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Pallottole di Natale: Kiss Kiss Bang Bang

Pallottole di Natale: Kiss Kiss Bang Bang My rating: 4 out of 5

Volete vedere un film di Natale ma vi siete rotti gli ammennicoli di peti e “briggittebbardò” vari? Non ne potete più di film con la lezioncina morale dove tutti sono più buoni a Natale per poi essere degli emeriti pezzi di merda il resto dell’anno? Allora Shane Black è il regista che fa per voi. No amici, non ho finito le scorte di prosecco per capodanno, sono serissimo. Il Natale per Black è un po’ come le esplosioni per Michael Bay, una cosa alla quale non si può fare a meno. Nella maggior parte dei suoi film il Natale è poco più che uno sfondo sul quale si sviluppano gli eventi, ma è di sicuro un buon pretesto per parlarvi di lui in questo periodo. E così, in cabina di regia, prima di quella perla che The Nice Guys (non l’avete visto??? Ok, smettete di leggere e andate a guardarlo. Forza, su!) e l’ottimo Iron Man 3 (mi prendo la responsabilità di quello che dico: uno dei migliori film del MCU) il nostro se ne viene fuori, all’esordio, con Kiss Kiss Bang Bang.

Dovete sapere che, oltre al Natale, il buon Shane ha diverse altre fissazioni. Il buddy cop movie ad esempio. Kiss Kiss Bang Bang (come Arma letale e L’ultimo boy scout, scritti entrambi da Black) segue gli stilemi del genere alla lettera. Harry Lockhart (Robert Downey Jr.) e Perry von Shrike (Val Kilmer), un ladruncolo il primo e un investigatore privato il secondo, completamente diversi tra loro, sono obbligati dagli eventi a collaborare per poi diventare grandi amici. In una Los Angeles dal leggero retrogusto hardboiled i due si ritrovano a indagare sulle misteriose morti di due giovani ragazze, una delle quali sorella di Harmony (una bellissima Michelle Monanghan) vecchia fiamma di Harry e attorucola in cerca di fortuna ad Hollywood.

26 e che je voi di a sta ciaciona? (cit.)

REGOLA NUMERO UNO: QUESTO MESTIERE (l’investigatore ndr), NELLA VITA REALE, È NOIOSO. (cit. Perry von Shrike)

Non proprio. Il film per un’ora e mezza non fa che contraddire il personaggio di Kilmer. I tre protagonisti precipitano in vicende sempre più al limite del verosimile, Black li caccia in situazioni senza via d’uscita per poi tirarli fuori con escamotage improbabili. Tra dita perse e testicoli elettrificati i personaggi devono far fronte a padri persi, audizioni fallimentari e spot di orsi che bevono birra.

Provate ad immaginare la risposta.

Rompendo spesso e volentieri la quarta parete per parlare direttamente al pubblico (altra caratteristica ricorrente), le vicende dei due proseguono guidate dalla voce narrante di Robert Downey Jr., che ci porta in quel mondo pazzerello e un po’ meschino che è Hollywood. Come in ogni film di vaga ispirazione noir che si rispetti, anche la città diventa parte integrante del cast. Los Angeles ne risulta un luogo in chiaroscuro che, oltre i miraggi di fortuna e successo, nasconde un volto molto meno promettente fatto di omicidi e segreti da nascondere sotto il tappeto.

È impossibile, poi, non essere travolti dal fiume di parole che si riversano sullo spettatore dall’inizio alla fine del film. Da quelle leggermente nevrotiche di Downey Jr. a quelle più misurate di Kilmer, i dialoghi scandiscono il tempo, danno ritmo al film. Contribuiscono a dare una pungente ironia ad una pellicola in cui azione e giallo si bilanciano alla perfezione, riuscendo a dare equilibrio ai drammi dei personaggi e alla luce grottesca sotto la quale il regista li mette.

Esatto. Mi spiace Robert, capita anche ai migliori.

Shane Black rimastica alla sua maniera il genere noir restituendoci una buddy cop comedy che pesca a piene mani dal cinema d’azione anni ‘80 e flirta più volte con il grottesco e l’assurdo. Non è esattamente il film dickensiano che ci si aspetterebbe di guardare sotto le feste ma con Kiss Kiss Bang Bang abbiamo una pellicola in cui i protagonisti, combattendo i propri fantasmi, si ritrovano ad essere la famiglia di cui avevano bisogno. Più Natale di così!

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Nato alle pendici delle Dolomiti e studente di Psicologia. Appassionato in primo luogo di divani e di conseguenza poi della settima arte, tra un tiro a canestro e un film di Terry Gilliam, passo le mie giornate ad aspettare la lettera di ammissione ad Hogwarts che si sa che i gufi non funzionano più come quelli di una volta.

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