La guerra lampo dei fratelli Marx: humour vintage, risate eterne
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La guerra lampo dei fratelli Marx: humour vintage, risate eterne

La guerra lampo dei fratelli Marx: humour vintage, risate eterne My rating: 4 out of 5

Certe cose maturano con gli anni: il vino, le borse di Chanel e George Clooney, giusto per citarne qualcuna. E La guerra lampo dei fratelli Marx: che quando uscì fu un fiasco senza precedenti, e che ora si è trasformato in un cult. Del resto, stiamo parlando del 1933: la comicità surreale e dissacrante di Groucho, Harpo, Chico e Zeppo venne addirittura bandita da Germania e Italia, figuriamoci quindi se qualcuno avrebbe potuto apprezzarla.

La storia è abbastanza semplice, ma non per questo meno provocatoria: l’immaginario stato di Freedonia, in Europa centrale, per l’ennesima volta è sommerso dai debiti. Le alte sfere decidono così di rivolgersi alla ricchissima vedova Mrs. Teasdale (Margaret Dumont), la quale però intende concedere un prestito solo se come primo ministro verrà eletto Rufus T. Firefly, Groucho Marx per l’appunto. Non appena divenuto capo del governo, Firefly si rivela essere uno scoppiettante mix tra un dittatore, un anarchico e uno spostato. In un crescendo di nonsense, il nostro riuscirà perfino a far scoppiare una guerra con il vicino stato di Sylvania, e a terminarla in modo altrettanto bizzarro. A fare da contorno Chicolini (Chico Marx) e Pinky (Harpo Marx), inizialmente spie al soldo di Sylvania, ma soprattutto clown frizzanti e cattivelli.

Pare che il regista Leo McCarey abbia sfiorato l’esaurimento nervoso durante le riprese de La guerra lampo dei fratelli Marx; del resto, gestire burle e idiosincrasie di quattro dei cinque componenti di uno dei gruppi comici più noti di quel periodo – e di sempre – non deve essere stata una passeggiata. Ma il risultato è notevole: perché questo film è senza dubbio datato, però fa ridere. Quella che vediamo in bianco e nero infatti è una comicità senza tempo, così come senza tempo sono i temi che tratta: l’illusione del potere, l’ipocrisia della società, i salotti da operetta, i conflitti basati sul nulla. Per certi versi sembra quasi anticipare Il grande dittatore di Chaplin; solo, con un tono ben più farsesco.

Tra battute degne del miglior Woody Allen e dei suoi tassametri e gag che potrebbero sembrare un omaggio ai Monty Phyton, se non fosse che i comici inglesi sono arrivati parecchio dopo i loro cugini statunitensi, La guerra lampo dei fratelli Marx è una piccola perla di sarcasmo e surrealismo. E di effetti speciali, anche: mentre nello stesso periodo nel Vecchio Mondo ci si ingegnava a studiare confini e progettare trincee, nella dorata Hollywood qualcuno riusciva a far saltar fuori un cane da un tatuaggio. Se poi vogliamo parlare di gag, lo scambio di cappelli tra Pinky, Chicolini e uno sfortunato venditore di limonate viene usato ancora oggi nei cabaret di tutto il globo.

Nota anche come Duck Soup – a tal proposito, vietato perdersi la sigla d’inizio – La guerra lampo dei fratelli Marx è un film che qualsiasi amante del cinema dovrebbe conoscere. Non amate il cinema? Ok, però di sicuro amate ridere, e irridere. E allora vedetelo, e pure subito.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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