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300 – L’alba di un impero: Il ritorno delle guerre persiane tamarre

300 – L’alba di un impero: Il ritorno delle guerre persiane tamarre My rating: 2 out of 5

“Quando ciera lui, si cenava nell’Ade in orario!”

Breve opinione non richiesta su 300 di Zack Snyder.

Nel 480 a.C, il Re Leonida e trecento spartani partivano per le Termopili con lo scopo di arrestare l’avanzata dell’esercito persiano di Serse, che si apprestava a conquistare tutta la Grecia: il loro sacrificio avrebbe segnato una pagina cruenta ma estremamente significativa della storia antica. Più di duemila anni più tardi, la vicenda avrebbe ripreso vita in un fumetto di successo realizzato da Frank Miller e nella relativa trasposizione cinematografica a cura del controverso Zack Snyder (Watchmen, Batman v Superman).

Sul film di 300 se ne sono dette di tutti i colori: che è un film fascista, che è un film omofobo (!), che ha “distrutto l’epica al cinema”, che fa “disinformazione storica” e via sciorinando epiteti poco onorevoli. Dall’alto della mia cinefilia un po’ svampita che mai ha preteso di avere la verità in tasca, ho sempre compreso poco tutte queste critiche e ho sempre visto questo film per la sagra dell’addominale photoshoppato, dei buoni sentimenti e dell’azione cazzona al rallenty che è.

Per chi scrive 300 di Snyder è un onesto film d’intrattenimento che rilegge la Storia in chiave fantasy ma travolgente, con scene di combattimento violente al punto giusto e fluidissime, che ti drogano di adrenalina. Eppure, dietro tutta la tamarria, le fiumane di gore digitale, le frasi ad effetto urlate da Gerard Butler (Leonida) e la colonna sonora zarrissima si avverte il peso che ha avuto il massacro delle Termopili sulla storia greca, e già per questo mi è impossibile detestare questo film.

Non posso dir lo stesso di 300 – L’alba di un impero.

Ecco a voi il cugino tamarro di Russell Crowe

L’alba (o il declino?) di un sequel involuto.

Malgrado le polemiche, il film di Snyder ha riscosso un successo planetario e lanciato nell’Olimpo la luminosa (circa) carriera del suo regista. Dopo sette anni succede qualcosa: Frank Miller annuncia di essere al lavoro su una graphic novel intitolata Xerses che racconta le vicende successive alla strage delle Termopili. La Warner Bros fiuta l’affare, ne acquista i diritti e fa entrare in produzione la riduzione cinematografica ancor prima che la controparte cartacea sia ultimata. L’esito: un disastro di proporzioni epiche, tra le peggiori operazioni commerciali a cui mi sia capitato di concedere i soldi per il biglietto del cinema.

La trama è presto detta: successivamente all’eroica impresa suicida di Leonida, il generale ateniese Temistocle (Russell Crowe Sullivan Stampleton) sta lottando per unire le varie, litigiose città-stato greche contro il comune nemico, misurandosi nelle battaglie navali di Capo Artemisio e Salamina con la flotta persiana guidata dall’affascinante e crudele Artemisia (Eva Green). Nel frattempo, non si manca di approfondire le vicende personali di Serse (Rodrigo Santoro), il colossale e ingioiellato dio-re di Persia con la voce abissale di Saw l’enigmista.

In mano a un regista più classico e con ben altro polso, questa sinossi si sarebbe prestata a un film di portata colossale, concettualmente potente e stratificato, spettacolare sul piano delle battaglie. Invece si è scelto di affidare il tutto a tale Noam Murro, un esordiente sconosciuto (che probabilmente tale rimarrà, vista la damnatio memoriae subìta dal film) con talmente poca personalità registica da riproporre pedissequamente lo stile di Snyder, riuscendo addirittura a peggiorarlo.

Dior… J’ADORE

Come non girare un film epico: guida pratica all’uso.

Tralasciando le stupidaggini storiche, presenti anche nel predecessore ma qui portate a livelli così imbarazzanti da far apparire Il Gladiatore un documentario di Alberto Angela (Temistocle vincitore di Maratona e Artemisia di sangue greco), 300 – L’alba di un impero è un polpettone manicheista soffocato dall’estetizzazione di una violenza digitale il più delle volte fine a sé stessa, che sopprime pure l’interesse di un discorso sul tema della hybris (uccidendo il Re Dario, Temistocle scatena sulla Grecia la “collera divina” del figlio Serse) liquidato con sufficienza.

Per quasi due ore assistiamo a uno tsunami di sangue, corpi dilaniati, fendenti metallici e liquidi infiammabili (omaggio all’Altofuoco di Game of Thrones?) intervallati da dialoghi cafoni a cui manca pure quella vena di umorismo tamarro che caratterizzava il predecessore. Se a questo aggiungiamo che Murro abusa di rallenty anche laddove non servono, bullet-time degni di Matrix e zoomate violente a caso, otteniamo solo un film stordente e noioso già dopo dieci minuti. Il povero Junkie XL (ve lo ricorderete per quel gioiello musicale che fu la soundtrack di Mad Max) ci prova a dare enfasi con tamburi a tutto spiano e fanfare in stile Hans Zimmer, ma purtroppo non sono queste le cose che rendono “epico” un film con spadoni e sandaloni.

Un altro tasto dolente ovviamente è lo stile visivo in sé. Se nel primo 300 Snyder era riuscito a riproporre l’atmosfera del fumetto di Miller con un uso sapiente dello schermo verde, in questo sequel l’insistito ricorso alla tecnica appiattisce la profondità di campo e accentua il divario tra gli sfondi digitali e gli attori in carne e ossa, dando alle scene l’aspetto artefatto di videogioco strategico mal sviluppato.

Motivi per vedere questo film

Morale della favola: Eva Green e basta.

Sulla cacofonia di clangori e fiamme emerge Eva Green che, per quanto effettivamente interpreti da anni lo stesso personaggio e non le vengano affidati dialoghi e battute degne di un kolossal storico, è colei che in tutto il cast sembra aver capito meglio lo spirito con cui affrontare il ruolo: Artemisia è un personaggio sopra le righe, a metà tra lo spavaldo e il feroce, quasi una versione demoniaca e in gonnella di Leonida e in netto contrasto con il pedante e monolitico Temistocle dell’inespressivo Crowe Stampleton. Eva Green le dà vita in maniera splendida e divertita, ed è solo per lei (e le sue grazie) se è possibile arrivare ai titoli di coda senza interrompere la visione urlando come scimmie infuriate.

Non penso ci sia poi molto altro da aggiungere, 300 – L’alba di un impero non sarà il film più brutto del mondo ma è decisamente poca roba. Se amate Eva Green (la seconda stellina è per lei) potreste trovare in questo film un guilty pleasure tra i più perversi, idem se nutrite un masochistico gusto per l’orrido. Se cercate l’epica vera, forse è il caso che andiate a rispolverarvi Sergej Ėjzenštejn, David Lean o Ridley Scott.

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Classe 1996. Studente di lettere moderne a tempo perso con il gusto per tutto ciò che è macabro. Tenta di trasformare la sua passione per la scrittura e per il cinema in professione.

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