James Franco in As I Lay Dying
Old Movies

As I Lay Dying

As I Lay Dying My rating: 5 out of 5

L’anima da anti-divo di James Franco al servizio di uno dei più grandi scrittori americani.

Facciamo una premessa: As I Lay Dying, di James Franco, è un film complesso. Eppure, pur essendo difficile come difficile è il libro di William Faulkner da cui è tratto, non manca di una sua rarefatta bellezza. È senza dubbio uno dei film più interessanti che ho visto nell’ultimo anno.

Ambientato negli anni ’20, in un’improbabile contea del Mississippi teatro delle storie di Faulkner, As I Lay Dying segue le vicende della famiglia Bundren mentre veglia la mater familia in punto di morte. La volontà della donna è di essere sepolta nel suo paese d’origine, a poche miglia di distanza. Mentre la vita di lei si spegne, l’odiato (e odioso) marito e i cinque figli attendono, riempiendo il tempo vuoto dell’attesa con i loro segreti.

As I Lay DyingC’è Cash, falegname ossessionato dalla costruzione della bara per la propria madre, che si ostina a inchiodare anche sotto una pioggia incessante. Jewel, il figlio preferito eppure il più distante, sempre in sella all’amato cavallo. Vardaman, il più piccino, un bambino timido e spaesato. Dewey Dell, l’unica femmina, con il segreto di una gravidanza clandestina da non rivelare. E Darl, interpretato da James Franco, un reduce della Grande Guerra distrutto nella mente ma incredibilmente lucido nella sua follia. Lo sguardo terribile di Darl scruta i parenti e gli assurdi compagni di vita e ne espone i segreti: è un pazzo savio, che la sua stessa intelligenza condanna ad una vita tragica. Tutti temono i suoi occhi perché sanno cosa sono capaci di portare alla luce con un solo sguardo.

Lui mi guarda. Non dice nulla; mi guarda e basta, con quei suoi occhi strambi che fanno parlare la gente. Dico sempre, non è tanto quello che ha mai fatto oppure detto o qualsiasi cosa quanto come ti guarda. È come se ti fosse entrato dentro, in qualche maniera. È come se in un modo o in un altro tu ti stia guardando e guardando quello che fai con gli occhi di lui.

As I Lay Dying

E infine Anse, il padre e il marito, che obbliga i figli a un un viaggio allucinato con la salma della donna; una metaforica discesa agli Inferi durante la quale vengono esposti tutti i vizi e i segreti della famiglia Bundren. Non c’è scampo per nessuno se non per lui stesso, l’unico – ironia della sorte – a trarre un profitto dalla tragedia.

James Franco, che da un po’ si dedica alla sua vena più indie, mentre studia letteratura alla Columbia University decide di portare sullo schermo uno dei più grandi e complessi autori americani. Per chi non lo sapesse, il libro di Faulkner è composto da monologhi con i quali i personaggi raccontano i vari eventi di cui sono spettatori o protagonisti. Spesso lo stesso momento è vissuto da più punti di vista così da rivelare i fatti nella loro completezza, facendo emergere i peccati dei Bundren e di chi li accompagna, ed il loro tragico destino.

As I Lay DyingTradurre in immagini lineari e in narrazione accessibile una storia difficile come “Mentre morivodi William Faulkner non deve essere stato un lavoro da ragazzi, ma James Franco – con una brillante illuminazione – decide di utilizzare la tecnica dello split screen per portare sullo schermo i flussi di coscienza dei personaggi. Così facendo lo spettatore si divide per seguire la scena da più prospettive: come le parole scritte nascondono più linee interpretative, così lo schermo doppio consente di ampliare la visione, allargando lo sguardo alla ricerca di tutti i significati delle immagini. I protagonisti presentano i loro tormenti con poche e taglienti parole, e in particolare con quelle di Darl, che con la sua sana follia si fa portatore della condanna dei Bundren. Il suo urlo e il suo furore, per citare un altro titolo noto dell’autore, traspaiono da uno sguardo duro e profondissimo.

Certe volte non sono tanto sicuro di chi ha il diritto di dire quando uno è pazzo e quando no. Certe volte penso che nessuno di noi è del tutto pazzo e nessuno è del tutto normale finché il resto della gente lo convince a andare in un senso o nell’altro. È come se non fosse tanto quello che uno fa, ma com’è che lo guarda la maggioranza di noi quando lo fa. [..] Ma non sono poi così tanto sicuro che uno abbia il diritto di dire che cos’è pazzo o che cosa non lo è. È come se dentro a ognuno ci fosse qualcuno che è al di là dell’esser normale o dell’esser pazzo, e le cose normali e le cose pazze che fa le guarda con lo stesso orrore e lo stesso stupore.

As I Lay Dying

James Franco prende le parole di Faulkner e ne fa un film struggente, non solo grazie alla sua ottima regia e alle idee originali sviluppate sul e dal testo (è questo che si studia nei college americani, scrittura creativa), ma anche grazie alla presenza di grandi interpreti, tra i quali un eccezionale Tim Blake Nelson nei panni di Anse e Jim Parrack (l’impacciato Hoyt Fortenberry di True Blood). Chiariamoci: non è un film per tutti. Intanto perché in Italia quasi non è stato distribuito ed è più facile trovarlo in lingua originale sottotitolata – il che è un bene, perché è proprio nella parola inglese che Faulkner ha la sua maggiore forza, ma che d’altro canto può essere uno scoglio per molti. E poi per la sua tematica: è la storia di una sepoltura sofferta, che però nella semplicità del fatto  nasconde numerose letture e interpretazioni.

Guardatelo, se a fine visione avete voglia di fermarvi a riflettere.
Se invece neanche sapete chi sia Faulkner allora cambiate recensione e guardate qualcos’altro: qui su The MacGuffin c’è l’imbarazzo della scelta.

Article written by:

Giulia Cipollina

28 anni, laureata, lavoro in un negozio di ottica e fotografia. Come se già non bastasse essere nerd: leggo tanto, ascolto un sacco di musica e guardo ancora più film - ma almeno gli occhiali per guardare da vicino posso farmeli gratis.

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