassettesimo piano in cui si compivano tutti gli illeciti compare per appena mezzo secondo. In compenso, la Pfeiffer fuma un sacco di sigarette, e i nipotini ricevono più inquadrature del necessario.

Ma il quid in più di Madoff è tutto in un fotogramma: quello in cui Dreyfuss, appena arrestato, accenna un sorriso. Lo stesso che il vero Bernie Madoff esibì davanti alle telecamere, e che aizzò ancora di più contro di lui un’opinione pubblica già martoriata dalla crisi del 2008, e che di recente è stata raccontata con toni molto diversi in quel capolavoro di Nomadland. Ecco, Madoff ricorda più Margin Call, ma con qualche scrupolo morale in meno.

Sia Madoff che The Wizard of Lies hanno, in ogni caso, un pregio inconfutabile: dimostrano che Bernard Madoff non era dotato di un’intelligenza superiore, non era un “genio della truffa” come i più lo hanno descritto, non era “the smartest guy in the room” così come non lo erano quelli della Enron; semplicemente, era determinato. E ingordo. E aveva capito di non essere il solo: una delle frasi, queste sì, più intelligenti che pronunciano Dreyfuss / De Niro è presa direttamente dalla vera intervista. “Tutto il sistema è un gigantesco schema Ponzi”. Perché gente tutt’altro che sprovveduta non si è posta nessuna domanda alla promessa di rendimenti superiori alla media e per di più senza commissioni? Per avidità. Perché il sistema Madoff a un certo punto è scoppiato? Perché era scoppiata un’intera bolla, era l’intera Wall Street ad essere andata a gambe all’aria. Ben prima del 2008, alla SEC sarebbe bastato fare una telefonata per smascherare Madoff; non la fecero. Non per interessi nascosti, corruzione o giochi di potere; per negligenza, semplicemente. Gran parte delle persone non sono migliori di Madoff; solo, non hanno il fegato per provarci.

Francesca Berneri

Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".
Back to top button