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Ant-Man – vietato sottovalutare le formiche

Ant-Man – vietato sottovalutare le formiche My rating: 3 out of 5

Mettiamo subito le mani avanti. Lungi da me l’intenzione di spararvi un altro pippotto sull’annosa questione cinecomics sì/cinecomics no: vi parla un mentecatto qualsiasi che ha visto casualmente Ant-Man in un pomeriggio di nullafacenza.

L’alternativa al divano era uscire e farsi una vita ma sticazzi

Premesso ciò, passiamo subito al film. Per la regia di Peyton ReedAnt-Man narra la storia di Scott Lang (Paul Rudd), ex ingegnere elettronico appena uscito di galera che accetta di compiere un ultimo colpo per dare una svolta economica alla sua vita, e poter pagare gli alimenti alla figlia Cassie, suo affetto più grande.

Dentro la cassaforte della villa di un miliardario in pensione troverà però non denaro, bensì una tuta dotata di un meccanismo di miniaturizzazione in grado di trasformarlo in un guerriero microscopico. Ben presto scoprirà che questo misterioso miliardario altri non è che Hank Pym (Michael Douglas), ex scienziato dello S.H.I.E.L.D. in cerca di un collaboratore per sventare il diabolico piano del pelato di House of Cards (Corey Stoll).

Ant man che “era già qui lo giuro!”

E sì, apparentemente siamo di nuovo di fronte al solito supereroe Marvel super-problematicosuper-inguaiatosuper-ilculo. Gli arrugginiti stereotipi Marvel all’inizio sembrano sprecarsi: Lang è, infatti, un ex galeotto finito ar gabbio per un gesto di straordinario altruismo, un uomo che vuole solo riconquistare il cuore della figlioletta gnegnegne e che aberra il crimine, ma non i piccoli espedienti per andare avanti nella vita.

Tutti ingredienti abbastanza ritriti che tanto sono cari alle torte cinematografiche guarnite dalla Marvel.

Gli Avengers riuniti tutti insieme per un pic-nic

Ma in Ant-Man non è proprio tutto così per vari motivi.

Anzitutto Paul Rudd riesce a calarsi nei panni di Ant-Man senza scadere nella solita macchietta Marvel che ride dinanzi ad ogni pericolo che gli si frappone davanti. L’uomo-formica è un supereroe spregiudicato ma al contempo conscio dei propri limiti e disposto ad una gavetta estenuante pur di raggiungere i propri obiettivi.

Michael Douglas poi è, a mio giudizio, straordinario nell’interpretare il professor Pym, personaggio che, se non reso alla perfezione, avrebbe rischiato di apparire borioso e poco credibile.

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Michael Douglas in Ant-Man

Infine, molto ben rese sono le scene ambientate nel mondo microscopico. Tralasciando la spettacolarità degli effetti speciali, che ormai tutti si aspettano e apprezzano nei film Marvel, un plauso va al modo in cui sono stati sceneggiati i combattimenti nella ventiquattrore e tra i giocattoli della bambina. È difficile mantenere alto il livello di tensione quando i due personaggi principali si menano tra le rotaie di un trenino elettrico. Eppure Peyton Reed & co. ci sono riusciti perfettamente, creando scontri divertenti e al contempo molto ben coreografati.

Il trenino Thomas che è un cattivo più credibile di Corey Stoll

I due difetti principali del film sono però gli stessi di quasi tutte le pellicole Marvel. Anzitutto il cazzo di umorismo presente in una scena su tre e che alla lunga risulta insopportabilmente stomachevole. È giusto alleggerire la tensione tra un combattimento e l’altro, ma in Ant-Man ogni tanto si toccano picchi di imbarazzo.

La seconda grande nota dolente è il villain del film. Corey Stoll è il solito cattivo Marvel poco caratterizzato, mezzo squilibrato per motivi poco comprensibili e che fin dall’inizio guarda la telecamera in cagnesco per far capire di essere lo stronzo di turno. Ed è sicuramente un peccato, dato che approfondendo la sua figura sarebbe uscito fuori un personaggio psicopatico in grado di intimorire con la sua genialità e i suoi gesti di lucida follia.

La verità è che Stoll risulta convincente solo quando indossa la tuta del calabrone, e lo fa per soli venti minuti di film!

Corey Stoll che “non sono solo il pelato di House of Cards!”

In conclusione, va comunque sicuramente apprezzato il tentativo di Reed di dare un po’ di anima al film. Nella parte iniziale egli, infatti, si sofferma più del solito sulla costruzione del personaggio di Ant-Man e sui motivi per i quali Douglas, Rudd e compagni agiscono in un certo modo, stimolando così la curiosità dello spettatore anche per ciò che riguarda le vicende personali dei protagonisti.

Siamo dunque di fronte ad un cinecomic in parte innovativo e di buon livello, ma non eccezionale. Dopotutto, chi direbbe mai:

È un uccello!

È un aereo!

No, è una formica!

Article written by:

Signor Nilsson

Classe 2015, è il membro più giovane del MacGuffin team, e decisamente il più sboccato. Il suo bisogno di inserirsi continuamente nelle conversazioni altrui lo porta a consigliarvi ogni giorno un film, del tutto non richiesto. È un pappagallo solo fino alle ore 23:00. Dalle 23:01 alle 6:00 lo trovate nudo in videochat per pagarsi le dipendenze.

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