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Fantastic Mr. Fox: Wes Anderson, Roald Dahl e un’irresistibile voglia di libertà

Fantastic Mr. Fox: Wes Anderson, Roald Dahl e un’irresistibile voglia di libertà My rating: 4 out of 5

È di pochi giorni fa la notizia che Wes Anderson girerà un altro film in stop motion, il suo secondo per la precisione. Si chiamerà Isle of Dogs, avrà il solito cast stellare e per vederlo bisognerà pazientare ancora un annetto, dato che l’uscita negli Stati Uniti è prevista per l’aprile 2018. Vi sembra un tempo eterno? Non temete, nell’attesa possiamo sempre consolarci con Fantastic Mr. Fox, il primo, meraviglioso film d’animazione firmato dal regista texano.

Corre l’anno 2009 quando Wes Anderson decide di cimentarsi con la storia di Roald Dahl e di portarla sul grande schermo: già abbastanza famoso grazie ai celeberrimi Tenenbaum, marchio di fabbrica per tutte le sue opere future, ma ancora non abbastanza da rischiare di incappare nella ripetitività, si lancia in un divertissement di cui il mondo del cinema gli sarà eternamente grato. La storia è perfetta per le tematiche care al regista: Mr. Fox è, udite udite, una volpe, trascorre un’esistenza pacifica come giornalista locale e vive in un albero assieme alla moglie, al figlioletto Ash, e per un certo periodo al nipote perfettino e saccente Kristofferson, una volpe polare bravissima nel far sentire il cugino un completo inetto. Per Mr. Fox però una vita tranquilla non è abbastanza: dopotutto è una volpe, mica un cane, e il suo animo irriducibilmente selvatico lo induce a tentare di saccheggiare le tenute di Boggis, Bunce e Bean, agricoltori cattivissimi e parecchio temuti dalla fauna del posto. Inutile dire che questa aspirazione romantica lo farà incappare nelle (dis)avventure più disparate – in fondo, proprio quello che stava bramando.

Se siete in cerca di un filmetto delizioso, Fantastic Mr. Fox è ciò che fa per voi. La storia, come tutto ciò che è stato scritto da Dahl, è solo apparentemente una favoletta per bambini; in realtà, le mirabolanti imprese di queste bestioline da sottobosco sono un inno alla diversità, alla libertà, alla scoperta. In un mondo dove i pet, gli animaletti domestici, la fanno da padrone, tentare di sovvertire le regole è l’unico modo per dare un po’ di colore alle giornate. Il fatto che una buona metà dell’azione si svolga sottoterra non fa che accentuare questa avversione per l’ordine costituito, e chi ha visto Underground non può non trovare delle similitudini tra la vivacità delle volpi di Anderson e il surrealismo balcanico di Kusturica. Non stupisce che questo libro, che leggenda vuole essere stato il primo mai avuto dal regista, abbia impressionato la mente del cineasta in erba: avete presente il brivido di avventurarsi in un ranch, liberare tutti quanti e sbeffeggiare i propri nemici?

Mettiamoci poi dei rapporti familiari tormentati, naturalmente, ma destinati sin dalle prime battute al lieto fine, altro elemento ricorrente nella filmografia di Anderson, ed ecco che le peripezie di Mr. Fox diventano un’odissea di gruppo, dove il protagonista anziché ritrovarsi progressivamente più solo scopre e riscopre la bellezza di una famiglia, degli amici, di una comunità da guidare e su cui poter contare. Individuo e società sono in rimescolamento continuo: il primo non si annulla nella seconda, la seconda fa da solido palcoscenico al primo.

Aggiungete a tutto questo figure stereotipate – una su tutte, il tasso avvocato –, doppiatori del calibro di George Clooney, Meryl Streep e ovviamente Bill Murray, sagome che sembrano uscite da un libro di fiabe del secolo scorso e avrete Fantastic Mr. Fox. Che non è riuscito ad accaparrarsi l’Oscar solo perché nello steso anno concorreva l’imbattibile Up, ma che se lo meritava tutto.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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