Film

Morbius: togliete i personaggi Marvel dalle mani della Sony

Bisogna ammetterlo: fare peggio dei due Venom non era facile, eppure i tipi della Sony ci sono riusciti. Senza troppi giri di parole, Morbius è uno dei cinecomic più sconclusionati, incoerenti, confusi e noiosi degli ultimi anni. L’ennesimo passo falso di questo strano ed improbabile universo Marvel, parallelo al MCU, dedicato ai nemici di Spider-Man… però senza Spider-Man!

“Dammi il cinque!”

Per chi non lo sapesse, il personaggio di Michael Morbius viene creato negli anni ’70 da Roy Thomas e Gil Kane come villain dell’amichevole Uomo Ragno di quartiere. Brillante scienziato affetto da leucemia, decide di sottoporsi ad un esperimento che dovrebbe salvargli la vita, consistente nell’iniezione di sangue di pipistrello vampiro. Ovviamente le cose non vanno come previsto e Morbius, pur guarendo, sviluppa uno spiacevole effetto collaterale: si trasforma in un vampiro “vivente”, una creatura della notte dai poteri sovrumani, ma costretta a consumare sangue umano per sopravvivere.

Dopo diversi scontri con l’Arrampicamuri di New York, Morbius si trasferisce nel girone di cattivi di Blade il Diurno (potreste averlo sentito nominare), prima di fare dietrofront e convertirsi in anti-eroe, un po’ alla maniera di Venom. La pellicola diretta da Daniel Espinosa (Safe House, Life) si prende molte libertà (la malattia di cui soffre il protagonista è diversa, Spider-Man come ho detto è assente), ma in generale segue abbastanza diligentemente questa origin story, pur proponendo un Morbius (interpretato da Jared Leto) già “bravo” e aggiungendo un fratello adottivo malvagio (Matt Smith) come villain della situazione. Sfortunatamente ciò non basta ad ottenere un buon film.

“Sono il Conte Drrracuuulaaa, miiiiiiiiiiiii!!!” (cit.)

Quel che fa più rabbia è che la storia in sé avrebbe anche del potenziale. Il discorso etico sui limiti della scienza e il conflitto fraterno al centro del film, affidati a mani migliori, sarebbero risultati molto interessanti. Peccato che tutto il buono che Morbius ha da offrire sia affossato da uno script mediocre che pare uscito dagli anni ’90, con tanto di dialoghi infarciti di frasi fatte (“Io ti conosco, tu non sei così!”) e madornali ingenuità. Per dire, a metà film il protagonista è ricercato dalla polizia, ma si concede tranquillamente una sosta al bar, senza neanche preoccuparsi di coprirsi la testa con il cappuccio della giacca. Ma in fondo cosa posso pretendere da Matt Sazama e Burk Sharpless, il duo di sceneggiatori dietro “capolavori” come Dracula Untold, The Last With Hunter e Gods of Egypt?

La reazione di chiunque alla vista della filmografia di Sazama & Sharpless

Che dire poi del montaggio ai limiti dell’osceno? Morbius si aggiunge chiaramente alla lunga lista di film rimaneggiati dalla produzione in fase di editing. Altrimenti non saprei spiegare le enormi voragini narrative, i raccordi sbagliati, le numerose ellissi, il ritmo discontinuo, i personaggi poco approfonditi e le sottotrame abbandonate a metà (come quella della ragazzina malata).

Le scene d’azione sono incomprensibili, vuoi appunto per il pessimo montaggio vuoi per la fotografia eccessivamente scura. Come se non bastasse, la violenza che ci si aspetterebbe di vedere in un cinecomic così virato all’horror è fastidiosamente “frenata” per poter rientrare nei limiti del PG-13 (il rating standard dei blockbuster americani per famiglie): ogni volta che sta per accadere qualcosa di anche solo lontanamente brutale o spaventoso, ecco che c’è uno stacco oppure la mdp si defila o ancora l’illuminazione diminuisce in modo da mostrare poco o niente. E così ci troviamo ad avere un film su degli pseudo-vampiri assettati di sangue… dove però non compare neanche una goccia di questo! Imbarazzante.

Il massimo della violenza che ci viene concessa

Se proprio dobbiamo individuare un elemento positivo in questo disastro, quello è (in parte) il cast. Memore del Joker di Suicide Squad, ero pronto a sorbirmi due ore di Jared Leto in costante overacting, deciso più che mai a distruggere un altro personaggio dei fumetti. Invece, a sorpresa, l’attore e frontman dei 30 Seconds To Mars fornisce una performance tutto sommato misurata e convincente, quasi sprecata in una pellicola del genere. Chi al contrario recita sopra le righe, ma in senso buono, è Matt Smith. Nonostante il suo Milo sia un villain poco ispirato e scritto in maniera approssimativa, l’ex Doctor Who si diverte un mondo (e noi con lui) a caratterizzarlo come una versione vampiresca (e ballerina) del Patrick Bateman di American Psycho.

Prima Terminator: Genisys, ora questo: Matt Smith dovrebbe proprio cambiare agente.

Il resto della compagnia compie il proprio dovere senza infamia e senza lode. Se Jared Harris mantiene una certa professionalità per quel poco che gli viene chiesto di fare, è spiacevole vedere Adria Arjona relegata al ruolo di donzella in pericolo. Inclassificabile invece Tyrese Gibson, la cui presenza non aggiunge assolutamente nulla all’economia del film.

Persino in 6 Underground lei faceva di più…

Morbius si è fatto attendere parecchio (previsto inizialmente per il 2020, è stato rimandato più e più volte a causa della pandemia), ma col senno di poi poteva anche evitare di uscire. Io davvero non so più che dire, se non che la gestione Sony di queste IP Marvel si sta dimostrando sempre più disastrosa.

Al di là del fatto che continua a sfuggirmi il criterio di un universo di Spider-Man senza Spider-Man, ormai i produttori non si sforzano neanche più di confezionare dei prodotti perlomeno decenti. E in quanto a coerenza le cose non migliorano. La prova? Le due scene post-credits – che, senza spoilerare troppo, sono legate all’incantesimo di Doctor Strange visto in Spider-Man: No Way Home – non hanno il minimo senso e vanno a contraddire ciò che è stato detto e mostrato nelle precedenti pellicole dell’Uomo Ragno.

A questo punto, perché non lasciar perdere qualsiasi progetto futuro e vendere tutti i diritti ai Marvel Studios? Sarebbe senz’altro la scelta più dignitosa e metterebbe tali personaggi nelle mani di gente che sa davvero quello che fa. E invece no, prepariamoci ai film di Kraven e Madame Web. Citando una battuta di Malcolm, “non mi aspetto niente, ma sono già deluso”.

Fabio Ferrari

Classe 1993, laureato al DAMS di Torino, sono un appassionato di cinema (soprattutto di genere) da quando sono rimasto stregato dai dinosauri di "Jurassic Park" e dalle spade laser di "Star Wars". Quando valuto un film di solito cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma talvolta so essere veramente spietato. Oltre che qui, mi potete trovare su Facebook, sulla pagina "Cinefabio93".
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