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Amadeus, undicesimo comandamento: non desiderare il Genio d’altri

Amadeus, undicesimo comandamento: non desiderare il Genio d’altri My rating: 4 out of 5

Miloš Forman se n’è andato qualche giorno fa, lasciandoci alcuni film indimenticabili, quali Qualcuno volò sul nido del cuculo e Hair: entrambi titoli che amo moltissimo ma sarò sempre grata al regista ceco soprattutto per Amadeus (1984).

Posso dirlo senza vergogna: è il mio film preferito in assoluto, la pellicola che ha segnato, a 12 anni circa, il mio passaggio dalla Disney e i classici per ragazzi al cinema impegnato, d’autore. E sì, anche dalla musica dei Blue a quella di Mozart.

Capirete quindi quanto sia difficile per me recensirlo in modo imparziale visto ciò che rappresenta: dopo Amadeus sono venuti tantissimi altri film che adoro ma ecco, questo è stato il trampolino di lancio.

Perdonerete quindi qualche mia scivolata nel sentimentalismo.

1823: Antonio Salieri/F. Murray Abraham, ormai anziano e dimenticato da tutti, tenta il suicidio tagliandosi la gola.

Ricoverato in manicomio, confessa a un sacerdote di aver ucciso, o più esattamente, di aver provocato la morte di Wolfgang Amadeus Mozart/Tom Hulce, quando erano entrambi giovani musicisti alla corte di Vienna.

Salieri ammira e invidia tragicamente il rivale, del quale riconosce prima di tutti lo straordinario genio musicale: comprendendo di non poter competere con lui, inizia a denigrarlo agli occhi dell’imperatore e della società, fino a concepire l’idea di ucciderlo.

Per aggravare le già precarie condizioni fisiche e psicologiche di Mozart, il musicista gli commissiona, sotto mentite spoglie, una messa da Requiem che diventa l’ossessione del compositore e che rimarrà incompiuta a causa della sua prematura morte.

Vincitore di otto premi Oscar, tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore Protagonista a F. Murray Abraham, Amadeus è un vero e proprio kolossal in costume.

Difficile eccepire sull’accuratezza della regia, della ricostruzione filologica di costumi e scenografie ed ovviamente, della colonna sonora, nonché sulla bravura degli attori principali.

Murray Abraham, che ricordiamo anche come Bernardo Gui ne Il nome della rosaè straordinario, freddo, signorilmente incazzato, in conflitto con Mozart ma soprattutto con Dio.

Un Dio a cui ha dedicato la vita, in cambio del dono della musica: invece l’unica dote che pare aver ottenuto è il saper riconoscere il vero Genio e la sua mediocrità. Un uomo tormentato che affronta un dilemma esistenziale: la coscienza di se stessi, in questo caso dei propri limiti.

E poi c’è Tom Hulce (anche doppiatore di Quasimodo ne Il gobbo di Notre Dame); una ventata d’aria fresca, rispetto alla statura tragica di Salieri, ridanciano, volgarotto, vanesio: perfettamente aderente al Mozart storico, geniale ma leggero nella vita quotidiana.

Il resto del cast è azzeccato e brillante; di particolare interesse Constanze/Elizabeth Berridge e Leopold/Roy Dotrice ma sono figure di contorno, atte a esaltare la figura dei due protagonisti.

Amadeus nasce da un testo teatrale di Peter Shaffer, a sua volta basato su una pièce di Aleksandr Puškin, che propone la tesi di una presunta invidia di Salieri nei confronti di Mozart: storicamente non ha fondamento, anzi, pare che i due fossero in buoni rapporti.

Ovviamente la leggenda è più affascinante della realtà, specie se questa prevede l’invidia, un intrigo e un omicidio. Ancora di più se non c’è un tizio che sferra coltellate, bensì una sottile tortura psicologica per portare la vittima alla pazzia e alla morte.

La drammatica pianificazione di Salieri assume un aspetto ancora più intrigante per noi malati mentali se si scopre che Mozart, nel periodo precedente alla morte, era davvero ossessionato dal Requiem che gli era stato commissionato da un certo conte Walsegg, che voleva farlo passare per suo, tanto da fargli dire agli amici: «Questa messa la sto scrivendo per me stesso».

Per il resto, c’è ben poco di romanzato: la storia copre il decennio tra il 1781 e il 1791, anni in cui videro la luce la maggior parte delle grandi composizioni mozartiane, dal Ratto dal Serraglio al Flauto Magico.

Un occhio particolare è posto sulle opere liriche, che sono manifesto sì della versatilità del salisburghese ma anche manifesto di una società che sta cambiando, e infatti viste con sospetto dalla vecchia aristocrazia austriaca.

Non solo un grande film storico, quanto piuttosto un murales dell’Europa di fine ‘700.

E la musica, la musica… Per citare Salieri: «Era una musica che non avevo mai udito… Espressione di tali desideri, di tali irrefrenabili desideri! Mi sembrava di ascoltare la voce di Dio»

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Pontifico dal 1990. La mia idea di sport è una maratona di film o di serie TV: amo il cinema drammatico, i gialli e la Disney. Sono una lettrice onnivora ed insaziabile. Ascolto musica di ogni genere ma soffro di Beatlesmania acuta. Mi piacciono gli spoiler. Tento di mettere a frutto la laurea in Lettere. Il mio sex-symbol di riferimento è Alberto Angela.

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