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Dio esiste e vive a Bruxelles

Dio esiste e vive a Bruxelles My rating: 3.5 out of 5

Quando si parla di cinema il rischio di sembrare spocchiosi è dietro l’angolo, pertanto oggi la mia missione è smentire questo luogo comune. Però accidenti, non si capisce se i traduttori italiani ci siano o ci facciano.

Mi spiego: il titolo originale del film è Le Tout Nouveau Testament: titolo azzeccato, considerando che si parla di un Dio che gira in vestaglia ma non ha niente a che vedere con la simpatia del grande Lebowski, e della sua figlia adolescente che decide di ribellarsi e di riscrivere, per l’appunto, il Nuovo Testamento. Ecco, in italiano l’hanno reso con un iper didascalico Dio esiste e vive a Bruxelles; praticamente manca solo il codice postale. Ma siccome noi cinefili non siamo spocchiosi, la smetto di menarmela e passo alla trama.

Qualora non si fosse capito, l’assunto attorno a cui ruota tutto il film è che Dio esiste davvero, vive a Bruxelles, ha una moglie sottomessa e remissiva, una statuina di ceramica a ricordo del primogenito (JC, al secolo Jesus Christ) che ha deciso di scappare di casa con un gruppo di amici, e una figlia, Ea, che a stento lo sopporta. E che ha tutte le ragioni per farlo: Dio è cattivissimo, vessa la madre e picchia lei, e si diverte a torturare l’umanità con modellini degni dei migliori plastici di Bruno Vespa e con un pc in stile 2001: Odissea nello Spazio. Ma Ea non ci sta: con l’aiuto del fratello riesce a sabotare il computer e inviare a tutti gli uomini un sms con la data della loro morte (naturalmente decisa dal padre), scappare dall’oblò della lavatrice e ritrovarsi catapultata nel mondo reale, dove recluterà sei improbabili apostoli per cambiare le cose.

Jaco Van Dormael riesce ad alternare risate e commozione, presentandoci barboni saggi, bambini malati, aspiranti serial killer e ricche signore annoiate che decidono di mandare finalmente a quel paese il marito per un molto più devoto e prestante gorilla – Catherine Deneuve in questo ruolo gigioneggia, ma d’altronde se non può permetterselo lei allora chi?

Cinico al punto giusto – Dio non ha né le intenzioni né le speranze di redimersi, e finisce esiliato in uno sperduto paese con suffisso -stan, rischia lo scivolone finale quando il potere passa nelle mani di una Dea, ma fortunatamente la sequenza di fiori e arcobaleni femministi dura solo pochi minuti. Per il resto, il film è riuscitissimo proprio perché è al tempo stesso poetico e scorretto; per intenderci, potrebbe ricordare Il favoloso mondo di Amélie, solo che qui al posto della melassa sprigionata da Audrey Tautou troviamo il livore e la meschinità di un Benoït Poelvoorde mai così a suo agio.

Per carità, Le Tout Nouveau Testament è studiato a tavolino per essere amato: si arruffiana lo spettatore con la divisione in capitoli, la voce fuori campo, gli scenari onirici e quel tipo di umorismo che ti fa sentire subito estremamente intelligente; epperò non si può dire che non faccia passare quasi due ore di intrattenimento come non se ne vedeva da un sacco di tempo.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi.
Ama l’arte, i viaggi, la letteratura, l’arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere “part of the conversation”.

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