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L’armata delle tenebre: il fascino dei B-movie

L’armata delle tenebre: il fascino dei B-movie My rating: 5 out of 5

Klatu, varada, nicto!

Analizzare L’armata delle tenebre per me è un’impresa, dico davvero, perché bisogna riuscire a conciliare la consapevolezza di un film oggettivamente fatto male con la soggettività e le emozioni che sono legati ad esso. Non cade semplicemente nella categoria so bad it’s good, ma si colloca senza dubbio nella competizione per incoronare il re dei B-movie, quello che ha dato lustro e prestigio all’intera categoria dei brutti anatroccoli del cinema.

Vediamo come nel bene e nel male questo film è diventato un cult tra gli amanti del genere.

Army of darkness

B-movie? Sì grazie

Il film riprende da dove si era interrotta La casa 2: il protagonista Ash Williams – che ha perso una mano – viene risucchiato chissà dove da un’entità maligna. E qui occorre subito fare una precisazione: L’armata delle tenebre ha qualche errore di sceneggiatura e trama. Diciamo parecchie decine. E la cosa incredibile è che continuando a guardarlo se ne trovano sempre di nuovi: quando pensi di conoscerli tutti ecco che ne spunta uno mai visto prima, e questa è la prima prova che questo film è magico. Sono serio! I fan di questo film si sono sbizzarriti a compilare liste su liste di tutti gli errori presenti (se ne possono trovare svariate online), dagli errori di continuità e incongruenze ai giganteschi buchi nella trama, il tutto fin dai primi minuti del film.

Alcuni esempi? Il protagonista viene scagliato da un vortice spazio-dimensionale nel passato, facendolo atterrare in un quasi-deserto. In Inghilterra. Ora io non sono il massimo esperto di geografia della vecchia Albione, ma non credo ci sia tutta questa abbondanza di deserti o steppe in Inghilterra, e comunque non sarebbe stato meglio usare un ambiente più caratteristico del luogo?

Necronomicon

Il Necronomicon, il libro perduto da svariati secoli oppure situato dietro quella collina per comodità di trama.

Esempio numero due: ad un certo punto viene comunicato al protagonista che dovrà cercare un artefatto per risolvere la trama, artefatto antichissimo di cui si sono perse le tracce da secoli. Dieci minuti (ma forse meno) di film dopo, la medesima persona comunica al protagonista dove si trova il suddetto artefatto. Mi fermo qui perché si potrebbe andare avanti ore, ma davvero, questo film è una miniera di assurdità e incongruenze continue, errori logico-storici-geografici-fisici e chi più ne ha più ne metta infiniti.

I maligni vociferano addirittura che sia il film con più errori mai creato nella storia del cinema (ma noi non gli crediamo, l’uomo è da sempre in grado di superarsi). Riguardo agli altri aspetti del film, la regia di Sam Raimi (sì lo stesso del telefilm Hercules) è piuttosto valida e dignitosa.

Sam Raimi, detto anche come realizzare un capolavoro senza budget

Gli attori e i costumi sono quello che sono, direttamente dipendenti dal problema dei fondi, mediamente non si salva nessuno, nemmeno il buon Ted Raimi, fratello e caratterista fisso del regista, che di solito fa il suo sporco lavoro ma questa volta, recitando una parte minuscola, non riesce a brillare. Tutto questo perché le energie del film sono concentrate su di lui, Ash-Bruce Campbell, di professione (anti-)eroe, protagonista e al tempo stesso antagonista principale del film.

Mi chiamo Ash, reparto ferramenta

No, non è un personaggio combattuto tra bene e male, interpreta letteralmente sia il ruolo di protagonista che di villain della pellicola. È totale, arriva e stravolge la pace del luogo, è lui che crea il problema ed è sempre lui che lo risolve, fa il buono, fa il cattivo, fa la spalla comica. È un fabbro/ferramenta che lavora in un grande magazzino americano che spiega a un castello medievale inglese perché lui spacca e loro invece rimangono solo dei poveri sfigati.

Ash face

Fino all’ultimo respiro ci regala emozioni e battute taglienti che non hanno nulla da invidiare ad un “Tu sei terminato” o “Yippie-ki-yeah, figlio di puttana”, fino a chiudere con una punch line destinata a restare negli annali del cinema. A chi dice che Campbell è un attore di seconda categoria, adatto solo per i B-movie, rispondo solo di riguardarsi la scena del mulino, in cui dà sfoggio di una plasticità facciale degna del Jim Carrey migliore. Il resto è solo invidia.

Conclusione? Non giudicare un film dalla categoria

L’armata delle tenebre è dunque un brutto film tenuto in piedi da un solo attore? No, per niente, è un fantastico film fatto volutamente male che riesce raccontare un storia e a prendersi in giro senza clemenza in ogni momento. È un film perfettamente conscio dei suoi limiti, che non ha paura di mostrarsi per quello che è, un capolavoro del B-movie dove la B sta per Best. Se non l’avete ancora visto, fatevi un regalo e guardatevi L’armata delle tenebre. E anche la serie tv un pelino più recente merita parecchio.

P.s. se gli horror sono la vostra passione, fate un salto dai nostri amici di Film esageratamente da paura!

Article written by:

Pietro Pesce

Nato il 25 Dicembre 1988, fa conoscere al mondo, nello stupore generale, il fatto che i nati sotto le feste ricevono due regali, anziché uno. Si avvicina al cinema a causa (per colpa?) di suo fratello e suo nonno che gli fanno vedere ala tenera età di 12 anni "Rapina a mano armata" e "Un tranquillo weekend di paura". Da lì si spiega il resto.

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