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Bangla: Amore elevato alla seconda (generazione)

Bangla: Amore elevato alla seconda (generazione) My rating: 3.5 out of 5

“La città stanca, chiudo co’ du’ birre al bangla”. Iniziare una recensione di un film ambientato nella periferia romana citando Noyz Narcos lo so è sicuramente un pochino azzardato. Perché dentro ai suoi testi si sente sempre una città che puzza di vomito, sangue e rabbia. Si ascoltano storie di persone abbandonante a se stesse, pronte a tutte per cercare almeno di sopravvivere.

Bangla in realtà non ha niente a che vedere con questa visione di periferia, anzi il regista/protagonista Phaym Bhuyan sfrutta a proprio favore tutti gli stereotipi e pregiudizi, riuscendo a creare una commedia divertente e allegra.

Mi chiamo Phaym ho ventidue anni e anche se mi vedete un po’ negro in realtà sono italiano, in realtà una via de mezzo tipo cappuccino. 50 % Bangla, 50 % Italia e 100 % Torpigna.

Ha una famiglia molto tradizionalista del Bangladesh, musulmano praticante e suona in un gruppo un po’ sfigato utilissimo però per rimorchiare, con la scusa della etno trap.  L’incontro con Asia e l’arrivo dell’amore metterà in crisi i suoi valori morali portandolo a scoprire e interrogarsi sul cosa sia giusto fare.

Dubbi amletici, stupide paranoie che fluttuano nella testa in pieno stile Zero Calcare o il particolare cinismo da far invidia a Woody Allen, converge dentro Phaym.

Bangla non è solo una commedia spensierata, anzi può essere interpretato come un atto di coraggio. Era difficile fare un film del genere senza scadere nel politicamente corretto o copiare qualcosa di già visto e scontato.

Il regista riesce a mettersi davanti alla telecamera utilizzando spunti della sua vita per raccontare una piccola storia d’integrazione che funziona in un’Italia spesso spaventata e diffidente.

È importante non dimenticarsi che si tratta anche di un opera prima, con ovviamente qualche limite e le sue incertezze, ma in questo caso si può anche chiudere un occhio e dire grazie a Phaym.

Il film ha ottenuto un discreto successo nella capitale grazie alla romanità (ovviamente non parlo della fede verso la Maggica), e ha ottenuto importanti riconoscimenti a vari Festival e si è aggiudicato, forse un po’ ha sorpresa, il premio Miglior Commedia ai Nastri D’argento 2019.

Bangla riesce a parlare d’amore come si farebbe con un amico e due birre in mano. È schietto, diretto, ironico.

E che significa questo? Che ti sei innamorato. Innamorato, daje

Asia (Carlotta Antonelli bionda e irriconoscibile fuori dal set ) potremmo definirla una ragazza particolare. Con la testa tra le nuvole, ma allo stesso tempo forte e decisa per prendersi ciò che vuole. Sicuramente diversa da Phaym, rimane incuriosita dalla sua goffaggine e inesperienza. Obiettivamente è difficile non volergli bene.

I comportamenti un po’ strani di lui e la spensieratezza di lei si trasformano in un ponte, perfetto per unire due persone lontane per mille motivi e non solo per la cultura.

In un piccolo cameo troviamo Pietro Sermonti, interpreta il padre di Asia, che non si lascia sfuggire l’occasione per l’unica vera piccola provocazione politica quando tira in mezzo lo Ius Soli. Anche in questo  gesto si può leggere una certa forma d’amore verso un futuro fatto di giovani e di un’Italia che non riescono a scegliere bene il proprio destino.

Ora per concludere questa recensione vi lascio un altro consiglio musicale che male non fa.

Tranquilli  hipsterini di Torpignattara, io vi voglio bene.

Article written by:

Nicolò Granone

Simpatico, curioso, appassionato di cinema, sono pronto a esplorare l'universo in cerca di luminosi chicchi di grano da annaffiare e far crescere insieme a voi, consigliandovi ogni tanto film da scoprire qui alla luce del Sole.

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