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Lammerda – La solita commedia inguardabile: Inferno

Lammerda – La solita commedia inguardabile: Inferno My rating: 1 out of 5

Un giorno, malauguratamente, ho deciso di accantonare ogni genere di pregiudizio e di cimentarmi nella visione di un film de I soliti idioti. Una decisione che ho finito col pagare a caro prezzo, e che altro non ha fatto che implementare la mia ferma convinzione nella veridicità del proverbio latino nomen omen, il nome è un presagio.

Ma andiamo per gradi. Il film in questione è intitolato La solita commedia – Inferno, e parte da uno spunto davvero accattivante. In un mondo parzialmente distopico, i gironi infernali descritti da Dante Alighieri nella sua opera più celebre sono in verità realmente esistenti, ma, nella sempre più convulsa e raffazzonata società moderna si sono sviluppati peccati che risultano inclassificabili rispetto al modello trecentesco, a causa del naturale evolversi del sapere umano.

Biggio e Mandelli in un momento di elevato patetismo

Biggio e Mandelli in un momento di elevato patetismo

Ed è così che, nel Secondo Cerchio, Minosse si ritrova impotente dinanzi alla moltitudine di peccati a lui ignoti, quali lo stalking e l’hackeraggio, ed è costretto a chiedere aiuto alle alte sfere.
La soluzione pervenuta dall’alto ha dell’incredibile: su suggerimento di Sant’Ambrogio, Dio in persona (attanagliato peraltro da problemi di alcolismo) decide di rimandare sulla terra nientemeno che lo stesso Dante, per procedere ad una ricatalogazione dei nuovi misfatti meritevoli di dannazione eterna.

Tuttavia il sommo poeta, interpretato da Francesco Mandelli, si ritroverà a barcamenarsi in un mondo che clamorosamente non gli appartiene più, complice anche la scarsa collaborazione del moderno Virgilio, alias Fabrizio Biggio, che in realtà é un precario lavoratore di un supermercato.

Come risulterà evidente da tale illustrazione sommaria, la pellicola sembra piena zeppa di potenzialità. Il problema risiede nel fatto che tutti gli spunti sopra descritti siano sfortunatamente capitati nelle mani sacrileghe di Biggio e Mandelli, un duo comico da tempo ancorato a stereotipi banali e ripetuti in loop fino alla nausea. Ed è forse questo il fattore che lascia maggiormente l’amaro in bocca a tutti coloro che hanno coltivato un minimo di aspettativa nei confronti del film.

L’impressione generale è che se gli interpreti fossero stati diversi, e l’idea fosse capitata nella disponibilità di sceneggiatori capaci e un minimo visionari, il risultato sarebbe potuto essere decisamente ragguardevole. Invece lo spettatore, uscito dalla sala, come prevedibile, si ritrova più spaesato ed inebetito di un tronista di Uomini e donne dopo una visita guidata al CERN di Ginevra.

Nonostante un avvio interessante, infatti, la pellicola in poco tempo precipita nella ridondanza. La spirale di gag comiche da quattro soldi e luoghi comuni diventa sempre più insostenibile col passare dei minuti, e la rediviva Tea Falco, che tanta ilarità aveva suscitato per la sua prestazione attoriale da tubero nella serie TV 1992, non contribuisce a migliorare la situazione.

Tea Falco dopo aver visto al cinema quell'abominio de "La solita commedia"

Tea Falco dopo aver visto al cinema quell’abominio de “La solita commedia”

Il film in sé si colloca così in un limbo totalmente anonimo, esattamente a metà tra una commedia controcorrente che tenta di proporre qualcosa di originale e le tanto in voga italianate becere e simil-cinepanettonesche, risultando forse per questo motivo ancora più fastidioso, e riducendosi ad un’accozzaglia di personaggi imparruccati che faticano persino ad interagire tra loro.

La trama, infatti, perde subito linearità a causa delle continue scenette ad episodi totalmente scollegate e talvolta estenuanti: non ti curar di loro, ma guarda e passa, avrebbe detto il buon Virgilio, quello vero eh, non quello spiantato e grottesco che lavora in un supermercato, che non si sa mai che si faccia confusione. La sconfortante banalità di alcuni sketch (Gianmarco Tognazzi, rompo la quarta parete e mi rivolgo direttamente a te, come ti hanno convinto a fare queste vaccate?), in sostanza, va a compensare in negativo il tentativo di rinnovamento del duo tosco-lombardo.

Nel complesso, dunque, la terza avventura cinematografica de I soliti idioti risulta faticosa alla visione e poco divertente: con La solita commedia- Inferno, di fatto, Biggio e Mandelli sono riusciti a tirar fuori il solito inferno di commedia.
E questo sì che è un peccato coi controfiocchi.
Insomma, lasciate ogne speranza, voi ch’ intrate… in sala.

Article written by:

Signor Nilsson

Classe 2015, è il membro più giovane del MacGuffin team, e decisamente il più sboccato. Il suo bisogno di inserirsi continuamente nelle conversazioni altrui lo porta a consigliarvi ogni giorno un film, del tutto non richiesto. È un pappagallo solo fino alle ore 23:00. Dalle 23:01 alle 6:00 lo trovate nudo in videochat per pagarsi le dipendenze.

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