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Alien, i motivi per cui è un capolavoro senza tempo

Alien, i motivi per cui è un capolavoro senza tempo My rating: 5 out of 5

Alien è uno di quei film che non posso fare a meno di vedere ogni tanto. Lo conosco a memoria, conosco quasi tutte la battute (non è un film di dialoghi eh) però mi affascina ancora un sacco. Uno dei rimpianti che ho è quello di non averlo potuto vedere al cinema (essendo un film del 1979 mi consolo pensando che non sono ancora così vecchio). All’ennesima visione di questo cult della fantascienza e dell’horror mi sono chiesto i motivi per cui un film di 30 anni fa sia ancora così bello da vedere e ho deciso di scrivere perché mi fa impazzire. Ecco la lista delle cose che (secondo me) rendono Alien un capolavoro da vedere e rivedere!

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L’atmosfera soffocante

Si può creare un clima angosciante e claustrofobico nello spazio, cioè in un luogo per definizione immenso, vasto e potenzialmente infinito? Sì, se ti chiami Ridley Scott. Una delle cose spiazzanti di Alien è l’atmosfera che si crea durante tutto il film. L’uso della musica è limitato a rare occasioni (per farti spaventare ancora di più). I suoni presenti sono quelli dell’astronave e dei protagonisti. L’idea era quella di usare l’assenza di suono dello spazio (d’altronde nello spazio nessuno può sentirti urlare), creando questo ambiente ovattato e irreale che aumenta la tensione. Aggiungeteci un’astronave con spazi chiusi (salvo alcune stanze sono tutti passaggi stretti e claustrofobici), assenza di luce, inquadrature buie e personaggi spesso isolati. Viene messo solo un gatto a donare un po’ di familiarità come in un ambiente di casa, ma è un elemento fuorviante. Si è soli, nello spazio e con un lucertolone letale che gira per l’astronave… buona fortuna.

La sceneggiatura

La trama è lineare e non particolarmente complicata, ma non per questo meravigliosa. Il film copre bene le categorie di fantascienza, horror ma anche in parte thriller. Infatti l’equipaggio dell’astronave Nostromo, comprende sette persone, ma non è chiaro da subito di chi potersi fidare e tutti quanti, anche se per motivi differenti, sembrano molto ambigui e strani. Un’altra cosa non chiara è perché l’equipaggio sia stato risvegliato dal sonno criogenico ben prima dell’arrivo sulla Terra. Uno dei piaceri del film è scoprire il motivo e chi è realmente l’infame del gruppo. Inoltre l’ambientazione futuristica è qualcosa che potrebbe realizzarsi tra secoli (missioni in pianeti lontani anni luce per prendere materie prime), insomma trenta e passa anni e non sentirli.

La battaglia con l’alieno

Lo scontro con l’alieno è accennato ma sempre rimandato, nel senso che non c’è mai un vero scontro frontale contro il mostro, se non alla fine del film come apice della tensione. Questo perché il mostro è molto forte e sfuggente e la struttura della nave si presta alla fuga, con i suoi condotti dell’aria. I duelli tra l’equipaggio e la minaccia aliena si devono giocare su un altro piano, quello dell’astuzia. Siamo di fronte ad un essere perfetto e affrontarlo a viso aperto non è la soluzione ottimale (poi abbiamo già il seguito del film per la parte tamarra tutta spari, botti e sbudellamenti). Lo scontro va avanti impari (l’alieno è inarrestabile) finché dell’equipaggio rimane solamente una persona (la più forte) che lo affronta per la battaglia finale. L’astuzia e l’ingegno risulteranno fondamentali, con una conclusione geniale dello scontro.

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L’alieno

Beh l’indiscusso protagonista (di Ripley parliamo dopo) è colui che dà il titolo al film. L’alieno (o xenomorfo se preferite) è qualcosa di pauroso e raccapricciante al tempo stesso. Sorvolando sul fatto che ha la testa che sembra l’organo sessuale maschile (e che dalla bocca gli esce un’altra testa che si allunga…), siamo di fronte ad uno dei mostri più paurosi della storia del cinema e di cui viviamo l’evoluzione (da topo ragno quando esce dall’uovo a macchina da guerra appena si evolve). Un organismo che ha una struttura eccezionale (acido al posto del sangue, velocissimo, forte e robusto, etc.) ma soprattutto è senza coscienza. Approvo tantissimo la scelta della fisicità dell’alieno, cambiando un po’ la percezione generale delle creature spaziali. Basta con questa storia che sono tutti verdi con la testa grande, occhi giganti e soliti cliché… Viva la forma fallica del nostro xenomorfo.

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L’eroina femminile

È indiscutibile che gran parte del successo e della fama di questa pellicola sia dovuto all’ufficiale Ellen Ripley di Sigourney Weaver. Qua è proprio il caso di dire che siamo di fronte ad una donna con le palle, che riesce a non cadere nel panico e addirittura a sconfiggere un mostro alieno che sembra imbattibile. Il suo personaggio entra dritto nella storia del cinema e ha aperto le porte alle eroine femminili: le donne nei film non sono più solo quelle da salvare ma si salvano da sole prendendo a calci in culo lucertole spaziali. Il ruolo di Ripley è il personaggio della vita per la Weaver, che lo riprenderà per altri tre sequel meritandosi una sacrosanta nomination all’Oscar per il seguito Aliens – Scontro finale (come vi dicevo decisamente più tamarro e d’azione rispetto al primo). Nello spazio nessuno può sentirti urlare… ma Ellen Ripley non ha di questi problemi. È lo xenomorfo a gridare!

Alien (1979) Sigourney Weaver Credit: 20th Century Fox/Courtesy Neal Peters Collection

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Leva 1987, ingegnere meccanico di professione e Nerd per hobby. Amo viaggiare (soprattutto in aereo, adoro gli aeroporti), guardare film (in particolare i drammoni con una bella attrice), serie TV, leggere (fumetti e non), conoscere nuova gente ed esprimere la mia opinione. La mia filosofia di vita è : "Sii forte e paziente, un giorno questo dolore ti sarà utile." ... o perlomeno lo spero!

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