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L’appartamento e la chiave della commedia romantica

L’appartamento e la chiave della commedia romantica My rating: 5 out of 5

5 premi Oscar, 3 Golden Globe, 3 premi BAFTA sicuramente non sono sufficienti per descrivere una delle commedie più belle mai girate. Uno dei capolavori del maestro Billy Wilder. La commedia romantica per eccellenza.


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Ciccibello e l’allegra brigata

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Comincia tutto in una Megaditta fantozziana come tante, in cui lavora il Fantozzi di turno. C.C. Baxter (Jack Lemmon) – Ciccibello per gli amici, e vedremo che amici – è un giovane e ambizioso dipendente che vuol far carriera, acquistare una posizione rispettabile e sognare la bellissima lift-girl, miss Kubelik (Shirley MacLaine).

Perché il parallelo con Fantozzi? Perché esattamente come il ragionier Ugo, Ciccibello si fa mettere i piedi in testa da praticamente chiunque incontri sulla sua strada. Per accelerare la sua scalata ai piani alti della compagnia assicurativa ha trovato però lo stratagemma giusto: prestare il suo appartamento ai superiori per le loro scappatelle extra-coniugali, in cambio di promesse di promozioni varie. Armato di una fittissima agenda Ciccibello deve così destreggiarsi tra mille incidenti, cercando di non far scoprire a nessuno il tragicomico traffico nel quale è invischiato, in primis la tremenda padrona di casa e i vicini, che lo credono un dongiovanni visto tutto l’andirivieni di signorine.


Jack Lemmon e Shirley MacLaine

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Billy Wilder imbastisce il film con una scrittura elegantissima, una regia chiara e quasi invisibile, che lascia il campo all’estro recitativo di un Jack Lemmon davvero ispiratissimo. Il suo C.C. Baxter buca lo schermo: un omino buono come il pane, animato da desideri semplici e tipicamente americani, come il successo sul posto di lavoro, la rispettabilità, una posizione sicura. E’ impossibile non empatizzare con lui fin dal primissimo istante, un everyman sfigatello innamorato della solita ragazza desiderata da tutto il reparto e che di certo non si accorgerà di lui, uno come tanti.

Il film gioca tutto sul doppio intrigo tra i maneggi di Ciccibello con i superiori assatanati di sesso e la sua palesissima cotta per miss Kubelik, la quale è ovviamente innamorata di un altro. Un altro che, come nella miglior tradizione della commedia americana, non può che essere la persona più sbagliata tra tutte.


L’appartamento e l’altra dimensione

Come suo solito la bravura di Wilder sta nel proporre una sceneggiatura irresistibile, capace di divertire anche chi non è per niente avvezzo alla commedia romantica, che in questo film assume tutto un altro valore. L’amore di C.C. per miss Kubelik è praticamente l’unica cosa pura e onesta che vediamo ne L’appartamento, tutto il resto è menzogna, volontà di prevaricare il prossimo, desiderio di piacere, mogli tradite, donne usate da signorotti attempati, mai veramente in grado di capire che il loro tempo è finito. Il tutto ambientato in un’America iper-conformista, ma della quale il regista/sceneggiatore svela i vizietti, i lati oscuri, senza pungere eccessivamente, ma risultando comunque scandaloso per molti.

La dimensione di Wilder è quindi quella della commedia con la “c” maiuscola – quella del teatro se vogliamo – ovvero quel preciso luogo dove è possibile che un giro di subaffitti come quello di Ciccibello non venga notato, ma anzi dia vita a tutta una serie di gustosissimi equivoci con i vicini ebrei e la padrona di casa. La stessa dimensione in cui è possibile che due uomini travestiti da donne non vengano smascherati per tutto il film o quasi, come succede in A qualcuno piace caldo, altro capolavoro di Wilder girato l’anno precedente.

Lo spettatore de L’appartamento si accorge di questo slittamento e sta al gioco, vuole assolutamente vedere come va a finire, come riuscirà il nostro poveretto a conquistare il cuore dell’apparentemente inarrivabile signorina Kubelik.


Trilogia

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L’appartamento è il secondo capitolo di una ideale trilogia che inizia col già citato A qualcuno piace caldo (1960) e termina l’anno dopo col meno famoso – ma pur sempre eccezionale – Uno, due, tre! (1961), a dimostrazione dell‘incredibile capacità di scrittura di Billy Wilder e I.A.L. Diamond (pseudonimo di Iţec Domnici). Una scrittura, la loro, che è figlia di un cinema che non esiste più, un cinema non libero come quello odierno, è vero, ma certamente più ispirato e desideroso di produrre gemme splendenti come questo capolavoro.

Article written by:

Federico Asborno

L'Asborno nasce nel 1991; le sue occupazioni principali sono scrivere, leggere, divorare film, serie, distrarsi e soprattutto parlare di sé in terza persona. La sua vera passione è un'altra però, ed è dare la sua opinione, soprattutto quando non è richiesta. Se stai leggendo accresci il suo ego, sappilo.

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