Old Movies

I 5 motivi per amare Alta fedeltà

I 5 motivi per amare Alta fedeltà My rating: 4 out of 5

Come fosse una top 5, ecco a voi i cinque motivi per cui dovreste guardare, riguardare ed amare Altà Fedeltà, il film tratto dal capolavoro di Nick Hornby

Dopo aver visto Alta fedeltà di Stephen Frears le cose che più vi rimarranno in testa saranno:

  1. Jack Black che balla I’m Walkin on Sunshine e mostra la canala
  2. Tim Robbins che esce dalla prigione di Shawshank e si trasforma in Steven Seagal
  3. Bruce Springsteen… ripeto, BRUCE SPRINGSTEEN che fa un cameo come se stesso
  4. Sofferenze amorose di uomini e donne che si meritano ben di peggio
  5. Una colonna sonora coi controcoglioni che fa sfrigolare le ovaie ai nerd del pop-rock quale sono io

Stephen Frears in questo film fa tutto quello che deve fare e trasporta perfettamente su pellicola quel piccolo capolavoro che è l’omonima novella di Nick Hornby (1995). Se almeno una volta avete provato a ragionare sulla vostra misera vita partendo da un testo o da una melodia di una canzone, questo libro e il rispettivo adattamento parlano sicuramente un po’ di voi.

untitledRob Gordon (John Cusack) è uno squattrinato e, se vogliamo, anche un po’ sfigato proprietario di un negozio di dischi e di vinili (che poi è il lavoro che vorrei fare io quando sarò uno sfigato squattrinato). Alle sue dipendenze non ha trovato altro se non due macchiette più sfigate di lui (Jack Black e Todd Luiso) che, assunte part-time, si presentano tutti i giorni al suo Championship Vinyl e riempiono l’aria di discussioni sterili su quale sia la migliore versione di quel gran polpettone pop di Little Latin Lupe Lu o su quali canzoni vorrebbero al loro funerale.

Il nostro Rob ha cose più importanti a cui pensare che a queste stupide Top 5, che vengono stilate ogni giorno nel suo negozio ogni qual volta non ci siano clienti (quindi continuamente). È stato appena lasciato da Laura (Iben Hjejle), la sua fidanzata dalla frangetta rivedibile, che è scappata dal vicino frichettone con il codino unto e bisunto (Tim Robbins) e sta cercando di trovare un modo per riconquistarla e, nel frattempo, magari fare un po’ di ordine nella sua vita.
Mi verrebbe da dire che c’è forse un problema di metodologia.
Rob, infatti, così come fa per la musica pop-rock, per valutare la propria vita utilizza il metodo delle Top 5 e dà un metro di giudizio a quello che gli succede, alle sue relazioni, ai suoi sogni sempre attraverso questo metodo. Il film è condito da una grande varietà di queste piccole classifiche, ma quella che più di tutte scandisce la narrazione è quella che fa nella prima scena, in cui elenca le sue più grandi delusioni amorose. Farà in modo, infatti, di rincontrarle tutte (tra le quali una sempre-apprezzabile-alla-vista Catherine Zeta-Jones) per tentare di tracciare un quadro della sua fallimentare vita amorosa.

musica-ascolti-trentenni-curiosita-pop-invecchiare
Cos’è che mi attira tanto di questo film oltre ai punti sopramenzionati?
Diciamolo pure, fin dalla prima scena del film il protagonista ci appare come un grandissimo coglione. Vi dirò di più: nel corso della pellicola il nostro Rob si rivelerà pure parecchio stronzo e ipocrita. È proprio questa la magia: siamo perfettamente in grado di valutare i comportamenti infantili di questo 35enne sfigatello, ma tutto ciò non ce lo fa risultare affatto antipatico. Anzi, ognuno di noi si ritroverà nelle gesta di questo ometto mediocre.
Perché in fondo cos’altro siamo noi se non dei grandissimi coglioni?
Questo film non sarà un capolavoro ma è una piccola chicca condita egregiamente dalla pop music e da una poesia tutta particolare che vi invito a gustarvi.
Che cosa è nata prima: la musica o la sofferenza? Ai bambini si tolgono le armi giocattolo, non gli si fanno vedere certi film per paura che possano sviluppare la cultura della violenza, però nessuno evita che ascoltino centinaia, anzi, dovrei dire migliaia di canzoni che parlano di abbandoni, di gelosie, di tradimenti, di penose tragedie del cuore. Io ascoltavo la pop music perché ero un infelice. O ero infelice perché ascoltavo la pop music?”

Article written by:

Riccardo Cavagnaro

Vede la luce nell’anno 1991. Da quando ha visto “Jurassic Park” all’età di 3 anni sogna segretamente di toccare un dinosauro vivo. Appassionato lettore, viaggiatore, ascoltatore di musica e bevitore. Tutte queste attività arricchiscono sicuramente il suo bagaglio culturale, ma assottigliano pericolosamente il suo portafogli.

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi